Mer23082017

Font Size

Screen

Profile

Layout

Direction

Cpanel
Back NOTIZIE

NOTIZIE

NE' TOTEM, NE' TABU'

  • PDF

equilibriodi Roberto Di Vincenzo

Non c’è dubbio che i numerosi motivi di una diffusa criticità, non raramente drammatica, che negli ultimi anni ha investito la Categoria nel suo complesso e molti tra i Gestori in particolare, richiedano un supplemento di riflessione anche delle organizzazioni sindacali, nel tentativo di ricostruire una piena capacità di dare risposte immediate senza perdere di vista la necessaria preparazione delle condizioni di una prospettiva futura.

COORDINAMENTO NAZIONALE UNITARIO. LA MOZIONE CONCLUSIVA DEI GRUPPI DIRIGENTI

  • PDF

faib fegica figiscAl termine di un ciclo di incontri dei gruppi dirigenti di Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio, è stata approvata una articolata mozione conclusiva che, di seguito, pubblichiamo integralmente.


DOCUMENTO UNITARIO DELLE PRESIDENZE/SEGRETERIE - Roma, Marzo 2017

Si sono riunite a Roma, le Presidenze e le Segreterie Nazionali di Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio per approfondire alcuni temi già esaminati nel corso della riunione dei gruppi dirigenti del dicembre 2016 e gennaio 2017 con l'intento di offrire alla struttura tutta ed alla riflessione del settore, ulteriori elementi di dibattito e di approfondimento.

CIPREG: POCO MENO DEL 2,8% IL RENDIMENTO PER IL 2016

  • PDF

cipreg02

Il pool delle compagnie assicuratrici incaricate di investire gli accantonamenti di fine gestione per i gestori iscritti al Cipreg ha comunicato che il rendimento per l'anno 2016 dei versamenti è stato di poco inferiore al 2,8% medio.

Come é sempre avvenuto in passato, anche quest'anno la gestione del Cipreg ha assicurato ai gestori aderenti un rendimento significativamente superiore (circa 40 volte!) a quello garantito dai BOT a 12 mesi (ma anche dei BTP a 10 anni, tanto per fare solo un altro esempio), vale a dire l'interesse riconosciuto ai gestori non iscritti al Cipreg che lasciano presso le compagnie petrolifere i loro accantonamenti.

La rilevazione ufficiale effettuata dal Ministero dell'economia fissa per l'anno passato un rendimento medio ponderato dei BOT a 12 mesi persino inferiore allo zero.

Per l'esattezza -0,14%.

Di seguito pubblichiamo la tabella dei rendimenti ottenuti dal 1996 in avanti.

COSA MANCA AL MERCATO DEI CARBURANTI PER ESSERE REGOLATO E TUTELATO COME GAS ED ENERGIA ELETTRICA?

  • PDF

cannocchialedi Roberto Di Vincenzo

Si può essere e rimanere “ideologicamente” orientati come meglio si crede; si può ispirarsi alle più alte ed autorevoli teorie macroeconomiche, ma onestamente appare davvero molto ardito poter sostenere che la sbornia della lunga stagione delle parole -mercato, liberalizzazione, concorrenza, competitività ovvero, sotto altro ma convergente profilo, modernizzazione, innovazione, selfizzazione, automazione- abbattutesi come manganelli sia sui “concetti” stessi che avrebbero dovuto interpretare che sulla carne delle persone (gestori certo, ma anche migliaia di dipendenti delle aziende), abbiano restituito al sistema della distribuzione carburanti ed al nostro Paese un Mercato anche meno che sano ma almeno degno di questo nome.

DAL CONFRONTO CON IL VERTICE DI ENI, UNA CONFERMA DECISIVA PER IL SALTO DI QUALITA’

  • PDF

salvatore sardodi Roberto Di Vincenzo

A volte, capita che le conferme di un contesto esistente, anzichè apparire come un lezioso immobilismo, appaiano davvero essenziali per determinare un salto di qualità al percorso già avviato.

