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QUELLI IERI INERTI DI FRONTE ALLA DISTRUZIONE DEL SETTORE E CHE ORA SI STRACCIANO LE VESTI CONTRO LA LIBERALIZZAZIONE

pubblicato su

CD FLASH n.2012-01 del 17.1.12

di Roberto Di Vincenzo

Più il ragionamento sulle liberalizzazioni va avanti e più decine di corifei si affannano a sottolineare i “mali” che la liberalizzazione porterebbe al nostro settore.

Si passa dall’esproprio proletario (ce lo vedete Monti nei panni di Lenin che guida l’assalto al “palazzo d’Inverno?), alla distruzione del lavoro di migliaia di lavoratori che sarebbero, colpiti mortalmente dal fatto che i Gestori, fino ad ora gli unici a tirare la cinta, potrebbero approvvigionarsi sul “libero mercato” a condizioni maggiormente competitive e soprattutto, al contrario di quel che succede ora, “eque e non discriminatorie”.

Tutto questo coro di dotti cantori dimentica che la liberalizzazione del settore proposta (vedremo se e come varata dal Governo) non é che l’effetto di una situazione che, soprattutto negli ultimi tre anni, si é andata sempre più deteriorando.

Nel silenzio più totale. Nell’indifferenza di chi non si é mai posto il problema. Nel mutismo complice e colpevole di tutti coloro che, pur sapendo che il settore stava marciando verso l’esplosione delle contraddizioni, hanno preferito fingere che tutto fosse normale e nascondere la verità dietro improbabili maquillage di bilancio.

La verità é che in questi anni, con la scusa del “lungo di raffinazione”, la rete é stata inondata di prodotto a prezzo basso, tanto da realizzare un ambiente nel quale retisti indipendenti e nuovi operatori “no logo” hanno potuto ottenere guadagni stratosferici ai danni dei Gestori della “rete ufficiale”, costretti a ridurre i già esigui margini per inseguire inutilmente i “prezzi” che le compagnie petrolifere riservavano a questi operatori.

E dire che le organizzazioni di Categoria dei Gestori, chi più e chi meno, in funzione della propria sensibilità alle tematiche di sviluppo del settore, non solo avevano visto in anticipo cosa sarebbe accaduto, ma anche chiesto più e più volte che il settore provasse ad autoriformarsi.

La Fegica e la Faib hanno addirittura fatto un passo in avanti costituendo un Coordinamento Nazionale Unitario per aiutare a ricomporre il quadro, con l’intento di esportare l’esperienza e fornire un proprio originale contributo alla semplificazione del panorama dei soggetti interessati allo sviluppo compatibile e condiviso del settore.

Ancora pochi ricordano che il 15 gennaio del 2008 le organizzazioni di Categoria, allora unitariamente, promossero un Workshop nel quale illustrarono lo stato del settore e le linee lungo le quali sarebbe stato opportuno muoversi per riformare, con il consenso di tutti gli operatori, un settore che appariva appannato ed alla ricerca di una sua nuova identità.

Ma ogni tentativo, ogni appello, ogni invito é stato snobbato e fatto cadere nel vuoto. Con un messaggio sottinteso: con voi, con la categoria, con i gestori non si dialoga!

E, infatti, dalla teoria alla prassi, al gestore é stata imposta ogni tipo di umiliazione, in nome di scelte inevitabili, compiute in nome del mercato.

Già, il mercato! Ma chi può con onestà definire “mercato” un luogo tanto “equivoco” da consentire ad un unico dominus (compagnie petrolifere) di fissare arbitrariamente prezzi diversi al dettagliante in funzione del canale di vendita che lo distribuirà al consumatore finale?

Con ogni evidenza si tratta di un imbroglio che, tra l’altro, ha consentito e ancora consente di fissare sulla rete tradizionale un prezzo “gonfiato” per le vendite “con servizio”, per poi trasferire sui cartelli di sconto tutta la politica commerciale.

Uno sconto virtuale e solo sedicente, in nessun modo verificabile all’atto pratico, come ha dovuto sottolineare, non senza imbarazzo, anche il Mise quando l’abbiamo chiamato in causa.

Ma che razza di “libero mercato” é quando una compagnia petrolifera rifornisce con 16/18 centesimi di sconto l’impianto “no logo” a trecento metri di distanza da quello con il proprio marchio, al cui gestore “concede” un margine di meno di 4 eurocent lordi?

E in nome di quale tipo di mercato si può giustificare che la stessa compagnia imponga prezzi differenti persino a due suoi gestori distanti poche decine di metri, decidendone alternativamente vita o morte?

Questo senza contare la “nuova frontiera” costituita dal self pre-pay aperto h24, utilizzato per mettere fuori mercato il gestore persino sul suo stesso impianto.

Insomma, troppo spesso la parola “mercato” é stata piegata all’interesse di una parte, sempre la stessa.

Ora, fa un certo senso vedere come, sul tavolo della riforma, le posizioni siano cambiate: i Gestori difendono la possibilità che, nel settore, finalmente il mercato dispieghi le ali; retisti e petrolieri a gridare allo scandalo ed a sostenere la necessità di un “sistema protetto” che, in verità, coincide con la perpetuazione dei loro privilegi e, quindi, con la discriminazione della Categoria.

Nessuno con un minimo di pudore, però, può negare che, dopo le anticipazione sul contenuto del primo decreto “Salva Italia”, avessimo nuovamente provato a sostenere che il settore era chiamato a ritrovare la capacità di fare sintesi ed offrire un progetto di autoriforma ad un Governo che aveva già fatto sapere che su questi argomenti sarebbe tornato: un appello al dialogo che non é mai venuto meno, neanche in queste ore.

Ma anche in questo caso, a conferma della scarsa capacità di “vedere” avanti dell’industria petrolifera, l’appello alla razionalità é stato sdegnosamente liquidato, nella convinzione che, intanto, nessuno avrebbe avuto l’ardire di “toccare gli intoccabili”.

Eppure quello che molti hanno creduto bene di ridicolizzare, sbeffeggiare, snobbare, sottovalutare -anche grazie a quel tipo di atteggiamento miope- fra pochi giorni potrebbe concretizzarsi.

Come e con quali modalità ancora nessuno lo sa, ma le anticipazioni lasciano intendere l’intenzione di intervenire su alcune storture evidenti.

Allora perché gridare allo scandalo? Perché stracciarsi le vesti? Perché minacciare?

Non erano forse proprio petrolieri e retisti “quelli del mercato”, “quelli del tutto libero”?

Non sono loro che hanno chiesto, brigato e ottenuto quindici anni di interventi legislativi per poter comodamente “liberalizzare” a proprio uso e consumo (non é certamente un titolo di merito quello di aver ottenuto pure magri risultati) e tenere sempre più saldamente in ostaggio un’intera Categoria.

Chi sapeva ed ha fatto finta di niente, avrebbe ora il dovere di chiedersi: dove siamo stati finora?

50 euro

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Mettono il self service e lo chiamano progresso

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