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GESTORI PICCOLI, DIMENTICATI EROI QUOTIDIANI

gestori artisticoQuando si parla di servizi pubblici essenziali, i riflettori si accendo -giustamente- su categorie che sono in prima linea nella lotta al Coronavirus.

Medici, infermieri, protezione civile, Croce Rossa e (quasi) tutti i cittadini, stanno dimostrando, in questi giorni che l’Italia è migliore di quanto non ci si sarebbe potuto aspettare solo guardando al “rumore incomprensibile” del dibattito politico ante crisi.

Per queste persone -giustamente- si scomodano iperbole dialettiche (retoriche) che ruotano intorno al sostantivo “eroe”. Ciascuno di loro lo è. E, per la proprietà transitiva, (quasi) tutti lo sono. Quelli per cui ricorrono i titoli dei giornali, quelli che rimangono chiusi in casa e quelli la cui attività è liquidata senza ridondanti aggettivi. Come se non esistessero.

Bisognerebbe avere l’umiltà di raccontare anche quella parte del Paese, composto di persone “comuni” che sono state “precettate” perché il loro lavoro è essenziale affinché il Paese non chiuda. Affinché le merci, i medicinali, le “mascherine” possono arrivare negli ospedali, nelle farmacie, nei negozi, nei mercati e nei supermercati o nei negozi di vicinato; affinché i cittadini -pur in mobilità ridotta- possano raggiungere questi luoghi (uffici postali, ospedali, banche, farmacie) e soddisfare quei bisogni ancorché in linea con le disposizioni del Dpcm dell’11.3.2020- che sono insopprimibili. Vitali.

Bisognerebbe, cioè, avere consapevolezza che ci sono, in Italia, circa 24.000 distributori di carburante (con 100mila persone che lavorano) che, indifferentemente, vediamo ogni giorno ornare le nostre strade o autostrade. Li vedevamo ieri e li vediamo oggi. Lì, pronti a fare il loro dovere per assicurare a ciascun cittadino -non importa di quale regione o di quale paese- i rifornimenti necessari a vivere quel residuo di quotidianità ai tempi del Coronavirus. A qualche distratto automobilista sembrano addirittura orpelli, pietre miliari di una esistenza frenetica che, spesso, si consuma sulla strada che ogni giorno percorriamo per lavorare, per sportarci o andare in vacanza.

Eppure i Gestori sono persone, come tante, che fanno il loro lavoro senza avere la vocazione dell’eroe, anche ai tempi della pandemia. In silenzio. Senza proclami e senza avere alcuna “assistenza” da parte di quei soggetti -blasonati titolari di impianti- di cui non è difficile ricordare il marchio.

In piena solitudine ed in totale abbandono. Nel totale disinteresse della pubblica opinione o, più colpevolmente, della Politica o di chi dovrebbe garantire -non solo l’approvvigionamento a monte- ma anche mezzi, strumenti e risorse di cui pure sfoggiano grande disponibilità per raccogliere qualche riconoscimento mediatico.

Così questo popolo di “Eroi” suo malgrado, ogni giorno, quasi fosse composto da coscritti da inviare al fronte, fa’ il suoi lavoro. Carne da “cannone” (come si diceva una volta) da mandare a fronteggiare il nemico sul Carso o lungo la linea sul Piave, mentre gli ufficiali siedono comodamente nelle retrovie. Sul ponte di comando ma a debita distanza.

Nessuno si ricorda di loro, tranne quando si dispone che “i benzinai” devono rimanere aperti e i “benzinai” rispondono (obbedisco! come Garibaldi) che lo faranno orgogliosamente. Tutti i giorni. Anche nei piccoli e piccolissimi comuni. Anche nelle lande più sperdute o nelle autostrade pressoché deserte.

Eppure le sollecitazioni, gli appelli accorati delle Organizzazioni di Categoria dei Gestori, volte a richiamare l’attenzione della loro controparte e del Governo (dov’è il Ministro Patuanelli?) sono cadute nel vuoto: finanche per la dotazione di quei dispositivi essenziali (e di difficile reperimento sul mercato) a svolgere l’attività in sicurezza.

Ad arrivare, puntualmente, invece, sono stati i solleciti a pagare gli affitti, a contestare il mancato raggiungimento degli obiettivi commerciali o a stigmatizzare il non repentino allineamento dei prezzi al pubblico (che sono calati del doppio del margine del Gestore e giacciono, invenduti nei serbatoi interrati). Oltre al danno, la beffa di chi si esercita il “comando” -da postazioni remote- e non si avvede che fuori la vita di tutti i giorni è già drammaticamente cambiata!

Eppure, nonostante tanta abnegazione, non v’è chi si è chiesto come facciano. Come potranno pagare le forniture (o gli affitti) o le “gabelle” allo Stato, considerato che le vendite -già basse nel nostro Paese- non arrivano al 25% degli erogati usuali (ed è un dato in continuo peggioramento). Come potranno pagare stipendi e contributi ai dipendenti, nelle condizioni attuali nelle quali il “giro” del denaro che li tiene in piedi si è fermato. Come potranno far fronte alle richieste delle banche che hanno loro concesso “fidi” e che, oggi, registrano un azzeramento dei movimenti.

