Dom23092018

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Che Fare?

chefareL'Ordinanza emessa dal Tribunale di Roma (in sede collegiale) ha indubbiamente una immensa rilevanza politica in quanto ribadisce alcuni principi che -nel corso degli anni- i titolari di impianti, nel nostro settore, avevano dimenticato.

Le Organizzazioni di Categoria, quindi, sono pienamente legittimate dalla Legge a fare Accordi economici

con validità erga omnes (portatrici di un diritto oggettivo); i contratti one-to-one non possono essere fatti sottoscrivere ai Gestori perchè lesivi del quadro normativo definito con le Leggi speciali predisposte per il settore; i Gestori (titolari del diritto soggettivo) possono far valere individualmente (come nel caso dei lavoratori dipendenti cui non vengano applicati i contratti collettivi), il loro diritto a vedersi riconosciuto il differenziale fra contratto individuale e Accordi collettivi.
Questo, in estrema sintesi è il quadro che emerge.

Ora il problema è, sulla scorta di questo pronunciamento, quello di ricercare una sintesi che, non solo tenga nel debito conto le richieste dei singoli Gestori depauperati del loro diritto ad avere un'equa remunerazione del proprio lavoro, ma restituisca ai Gestori stessi quelle condizioni normative e di agibilità della gestione indicate dalla Legge e contenute negli Accordi sindacali.

Le strade per ottenere questo risultato possono essere due: la prima passa per una miriade di azioni individuali con richiesta di "ristoro" del danno subito (per la quale è in corso la definizione di un atto-guida); la seconda attraverso il ripristino delle condizioni politiche che abbiano come obiettivo quello di arrivare alla stipula di Accordi Collettivi Nazionali -ex lege- con le Organizzazioni di Categoria dei Gestori.

Se a prevalere fosse l'intelligenza e la razionalità la scelta ricadrebbe sulla seconda strada ma, poiché siamo abituati a fare i conti, tutti i giorni, con l'inconcludenza e la superficialità (spesso accompagnate dall'arroganza) della nostra controparte, immaginiamo che, a prevalere sia l'apertura di vertenze individuali nei confronti tanto dei retisti cosiddetti indipendenti quanto di quelle compagnie petrolifere -Tamoil in testa- che in questi anni hanno fatto finta che la Legge non si applicasse alla loro compagnia: una sorta di extraterritorialità guadagnata non per loro intrinseca capacità ma perché il mondo, intorno al nostro settore, ha preferito l'indifferenza alla propositività.

Di fronte a questo bivio dunque, ci troviamo tutti: compagnie, retisti, Organizzazioni di Categoria, pubblica amministrazione centrale e periferica. Nessuno escluso.

Per circa un quinquennio abbiamo fatto fatica a spiegare (a quei pochi che hanno voluto ascoltarci) che il problema, questo problema, prima o poi sarebbe esploso in maniera dirompente. Ed intanto il tempo passava e le condizioni -anche di sudditanza psicologica- dei Gestori segnavano un netto peggioramento (e non solo economico).

La follia della precarizzazione ha pervaso il mondo dei titolari degli impianti che si sono esercitati -sempre one to one- nel taglio dei margini, nella compressione dei diritti e nell'individuazione di contratti bislacchi, dalla guardianìa all'appalto passando per contratti di servizio attraverso i quali pretendere dai Gestori (di fatto) le stesse prestazioni a margini ridotti del 70%.

Qualcuno più sofisticato, per non apparire direttamente, ha costituito "società satellite" -controllate al 100%- cui affidare la gestione degli impianti: società satellite che, a loro volta, hanno stipulato contratti di associazione in partecipazione oppure similari a quelli già citati, largamente in uso (abbiamo le scrivanie ricolme di questo tipo di contratti).
Sono state le stesse compagnie petrolifere che, immaginando di aver trovato in questi comportamenti una miniera d'oro, si sono accontentate di scimmiottare qualche operatore "disinvolto" che ha solo massimizzato, nel breve periodo, un minimo di effimero profitto.