Così come, a volte può capitare che il confronto che si realizza attraverso il rituale di un incontro, invece di dare il senso stucchevole di una vuoto esercizio retorico, riesca davvero a tramutarsi in reciproco ascolto e preparazione dell’agire.

E’ questo il caso -a nostro avviso- dell’appuntamento della scorsa settimana che ha riunito le delegazioni delle organizzazioni di categoria dei gestori ed il vertice della divisione commerciale eni, significativamente guidato per la prima volta e in prima persona dal capo della Divisone operativa di eni, Salvatore Sardo.

LE REGOLE DEL MERCATO CONTRAPPOSTE AL MERCATO DELLE REGOLE

  • PDF

legalita competizionedi Roberto Di Vincenzo

Troppo spesso, nel lessico comune, del sostantivo "mercato" viene fatto un uso disinvolto senza fare troppo caso alle differenti accezioni che pure mutano profondamente il senso del ragionamento.

Se in un senso più concreto e generale il Mercato (con la maiuscola) indica il luogo fisico dove avvengono le contrattazioni per la vendita e l’acquisto di determinati prodotti, in un senso più astratto il mercato (con la minuscola) è l’insieme delle operazioni relative a un determinato bene.

La confusione che si finisce per generare (volutamente?) rende sempre più labile il confine fra ragionamenti economici complessi e operazioni "economiche elementari ripetute" che ciascuno di noi compie ogni giorno.

Qualcuno potrebbe obiettare che non è la "grandezza" dei valori mobilitati a fare la differenza fra i due significati e che, in sostanza, sempre di "transazioni" si parla.

Tuttavia se, nella prima accezione, il Mercato è in grado di influenzare -in pochi minuti- la vita di miliardi di persone sparse nei cinque Continenti, il mercato, nella seconda, può influenzare al massimo la compravendita di un chilo di arance esposte sulle bancarelle dei mercati rionali.

Ma, come si sa, quando si affrontano sistemi complessi e articolati, la cui genesi è sottratta al "cittadino comune", tutto può diventare opinabile: diversamente non si spiegherebbe come il "battito d'ali di una farfalla" nel nostro continente, possa generare un uragano oltreoceano.

Quello che non è invece opinabile è che non può esistere un Mercato senza Regole, come sostengono esimi economisti e premi Nobel.

Un Mercato retto da Regole codificate garantisce a tutti gli operatori la possibilità di competere liberamente in un quadro di certezze, consentendo gli di mettere a disposizione del Mercato stesso le loro efficienze, la loro capacità di migliorare l'offerta al potenziale fruitore (consumatore) di beni e servizi.

Questo effetto virtuoso, però, si genera solo se la fissazione delle Regole è accompagnata da un sistema di controllo efficiente tale da dissuadere le violazioni e, nel caso, reprimere i comportamenti illegittimi.

Non c’è dubbio che un soggetto che viola le Regole – approfittando di quella che potremmo definire una "deregulation per mancanza di controlli", nonché della confusione generata dall’uso disinvolto delle diverse accezioni di una stessa parola – gode di un vantaggio competitivo considerevole nei confronti dei soggetti che, per loro stessa natura, non possono che rispettare le medesime Regole.

Ciò che sposta gli equilibri del Mercato, falsa la dinamica tra competitori e tra le loro rispettive offerte, a tutto svantaggio, in sintesi ed in ultima analisi, sia dell’intero “sistema”, che del fruitore/consumatore.

Insomma, il risultato opposto a quello che, di regola e fatta salva la buona fede, ci si pone quando si intende “liberalizzare” un settore e “aprirlo alla concorrenza”.

Ed è quanto, purtroppo, è accaduto al settore petrolifero.

Per anni è stata alimentata la “Confusione” sostenendo – a partire dall’industria petrolifera, ingolosita dall’aver intravisto la possibilità di “regolare i conti col nemico” – che senza “Regole” tutto sarebbe finalmente filato liscio ed il “Mercato” avrebbe fatto giustizia delle inefficienze (degli altri).

Il risultato, (mica tanto) paradossalmente, è stato esattamente il contrario.