Perché è certo che nelle situazioni di emergenza -quale quella attuale- a pagare il conto saranno quelli più deboli, quelli più esposti, quelli che non hanno spalle larghe o voce in capitolo, mentre chi ha la responsabilità se ne sta comodamente chiuso al riparo degli eventi.

Alla fine di questo periodo (che qualcuno auspica breve ma molti dicono che si protrarrà oltre i primi giorni del mese di Aprile), di queste settore rimarranno solo macerie ed il 50% (almeno) dei Gestori saranno sull’orlo del fallimento (se già non saranno falliti).

Il tutto, lo ripeto, nella completa indifferenza delle compagnie petrolifere (e dei retisti indipendenti), che oggi brillano per la loro inanità. Ma, passata la crisi, chi si ricorderà di questo?

Bisogna, quindi, fare in fretta e trovare soluzioni intelligenti e condivise. I buoni propositi, da soli, non bastano (di buoni propositi è lastricata la strada dell’ignavia).

I grandi marchi petroliferi (e di quei privati che si nascondo a distanza di sicurezza- sotto le sottane della crisi), continueranno -anche post crisi- a comportarsi come se niente fosse accaduto. Magari cercando di reimpossessarsi di quegli impianti i cui Gestori sono andati in default, non avendo onorato, a tempo debito, i pagamenti.

Non stiamo pietisticamente elemosinando qualche intervento “tampone”, ma soltanto cercando di richiamare l’attenzione della controparte dei Gestori e della Politica -di quella che dovrebbe, per istituto, seguire questo settore ed assicurarsi la fluidità dei rifornimenti- che fino ad ora è riuscita solo a partorire l’obbligo a rimanere aperti per i Gestori (altro che protocollo d’intesa con i sindacati per l’igienizzazione dei siti e la fornitura dei presìdi indispensabili).

Pensate cosa accadrebbe se i Gestori, a tutela della loro salute (che viene prima di ogni servizio) imitassero i comportamenti di quelli che manifestano disinteresse per ciò che accade in mezzo alla strada e decidessero di rimanere, tutti, a casa. Diventerebbero la “vergogna nazionale” ed i titoloni a nove colonne si sprecherebbero puntando l’indice contro i reietti.

Ma, allora, se è indispensabile che 100.000 persone continuino ad effettuare il proprio lavoro, altrettanto indispensabile sarebbe non fingere indifferenza e superficialità rispetto alle loro richieste. In altre parole, se il meccanismo è quello di mostrarsi forti con i deboli e deboli con i forti (come i fatti e non solo di questi giorni stanno a dimostrare), i Gestori dovranno applicare la “politica di Robin Hood”: a partire dalla prossima settimana -dopo che, opportunamente, le Organizzazioni di Categoria avranno comunicato al Governo l’intenzione di supplire alla scarsa disponibilità delle Aziende (petrolifere o di retisti privati) con iniziative individuali e collettive, tese a garantire la loro sopravvivenza. In primis, respingendo il pagamento degli “affitti” su attività ferme per ”virus” e, quindi, a respingere uno o due Rid per le forniture. Solo per vivere, non per speculare (in fondo ci sono le fidejussioni a garanzia).

Verrà poi il tempo per trovare una soluzione che non sia quella -visto che nei titolari di impianto è innato il riflesso pavloviano- di escutere le fidejussioni, contro la quale le Organizzazioni di Categoria si batteranno, forti delle ragioni dei Gestori.

Avviseremo il Governo di questa iniziativa, per metterlo sull’avviso e considerato il fatto che da oltre dieci giorni chiediamo a compagnie petrolifere ed a retisti privati di siglare Accordi specifici per regolamentare questa situazione di grande criticità.

Vedremo alla prova dei fatti se i titolari di impianto proveranno ad escutere le fidejussioni per gli insoluti di tutti i Gestori: saranno i Gestori e le loro Organizzazioni ad esporli al pubblico ludibrio!

Questo Paese, tutto, deve riconoscenza a tutti quelle donne e quegli uomini che sono in prima linea in questa difficile battaglia ed i Gestori (e gli addetti al rifornimento, soprattutto nelle condizioni date), sono fra questi.

Anche se sappiamo benissimo che storia -spesso- dimentica i suoi “eroi” in una sorta di rimozione collettiva per mantenere intatta la sua coscienza.

A chi sta morendo in solitudine così come a chi vedrà evaporare molte di quelle cose che aveva creato e con esse la sua “vita”, nell’indifferenza generale, non sarà intitolato nemmeno un “Sacrario” ma solo qualche riga, in undicesima pagina, affidata a qualche giovane cronista alle prime armi che ricorderà -come esercizio di stile ed a date fisse- la “pandemia” come il primo accadimento che ha segnato l’inizio della una nuova era.

I Gestori non vogliono essere “carne da cannone” ma neppure degli “eroi” da celebrare: solo gente come tanta che fa il suo lavoro e che si aspetterebbe che, il mondo che ruota intorno alla loro attività, tuteli il suo diritto a vivere. Nei giorni del virus ma anche dopo!

Ai Gestori, piccoli eroi quotidiani, lontani dalle luci della ribalta, va tutta la nostra riconoscenza.

Chapeau!

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