Un profitto effimero perchè raggiunto a scapito dei Gestori che ogni giorno sono la faccia dei titolari degli impianti sul territorio e promuovendo una "guerra dei prezzi" che ha visto, ancora una volta, guadagnare i "furbetti dell'impiantino". Quegli stessi furbetti che riempiono le cronache giudiziarie per la disinvoltura con la quale manovrano accise, Iva e provenienza del prodotto. Un mercato nel mercato che ha finito per distruggere il Mercato (il bisticcio di parole è voluto).

Se qualcuno avesse il buonsenso di chiedere come si esce da questa impasse, si sentirebbe rispondere che, per ripristinare condizioni di equità in un Mercato che dovrebbe tornare ad essere tale, occorre ritornare ad un sistema di regole condiviso che divida il "grano dal loglio": da una parte chi rispetta le regole e dall'altra -cioè fuori- chi tali regole non rispetta. Senza cedimenti e senza indugiare in un buonismo che non ha più diritto di cittadinanza.

Se si seguisse questa strada, se si evitasse di spalancare le porte ad operatori di dubbia provenienza cui scaricare impianti ritenuti non più profittevoli senza preoccuparsi del danno che si fa' a tutto il settore, anche l'Autorità Giudiziaria e la Guardia di Finanza troverebbero giovamento (senza dover continuare questa battaglia tra Davide e Golia) e sarebbero sollevate dall'incombenza di una lotta senza quartiere all'illegalità.

Già, l'illegalità. Illegalità che è diventata, oggi, una battaglia che accomuna -sulla carta- chi rispetta le regole e chi le viola sistematicamente. Senza apparenti distinzioni. Perchè nell'opacità di un mercato senza regole, di un settore in mano a "rider" che guardano solo a brevissimo tempo, chi ne esce meglio (e più ricco) è chi ha meno scrupoli. Non ci sono storie!
Il vecchio sistema di professare pubbliche virtù e mantenere (anzi, aumentare) i vizi privati trova, nel nostro settore e nella lotta all'illegalità la massima enfasi.

Basterebbe alzare lo sguardo ed interrogarsi su certi livelli di prezzi al pubblico per rendersi conto che questo settore è la negazione evidente di ogni regola contenuta nei manuali di Economia: un prodotto gravato da tasse per oltre 1 €/lt; un settore dove la competizione dovrebbe avvenire sulla parte residua verso i prezzi internazionali; un settore che mantiene inalterato il Ricavo Lordo Industriale da oltre 20 anni, nonostante sia intervenuta una modifica nel metodo di rilevamento oggi incentrato sul prezzo self (gabbando i consumatori che pensano di risparmiare scegliendo questa modalità) e che si permette il lusso di "penalizzare" gli automobilisti che "incappano" nel rifornimento in modalità servita pagando fino a 45 €cent/lt, intascando il consistente differenziale; un settore che lascia in mano ad operatori privi di qualsiasi struttura una parte consistente di rete autostradale e si asserraglia (a colpi di royalty pazzesche) in pochi fortini che, certamente verranno espugnati con la leva del prezzo (ed il percorso sarebbe più rapido senza le carte aziendali che ancora regge), è un settore che, se non inverte la tendenza, tornando a regole che favoriscano i comportamenti virtuosi e penalizzi quelli "disinvolti", non riuscirà ad invertire il suo lento ma inesorabile declino.

Il tempo ci sembra maturo per aprire un ragionamento su tutto questo dichiarando la nostra disponibilità, ancora una volta, a farci carico -al di là dei nostri specifici ambiti- dei problemi del settore.

Crediamo che una "guerra" non giovi ad alcuno ed il tavolo della pace debba essere convocato prima di contare le "vittime" delle contrapposizione.