Altri soggetti, con meno scrupoli e maggiore vocazione alla flessibilità, hanno potuto facilmente avvantaggiarsi in un primo tempo dello spazio concesso direttamente da un'industria un po' in crisi di progetto e di proposta, ma incomprensibilmente pronta a riservare loro grandi vantaggi economici, finanziari e logistici.

Gli stessi soggetti hanno poi approfittato, in misura sempre maggiore, di quel rilassamento indotto del sistema regolatorio che è diventato, con il passare del tempo, fatalmente il punto di partenza per effettuare nuove scorribande e per ricercare nuovi ed ulteriori campi di manovra in modo sempre più spregiudicato spingendosi fino al limite – e ormai, in tutta evidenza, ben oltre il confine – della legittimità.

Ciò ha finito per spostare la prospettiva del settore: dalle Regole del Mercato ad un mercato delle regole (con un termine meno aulico, si potrebbe dire di quello delle vacche).

Se lo scotto più alto di una tale situazione è certamente stato pagato dai Gestori, appare particolarmente evidente, ex post, che ne escano malconci (e peggio ancora in prospettiva) tutti gli operatori – e, tra questi, l’industria petrolifera in particolare – che le Regole tendenzialmente rispettano per propria scelta o anche perché non possono fare altro.

Non c’è da stupirsi, quindi, del "dumping" attuato grazie all’utilizzo degli escamotage più disparati, a cominciare dal riversamento sulla rete di quantità eccezionali di prodotto in esenzione/evasione d’Iva o di accisa.

I mattinali della Guardia di Finanza che danno notizia degli ormai quotidiani sequestri di depositi, autobotti, impianti non possono e non debbono però dissimulare il sostanziale disinteresse mostrato dalle Istituzioni che hanno il compito di assumere la responsabilità di un intervento deciso a tutela del Mercato, della Concorrenza, del Sistema Produttivo, dello Sviluppo Economico e dei Consumatori.

Né può avere alcuna legittimità (o ragionevolezza) la tesi a mezza bocca persino ammessa per la quale un intervento verso chi vende carburanti a prezzi bassi sarebbe impopolare: è quanto, grosso modo, è stato fatto intendere quando è stata fatta cadere nel vuoto, per esempio, una segnalazione circostanziata della Fegica riguardante i “prezzi sotto al platts” praticati a Francavilla al mare.

Identico ragionamento dovrebbe poter essere fatto per quell’esercito di disperati (privi persino del permesso di soggiorno) che vengono utilizzati - per pochi euro al mese ed aggirando le leggi vigenti – per prestare il "servizio" presso il “fiore all’occhiello” della rete con ogni tipo di marchio: gli impianti (ipocritamente) completamente automatizzati.

Che questo stato di cose non può certo rappresentare la "nuova frontiera" del nostro settore, siamo certi sia ormai convinzione diffusa: se così non fosse dovremmo prepararci ad un lento declino e ad un silenzioso oblio per un settore che ha contribuito a garantire la mobilità, la crescita e lo sviluppo del nostro Paese.

E allora è giunto il momento di tornare alle Regole: poche, chiare e da fare applicare universalmente.

Le Regole non sono contro il settore o l’impresa; costituiscono, al contrario, la tutela e la migliore opportunità degli operatori onesti e corretti che hanno l’ambizione di avere una propria prospettiva in un Mercato sano.

E non c’è Mercato sano dove le infiltrazioni dell’illegalità (sempre più organizzata) producono “vantaggi competitivi” a favore di alcuni operatori e a danno di altri: si tratti di approvvigionamenti clandestini a prezzi stracciati; di forniture riservate dalle compagnie a segmenti di mercato a prezzi irraggiungibili per la rete di marchio; di condizioni contrattuali ed economiche inique ed al ribasso riservate ai Gestori o della conduzione, di fatto, di un'attività gestionale in spregio a quelle stesse regole che la Legge prevede.

Si sente parlare sempre più spesso e in molti ambiti (e non sempre completamente specchiati) di "legalità", ma lasciando la netta sensazione che ciascuno parli immaginando che il problema riguardi qualcun altro e che sia qualcun altro a cominciare a dare il buon esempio.

