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Back APPROFONDIMENTI EXTRARETE, IL SEGRETO DELLE POMPE BIANCHE

I PREZZI DELLE "POMPE BIANCHE"? NON HANNO L'ESCLUSIVA.

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pompa biancaSi può! Prezzi bassi senza rinunciare alla comodità del distributore sotto casa e al servizio.

A dimostrarlo inequivocabilmente sono le cosiddette "pompe bianche" o distributori "no logo", da qualche anno sempre più spesso al centro di analisi e recensioni entusiaste, i cui prezzi dei carburanti sono di frequente sensibilmente più bassi di quelli praticati sugli impianti tradizionali, "colorati" dalle compagnie petroliefere più note.

Una differenza di prezzo che varia, grosso modo, tra i 6 e gli 11 centesimi di euro al litro.

Il punto, però, è che il numero delle "pompe bianche", sommato a quello degli impianti aperti da alcuni ipermercati, si aggira attualmente intorno alle 2.000 unità: abbondantemente meno del 10% della rete.

Ne consegue che la stragrande maggioranza dei cittadini del nostro Paese non hanno, nelle loro vicinanze, nessuno di questi impianti o comunque dovrebbero percorrere decine di chilometri per raggiungerli, vanificando, con il consumo maggiore, il risparmio atteso.

In molti, in questi anni, si sono chiesti cosa fare per poter aumentare il numero delle pompe bianche.

Persino l'Antritust, nel 2011, ha avviato una Indagine conoscitiva -di cui, al momento, si sono perse le tracce- con la quale tra l'altro fare luce su questo fenomeno.

All'Authority di Piazza Verdi, a quel che è dato sapere, si chiedeno con una certa preoccupazione se ad un eventuale aumento delle pompe bianche farebbe necessariamente riscontro un loro minore impatto competitivo, in altre parole prezzi meno convenienti.

Ma la domanda principale rimane quella: come fanno le pompe bianche a praticare prezzi tanto più bassi degli impianti tradizionali "colorati" dalle compagnie petroliefere?

E, di conseguenza, se ci riescono le "pompe bianche", cioé solo pochi distributori, cosa impedisce di avere prezzi più bassi su tutta la rete, a beneficio di tutti i consumatori?

La risposta alla prima domanda, in realtà, non é affatto un segreto ed è assai meno complicata di quel che si potrebbe credere: semplicemente comprano i carburanti ad un prezzo di molto inferiore a quello imposto agli altri impianti, come dimostrano le schede che seguono e che prendono a riferimento quanto accaduto, a puro titolo di esempio, nella giornata del 30 maggio 2012, utilizzando dati e rilevazioni resi pubblici ed estrapolati dagli organi d'informazione del settore.

confronto rete extrarete benzina 3052012 450x339

confronto rete extrarete gasolio 3052012 450x339

Sembra incredibile, ma gli impianti che espongono i marchi delle grandi compagnie petrolifere -nella abbondante maggioranza dei casi di loro stessa proprietà- comprano il prodotto ad un prezzo parecchio superiore a quello che viene concesso ad altri operatori.

Ancora più incredibile è che sono sempre le stesse compagnie petrolifere che vendono i carburanti a "prezzi stracciati" alle "pompe bianche", così come alla GDO.

Da ciò, per semplice logica, ne consegue che paradossalmente le compagnie fanno una concorrenza "feroce" a se stesse e, soprattutto, si dimostra che le compagnie petrolifere sono nelle condizioni di praticare prezzi dei carburanti più bassi.

E se lo fanno su impianti di altri a maggior ragione è lecito aspettarsi che lo facciano sui loro o dove espongono i loro marchi.

Dalle schede appena illustrate appaiono evidenti alcune altre verità che ribaltano quelle tesi che finora sono state largamente accreditate come certe.

Non è vero che i carburanti costano tanto perché esiste la figura del Gestore. Di fatto il Gestore "costa" al "sistema" meno della metà -4 centesimi scarsi contro i 7/9 dei titolari delle pompe bianche- degli operatori ritenuti, a torto, i più efficienti. E questo pur continuando a garantire servizio e assistenza all'automobilista, oltreché capillarità, presidio del territorio e livelli di occupazione alla collettività e al Paese.

Non è vero, quindi, che per abbassare i prezzi dei carburanti sia necessario "educare" -e, se non fosse sufficiente, "costringere"- i consumatori a servirsi da soli, attraverso una "selfizzazione" forzata della rete di distribuzione: in altre parole, macchinette self service aperte giorno e notte. C'è da giurare, a giudicare da quale enfasi mettano petrolieri e qualche politico fidato per sostenere una tale tesi, che qualcuno di loro stia già assaporando il miele dei maggiori introiti ricavati dall'abbattimento dei costi di esercizio. Ma chi può davvero garantire che di quei risparmi i petrolieri farebbero beneficiare i consumatori?