Come abbiamo già scritto agli Amministratori Delegati delle Compagnie (ma non solo) i Gestori non possono più andare avanti in questa condizioni: il tavolo che chiediamo deve non solo ridefinire le regole ma anche restituire ai Gestori quanto proditoriamente loro sottratto in nome di un'eccezionalità che solo la nostra Categoria ha pagato. Economicamente e normativamente.

Il nostro obiettivo -come andiamo ripetendo- è quello di "mettere in sicurezza il settore" e di rilanciare -anche verso il nuovo Parlamento- temi che finora non hanno avuto alcuna risposta o l'hanno avuta in maniera parziale e frammentata ed alla fine non nell'interesse del settore.

Solo da qui si può ripartire e noi siamo disponibili ad aprire, nell'immediato, un confronto con chi vorrà strare ad ascoltarci.

GLI APPUNTAMENTI
DELLA SETTIMANA
MERCOLEDI' 14 MARZO ORE
10.30 Bologna Ristorante "Nonno Rossi" (adiacente aeroporto)

  • riunione unitaria dei Gestori Autostradali Api e TotalErg (ora entrambe Italiana Petroli). La riunione è stata convocata dalle Organizzazioni di Categoria per fare il punto della situazione. Richiamare cioè la componente Api (con la quale in autunno era stato sottoscritto un pre-accordo rimasto lettera morta), al rispetto di tale intesa ed all'avvio di una negoziazione per la definizione di un nuovo Accordo che regoli i rapporti economico-normativi fra i Gestori e la medesima Azienda (a cominciare dalla modifica del sistema che prevede, da remoto, la variazione del prezzo di vendita al pubblico) senza la specifica e preventiva autorizzazione dei Gestori; la componente TotalErg al rispetto integrale degli Accordi sottoscritti nella scorsa estate e ad oggi ancora sospesi ad un filo. La riunione fornirà le indicazioni necessarie per proclamare uno stato di agitazione dei Gestori di "marchio" e formalizzare una precisa denuncia - a Ministero dei Trasporti e alle concessionariesul sistema di prezzi in generale e sul differenziale fra servito e self che ha ormai raggiunto livelli di guardia.

GIOVEDI' 15 MARZO ORE 10.30 ROMA SEDE API

  • Riunione per affrontare le problematiche connesse all'applicazione dell'Accordo stipulato sulla viabilità Ordinaria il 14.6.2016. Anche in questo segmento di rete permangono forti fibrillazioni sul "pricing", sul differenziale di prezzo fra servito e self, sui cali e sulle modalità di partecipazione dei Gestori alle iniziative commerciali.                                                                                                      L'occasione sarà utilizzata anche per sondare le scelte che il "gruppo api" intende mettere in atto sulla rete a marchio TotalErg (ora Italiana Petroli) che, al momento, sembra rimanere sospesa in un "limbo" fra "vecchie" procedure e nuove linee strategiche.

 

CIPREG: ANCHE NEL 2018
RISULTATI SONO OTTIMI.
A fronte di un rendimento negativo dei BOT ad un anno, il Cipreg supera il 3%.
Sarebbe opportuno che tutti i Gestori che ancora non hanno aderito, si facessero due conti.
Chiedi le modalità di adesione direttamente alla tua organizzazione o su www.cipreg.org

cipreg1

tabella cipreg

* Fonte "Dipartimento del tesero - Ministero dell'Economia e delle Finanze"
* tasso di rivalutazione applicato ai versamenti effettuati nelle Convenzioni "originarie" dal 01/01/1995 fino al 31/10/2000
•• tasso di rivalutazione applicato ai versamenti effettuati nel
primo rinnovo dal 01/11/2000 fino al 31/10/2007
*** tasso di rivalutazione applicato ai versamenti effettuati nel secondo rinnovo
dal 01/11/2007 fino al 31/12/2014
**** tasso di rivalutazione applicato ai versamenti effettuati nel Ceno rinnovo dal
01/O1/2O15 fino al 31/12/2021
II tasso di rivalutazione per l'anno 2018 è pari a 3,02%.

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CD Controdistribuzione edizione flash n.1-2 del 12.3.2018

 


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