E’, invece, un compito dal quale nessuno – tra gli onesti – può sentirsi esentato.

I tempi per un nuovo "patto per le Regole", nell'interesse del Mercato, fra tutti gli operatori sono maturi: rinviare o nascondersi dietro sofismi a difesa dell'esistente finirebbe soltanto per accelerare quel declino epocale che, in tempi rapidi, finirà per essere pagato -ed a caro prezzo- dai cittadini, dai Consumatori e dal Paese.

Per quel che ci riguarda, questo compito intendiamo assumerlo nel modo solito con il quale interpretiamo da sempre il nostro ruolo: concorrendo attivamente ad elaborare la proposta.

Ci aspettiamo che dal settore emergano le medesime intenzioni che consentano una tempestiva sintesi.

 

CIPREG: OLTRE 2,8% IL RENDIMENTO PER IL 2015

  • PDF

cipreg02

Il pool delle compagnie assicuratrici incaricate di investire gli accantonamenti di fine gestione per i gestori iscritti al Cipreg ha comunicato che il rendimento per l'anno 2015 dei versamenti è stato di oltre il 2,8% medio.

Come é sempre avvenuto in passato, anche quest'anno la gestione del Cipreg ha assicurato ai gestori aderenti un rendimento significativamente superiore (circa 40 volte!) a quello garantito dai BOT a 12 mesi (ma anche dei BTP a 10 anni, tanto per fare solo un altro esempio), vale a dire l'interesse riconosciuto ai gestori non iscritti al Cipreg che lasciano presso le compagnie petrolifere i loro accantonamenti.

La rilevazione ufficiale effettuata dal Ministero dell'economia fissa per l'anno passato un rendimento medio ponderato dei BOT a 12 mesi pari allo 0,072%.

Di seguito pubblichiamo la tabella dei rendimenti ottenuti dal 1996 in avanti.

DALLA LOGICA IL SOCCORSO PER UN SETTORE SENZA PIU' IDENTITA' E IN PREDA AI FANTASMI DELL'IMPROVVISAZIONE

  • PDF

logicadi Roberto Di Vincenzo

La logica è lo studio del ragionamento, è il metodo dell'analisi e dell'argomentazione eseguita non (solo) per distinguere ciò che è vero da ciò che è falso (bello/brutto) ma per approfondire, con un sistema di indagine, i dubbi e ricercare soluzioni che possano aiutarci a superare ogni riserva ed affrontare risolutivamente le domanda che via, via, ci poniamo nel corso della nostra vita e delle nostre attività.

Poiché il ragionamento altro non è che un processo di conoscenza che, utilizzando la logica, porta ad una conclusione, è necessario, ai fini di un "compimento" (risposta), "indagare" il contesto che ci circonda per finalizzare il processo.

Ciò detto, proviamo a fare, deduttivamente, qualche passo in avanti ragionando sui problemi che affliggono ormai da molti anni il nostro settore.

Partiamo dall'assunzione teorica che il nostro è un settore che nel corso degli anni non ha saputo mantenere inalterato il "ruolo guida", di traino dell'economia che l'ha contraddistinto per decenni.

Al contrario, ha lasciato spazio a famelici avvoltoi che, incuranti del futuro, ne stanno lentamente spolpando la carcassa. Con danni all'intero sistema Paese che potranno essere valutati solo in sede storica, quando non sarà più possibile riavvolgere il nastro del tempo. Fare altre scelte.

Per evitare confusioni, però, per mantenere un approccio rigorosamente analitico, prima di ogni altra considerazione non possiamo non precisare che il "settore" è un insieme composto da anime ed interessi diversi e contrapposti: la loro composizione complementare diventa possibile solamente nel solco del ragionamento logico e dell'indagine conoscitiva senza riserve mentali. Quella che va ricercata è la capacità (e la volontà) critica di esaminare il contesto. Senza scorciatoie e senza infingimenti.