E' vero, al contrario, che già oggi, subito, sarebbe possibile avere prezzi più bassi, del tutto simili a quelli praticati dalle pompe bianche e dagli impianti nei pressi di alcuni ipermercati, su tutta la rete, anche al distributore sotto casa.

C'è da chiedersi, a questo punto, perché ciò non avvenga.

La risposta sta nel fatto che mentre le pompe bianche e i supermercati acquistano i carburanti sul "libero mercato" -cosiddetto "extrarete"- alle migliori condizioni, ai Gestori degli impianti tradizionali è imposto il vincolo della fornitura in esclusiva. Debbono, cioè, rifornirsi esclusivamente dalla compagnia che espone il marchio dell'impianto alle condizioni imposte unilateralmente dalla stessa compagnia che, in assenza di concorrenti, fissa il prezzo che ritiene migliore per se stessa.

E più è costretta ad abbassare i prezzi per vincere la concorrenza in "extrarete" per rifornire le pompe bianche, più alza i prezzi degli impianti tradizionali "punendo", in questo modo, sia i Gestore che il 90% degli automobilisti che da loro ancora fanno carburante.

Ecco spiegato il perché la proposta di legge legata all'iniziativa "Libera la benzina!" contiene una norma che vieta alle compagnie petroliefere di imporre unilateralmente ai gestori un vincolo alla fornitura in esclusiva dei carburanti -unico prodotto in tutta Europa a conservare tale prerogativa- mettendo le premesse per rimuovere quella vera e propria stortura del mercato che impedisce di vendere benzina e gasolio ai prezzi più bassi possibile su tutta la rete, senza le discriminazioni attualmente praticate ai danni dei consumatori e dei Gestori stessi.

Il senso, in poche parole, è proprio quello di adottare delle regole generali che consentano agli automobilisti di trovare su tutti i 25.000 impianti della rete italiana di distribuzione carburanti, quei prezzi bassi che, attualmente, possono essere praticati solo dagli impianti di qualche ipermercato e dalle "pompe bianche".

Un'ultima considerazione -ma non meno rilevante- emerge dalla lettura dei "freddi numeri".

Come è spiegato meglio nell'articolo "Come si compone il prezzo", il "margine industriale lordo" -cioé quella componente che contiene la parte del prezzo che le compagnie riservano a se stesse- è l'unico elemento "presunto".

Vale a dire che viene calcolato per differenza rispetto ad altri dati considerati oggettivi: il prezzo al pubblico medio rilevato dal Ministero dello sviluppo economico, il valore dell'IVA e dell'accisa, il costo internazionale del "prodotto finito" sulla base della quotazione Platts.

Ebbene, come evidenziano le schede successive, per tutto l'anno 2011 (ma identico andamento è ravvisabile prima e dopo), il valore del "margine industriale lordo" è inferiore allo "sconto" che le compagnie praticano sul mercato extrarete alle pompe bianche e ai supermercati.

confronto margine platts 2011 benzina 450x244

confronto margine platts 2011 gasolio 450x244

I petrolieri, insomma, vendono la benzina e il gasolio al prezzo di costo o addirittura "sotto costo".

Ma è credibile che i petrolieri possano non guadagnarci e addirittura rimetterci?

In realtà, quello che è evidentemente poco credibile e inaffidabile è proprio il valore attribuito al "margine industriale lordo" che rappresenta solo una parte -difficile sapere quanto- del margine che i petrolieri riservano a se stessi.

Un'altra parte, assai più cospicua, viene nascosta dalla quotazione Platts che finora è stata assunta come certa e indubitabile, ma che risponde ad un valore puramente indicativo, semplicemente virtuale, ottenuto sulla base di complessi e inaccessibili calcoli teorici e slegato da qualsiasi contrattazione che avvenga concretamente in una Borsa ufficiale o in mercato all'ingrosso: in altre parole non un solo litro di carburante viene effetivamente "scambiato" al valore della quotazione Platts.

Un problema non da poco visto che tutto questo inficia tutte le analisi e i monitoraggi che il Ministero dello sviluppo economico effettuano per tenere sotto controllo il fenomeno e l'andamento dei prezzi dei carburanti in Italia.

Una questione ormai assai sentita, se persino il G20 ha messo sotto indagine proprio il Platts, accanto ad altre quotazioni internazionali di prodotti.

Su questo tema rimandiamo per ulteriori approfondimenti l'articolo specifico.

Ma è del tutto chiaro che, se si volesse finalmente prendere atto dell'inattendibilità della quotazione Platts, anche il "margine dei petrolieri", calcolato per differenza, assumerebbe diversi contorni. E ben altri valori.

50 euro

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Li dai al benzinaio. Ma a chi gonfiano le tasche?

Platts

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Cosa si nasconde dietro la quotazione internazionale

Mercato

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Tante liberalizzazioni nessuna liberalizzazione

Selfizzazione

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Mettono il self service e lo chiamano progresso

Pompe bianche

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Il segreto? Comprano in extrarete e senza esclusiva