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A CIASCUNO LE SUE RESPONSABILITA’

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PER RICOSTRUIRE IL DIALOGO E’ NECESSARIO ABBANDONARE LE FURBIZIE E ANDARE OLTRE LE OPERAZIONI GATTOPARDESCHE

pubblicato su

CD FLASH n.2012-03 del 27.2.12

In queste ore molti stanno sbraitando sul protocollo sottoscritto dalla Toscana con la GDO che contiene un percorso facilitato nell’installazione di nuovi impianti

purché rispettino un differenziale di almeno -10 rispetto alla media dei prezzi praticati nel bacino di riferimento.

All’appello degli indignati sembra che manchi la Fegica. Pronti: anche la Fegica é indignata. Ed ora, cosa cambia?

Evidentemente chi si scandalizza fa finta di non accorgersi che soggetti iscritti a realtà associative “molto indignate” -come Assopetroli- riforniti da altri soggetti altrettanto “indignati” -come le compagnie petrolifere- tutti “amici” di un altro soggetto più “indignato” di tutti -come la Figisc- stanno già praticando da molto tempo, e non solo in Toscana, prezzi più bassi di 10/12 €/cent per litro di quelli imposti ai Gestori (vedi Bayfin, ICM, ecc.).

Questo é il risultato della politica del “partito degli indignati”.

Una politica che, come ha recentemente dichiarato proprio il presidente di Assopetroli, sa bene che rifornirsi presso la rete “no logo” sia conveniente solo fintantoché resiste una rete di marchio a praticare un prezzo più alto.

In altre parole, più si tengono alti i prezzi sulla rete colorata, più é economicamente vantaggioso trasformare o realizzare nuovi impianti “no logo”.

Questa é la sublimazione della “riformetta Saglia”, sostenuta dal biciclo Assopetroli/Unione Petrolifera (con la Figisc a fare da “tip top”), peggiorata dalla norma contenuta nel DL 1/2012, attualmente soggetta alle modifiche che il Parlamento vorrà apportare.

Non siamo stati certo noi a sostenere queste “politiche” che stanno offrendo da anni, su un piatto d’argento, vantaggi che fanno ridere ed arricchire solo GDO e retisti, a tutto discapito dei Gestori e di quasi tutta la Categoria, fatta eccezione di qualche satrapia sindacale.

E dire che nella stessa Confcommercio si ritrovano, fianco a fianco, la Figisc, l’Anisa, l’Assagip, la GDO (Federdistribuzione é appena uscita) e la potente Autogrill. Tutto un programma!

Se i Gestori vengono spinti al fallimento e, nell’impossibilità di fare fronte ai pagamenti, a sacrificare le loro stesse abitazioni, i responsabili hanno un nome ed un cognome: il giochetto di generalizzare per nascondere e nascondersi é ormai logoro.

Non si può prima determinare con i propri comportamenti lo sconquasso del mercato (per potere privatamente godere dei benefici) e dopo protestare facendo credere di essere meri spettatori di quel che sta avvenendo.

E’ la solita operazione gattopardesca tipica di quanti additano Libera la Benzina! quale responsabile di tutti i mali, cercando di nascondere una solare evidenza: fino ad ora neppure una virgola del progetto tanto “vituperato” é stato tradotto in norma di Legge, né può aver dato luogo a qualsiasi conseguenza.

Mentre lo sconquasso nel quale il settore, e prima di ogni altro la nostra Categoria, si dibatte da anni é sotto gli occhi di tutti.

Tutto questo é il frutto della miopia di politiche aziendali che hanno deprezzato investimenti e dilapidato i propri stessi margini; di norme volute da qualche sciocco “rentier” che, senza alcun interesse nel futuro, ha pensato solo a riempirsi la pancia anche ai danni dei Gestori; dell’insipienza di qualche politico di “lungo corso” che ha barattato il “bene comune” del Paese con l’interesse di bottega di un “gruppo di amici”; della spregiudicatezza di qualche “sindacalista” che ha finito per dimenticare quali fossero gli interessi di quella Categoria che, pure, avrebbe dovuto tutelare, per approdare al più comodo porto di una così originale “politica delle alleanze” con rentiers, politici al tramonto e qualche azienda petrolifera pronta a sfruttare ogni opportunità per affermare la propria arroganza.