In altre parole, occorre il superamento di ogni visione parziale (di parte) per ricomporre il quadro di riferimento che gli egoismi hanno drasticamente rimodellato peggiorandoli e trasformare le singole specificità in quelle micro tessere di un mosaico complesso che, dopo essere stato scomposto, ora deve cercare di riprodurre la compiutezza armonica da cui ha preso le mosse per poter avere un senso compiuto. Per essere intelligibile.

In questo quadro è utile che cominciamo preliminarmente a riprendere consapevolezza che quello dell'energia è un settore strategico e vitale per la vita del Paese e per la competitività della sua economia: un settore che negli ultimi anni, per non saper intervenire nei processi decisionali e privo di di una sua prospettiva, ha finito di inaridirsi riducendosi a partecipare alla commedia dell'inutile dibattito sui prezzi, come se qualche decimillesimo di euro sul prezzo al pubblico fosse il cuore di ogni politica o potesse rappresentare l'inizio e la fine di ogni strategia. Una scelta scellerata che ha avuto come effetto quello di far incancrenire i problemi strutturali che si sono inesorabilmente ingigantiti.

In questo contesto sono maturate le condizioni che hanno consentito di imporre dall’esterno sovrastrutture bizantine per controllare dirigisticamente un “processo preconizzato”, mentre paradossalmente si invocava la “liberalizzazione”, e mettere le briglie al prezzo al pubblico: sovrastrutture che sono servite solo a giustificare se stesse e hanno distolto tutti -a cominciare dalla Politica- dai temi centrali per lo sviluppo e la ripresa del Paese.

E, così, mentre il sistema produttivo era in sofferenza (e non solo per la straordinaria congiuntura) e in Europa (non solo in Italia) si perdevano capacità, consumi e migliaia di posti di lavoro, ci si è baloccati con il tema dei prezzi facendo nascere delle baronìe nuove di zecca solo per dare l'impressione che il mercato esistesse davvero. In realtà il settore ha continuato a soffrire, a tagliare ed a trasferire ricchezza dalla produzione alla rendita, dimostrando ancora una volta che dietro il "nuovismo di facciata" continuano a sopravvivere politiche vecchie di almeno sei secoli.

Così sono stati incoronati “nuovi eroi” - spesso vecchi rentiers, appena imbellettati per l'occasione - a cui si è riservata la possibilità di addentare i cascami di un settore incapace di riprendersi dal torpore e dalla comoda ignavia.

I nuovi "Baroni" sono stati beneficati dalla politica (e dall'Antitrust) di una vera e propria legislazione di vantaggio senza alcun merito. Senza produrre alcun valore aggiunto, senza alcun progetto industriale che non fosse il proprio privato e immediato tornaconto.

E così, lungo il percorso tracciato a tavolino, è stata stretta e marginalizzata l’industria petrolifera per ottenere prezzi competitivi (ma rispetto a che?) e assicurare quella libertà di stabilimento che solo accademici di risulta, giornalisti superficiali e pletore di politici inconsapevoli possono aver considerato come una conquista "collettiva", un "interesse generale".

Quel che è peggio, pure dall’interno dello stesso settore e nell’industria petrolifera si è plaudito entusiasticamente alla “nuova era”, qualcuno pensando – de minimis – di poter con l'occasione saldare il conto con i gestori di cui intanto si chiedeva la testa, mentre li si derubava della loro legittima remunerazione.

Visione del tutto miope, in forza della quale, ossessionata dai “lunghi di mercato” e priva di una visione di prospettiva, la stessa industria petrolifera italiana collezionava bilanci in "rosso fisso", azzerando marginalità ed investimenti, per rincorrere quei “competitor aggressivi” che essa stessa aveva il più delle volte creato e sempre alimentato con condizioni di approvvigionamento inaudite e contro ogni regola di mercato.

Questo sistema al "fallimento" può essere definito mercato competitivo e concorrenziale solo dall'Antitrust italiana (da altre parti in Europa e nel Mondo, l'approccio è radicalmente diverso) che se avesse speso la metà delle risorse impiegate nel nostro settore nei confronti di altri soggetti (dall'Alitalia alle Banche per carte di credito, dalla liberalizzazione dei tabacchi che ancora mantengono vincoli territoriali e di natalità, ai farmaci, alla bolletta elettrica, alle concessioni autostradali e via enumerando), vivremmo oggi in un altro Paese. Più giusto e, forse, migliore.

