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Back COMUNICAZIONE COMUNICATI FEGICA I GESTORI ENI HANNO 300 MILIONI DI DEBITI

I GESTORI ENI HANNO 300 MILIONI DI DEBITI

comunicato stampa fegica2

GESTORI ENI: 300 MILIONI DI INDEBITAMENTO. ECCO CHI PAGA IL CONTO DELLO “SCONTONE”.

84 milioni di euro di “insoluti”, vale a dire di merci fatturate non pagate, che si aggiungono ai 223 milioni di euro di indebitamento verso il sistema bancario.
Sono questi i risultati spaventosi che emergono dall’indagine effettuata dal sindacato dei benzinai della CISL -Fegica- presso i Gestori a marchio Eni e che rende palese, in tutta la sua drammaticità, lo stato di un intero settore, ormai spinto al collasso.

Gli oltre 300 milioni di euro di indebitamento complessivo delle circa 4300 piccole imprese di Gestione, che espongono il marchio dell’azienda di Stato e, grazie a questo, leader incontrastato del mercato, sono l’inequivocabile dimostrazione di chi paga a carissimo prezzo il conto della campagna di sconto di queste settimane ampiamente pubblicizzata, con la quale l’Eni prova a rifarsi il trucco agli occhi dell’opinione pubblica, a cui deve far dimenticare il record di 34 aumenti consecutivi dei prezzi dei carburanti, nei primi tre mesi di quest’anno.

Dagli spot che vorrebbero far credere agli italiani di poter beneficiare del “passaggio” offerto dal “cane a sei zampe” non emergono quali siano i veri margini di guadagno di Eni, come delle altre aziende petrolifere, e soprattutto quelle pubblicità non rivelano come Eni si rifiuti di rinnovare gli accordi sindacali scaduti e continui unilateralmente ad imporre tagli insostenibili ai margini dei Gestori.

Per poter aderire all’iniziativa “iperself h24”, vale a dire offrire gli sconti con la macchinetta self anche di giorno, il Gestore deve rinunciare fino al 70% del margine definito sindacalmente che, per chiarezza, vale meno di 4 cent/litro, appena 1 euro ogni 50 spesi dall’automobilista per fare rifornimento.

26000 famiglie che traevano, a diverso titolo, il proprio reddito dalla loro attività prestata negli impianti Eni, sono ridotte sul lastrico da una azienda che, insieme a poche altre, controlla rigidamente un mercato ingessato, che neanche il Governo dei “tecnici” ha la forza o la voglia di liberalizzare e che, perciò, mantiene sotto il ricatto dei prezzi di un bene essenziale e indispensabile come il carburante, un intero Paese e milioni di consumatori.

Il “dato Eni” (circa il 30% del mercato), infatti, è ampiamente rappresentativo di una situazione che, proiettata sui circa 25000 impianti dell’intera rete italiana, mette il luce un quadro che imporrebbe un intervento deciso e risolutivo delle Istituzioni a tutela dei consumatori, delle imprese coinvolte, dei lavoratori impiegati, della concorrenza e, in ultima analisi, del rispetto delle leggi.

Oltre alla norma che impone il rispetto degli accordi sindacali, infatti, la lobby dei petrolieri, Eni in testa, continua ad impedire l’applicazione anche del recente decreto liberalizzazioni, la legge 27/2012.

Niente costituzione del mercato all’ingrosso, per rendere trasparente la formazione del prezzo dei carburanti; niente nuovi contratti per consentire ai Gestori di sottrarsi al vincolo di esclusiva e al controllo delle compagnie, di rifornirsi sul libero mercato e praticare prezzi come quelli delle “pompe bianche”; niente cessione degli impianti, per limitare il controllo diretto delle compagnie sulla rete che attualmente detengono la proprietà del 60% dei punti vendita, unico caso in Europa.

Cosa altro deve accadere perché il Governo e il Parlamento decidano di intervenire?

Comunicato Stampa Fegica Cisl del 6.7.2012.pdf


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