Da quella parte della “barricata” stanno le responsabilità; da quella parte della “barricata” si sono gettate le basi per annichilire e sacrificare i Gestori.

La responsabilità che, al contrario, noi della Fegica -unitamente ai colleghi della Faib- rivendichiamo é quella di aver cercato -di fronte al tentativo continuo e ripetuto di far fuori i Gestori- di difendere la Categoria.

Finché é stato possibile ricorrendo all’appello alla “ragione” e al “dialogo” e poi, solo quando non ci é stata lasciato più alcuna alternativa, ricorrendo a ipotesi di riforma del settore che mettessero in discussione un “sistema” consolidato che veniva ormai utilizzato come strumento violento per costringere alla resa incondizionata i Gestori.

Dopo aver provato ad insistere, almeno negli ultimi quattro anni, sulla necessità che il settore provvedesse ad avanzare una proposta di autoriforma, abbiamo purtroppo dovuto registrare una escalation nell’iniziativa delle compagnie petrolifere (alcune) e dei retisti terzi (molti) che hanno approfittato dello “sbandamento” dovuto all’emergere di divisioni nella rappresentanza, per dare il colpo di grazia alla Categoria.

Tutto nella illusoria e disperata convinzione di poter invertire il disastro in cui hanno trasformato il settore, attraverso l’erosione dei pochi millesimi di margine dei Gestori o dei loro diritti contrattuali.

Che ora da più parti ci si richiami -proprio noi- ai contenuti di quella “proposta di autoriforma del settore”, resa pubblica con il “workshop” del 15 gennaio 2008, che tanto significativamente la nostra Federazione ha contribuito a mettere a punto, appare almeno paradossale.

Probabilmente se quella strada non fosse stata precipitosamente abbandonata e qualcuno non avesse preferito forzare la situazione con una serie ripetuta di “strappi”, ora staremmo a discutere di altri argomenti.  

La fretta é stata una cattiva consigliera, come ha poi dimostrato anche l’accelerazione imposta unilateralmente dal sottosegretario Saglia e dai suoi sodali, che ha vanificato il tavolo del confronto aperto in sede di MISE alla fine del 2010.

Ad ogni buon conto, noi ribadiamo con chiarezza -avendo ragione di credere che lo stesso direbbero i colleghi di Faib- che non ci sottrarremo ad una ripresa del dialogo e del confronto aperto.

L’obiettivo -l’unico- che perseguiamo da sempre é quello di garantire alla nostra Categoria le migliori condizioni di vita e di lavoro. Anche provando a difendere la sua legittima libertà di stare in maniera dignitosa e competitiva sul mercato. Dignità e libertà che, invece, qualcun’altro ha preferito barattare.

E’ un obiettivo che non può che essere raggiunto se non attraverso un sistema di contrattazione equilibrato che preveda l’abbandono di prevaricazioni e furbizie.

Le stesse che, attualmente, continuano ad imporre prezzi non competitivi agli impianti con il marchio per ridurre il Gestore all’impotenza e meglio poterlo costringere a sacrificare il suo insufficiente margine in nome di “sconti” o “iniziative promozionali”, sempre più spesso solo dannosi.

In questo quadro la Fegica valuterà senza alcuna prevenzione ogni apertura che dovesse arrivare dalla “controparte” per riavviare un dialogo che si ponga l’obiettivo di portare alla definizione di nuovi e più armoniosi equilibri.        

Viste anche le recenti esperienze, il primo passo non può  certamente essere chiesto ai Gestori: altri e ben più forti soggetti debbono esercitare la responsabilità della proposta che sappia tener conto delle ragioni di ciascuno.

Hic manebimus optime.

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