Dovrebbe apparire almeno strano, dovrebbe almeno stupire che in questo contesto, l'unica voce che ha continuato ad indicare i mali e le possibili terapie per uscire da questo cul de sac sia stata quella delle Organizzazioni dei Gestori. Con i loro limiti, le loro contraddizioni e, a volte, anche con scarsa lucidità, è vero, ma sono state le uniche voci fuori dal coro. A loro non spetta, nella visione imperante, il compito di fare la proposta ma solo quello di opporsi a priori. O, almeno, è così nella vulgata.

Ma se vogliamo tenere fede all'incipit, dobbiamo riprendere i fili del ragionamento logico e proporre qualche soluzione. Non a favore di questo o quel segmento (eppure sarebbe del tutto legittimo che ponessimo il problema in termini corporativi per i soli Gestori), ma dell'intero settore convinti che la logica porta il ragionamento in quella direzione e non verso un utilitarismo "servo".

Non si può liquidare un ragionamento complesso con la locuzione "primum vivere, deinde philosophari", perchè il vivere e il pensare, il ragionare e fare filosofia sono strettamente connessi fra loro. Il risultato è un unicum che non si avrebbe se si utilizzassero altre categorie di analisi.

Ecco perchè noi riteniamo che sia essenziale rilanciare il settore senza tenere più segregata la "rete colorata" che deve tornare ad essere considerata il "valore aggiunto" per i consumatori e per la cittadinanza tutta. Per la sua presenza capillare nel territorio, per i servizi, per la garanzia sulla qualità dei prodotti, per la capacità e l'interesse all'innovazione, per l'integrazione e quindi il pieno controllo della legalità del ciclo.

Per questo sosteniamo che sia necessario che il "prezzo rete" (al cui interno alloggiano correttamente valorizzazioni di bilancio consistenti) diventi, con i dovuti aggiustamenti, il benchmark di riferimento, sostituendo quel valore fantomatico, virtuale e inafferrabile che va sotto la definizione di “platt's”.

Non è impossibile.

E’ però necessario che l'industria petrolifera torni a scommettere sul futuro e a riappropriarsi della sua congeniale visione strategica necessaria ad invertire la tendenza.

Sarebbe, oltre al resto, un’operazione salutare anche per il mercato.

Chi vuole cogliere le opportunità che offre misurarsi con l'importazione e mostrare, nei fatti, la sua imprenditorialità, ha tutte le opportunità per farlo: pretendere, al contrario, di continuare ad avere riservato il miglior prezzo per un prodotto portato direttamente a casa, senza neppure un "mal di testa", sarebbe chiedere davvero troppo.

Se volessimo salire di livello con il ragionamento non potremmo che partire dalla constatazione che i problemi strutturali da anni sono gli stessi. Alla perdita di identità complessiva si è aggiunta una fragilità della proposta commerciale tutta incentrata sul "pricing" come se questo avesse la capacità di sostituire un consolidato cammino fatto di servizio, modernizzazione ed investimenti.

Alla sostituzione dei Gestori con le "macchinette" ed alla rincorsa degli "scontoni", ha fatto riscontro solo una perdita di appeal delle reti colorate, oltreché di bilancio.

Una realtà ormai pacificamente riconosciuta, se è vero che adesso c'è una proficua riscoperta del servito da parte anche di chi per anni ha prima teorizzato e poi tentato di assassinarlo.

C'è, poi, il tema della legalità che, sempre più spesso, viene invocata. Il rischio è che tale problema, importante e vitale per la sopravvivenza stessa di un mercato che possa ritenersi competitivo -al di là delle affermazioni di maniera- si trasformi, secondo un uso disinvolto della comunicazione, in uno slogan fine a se stesso.

E invece il problema va affrontato alla radice e con coraggio.

Quando alcuni mesi fa’ denunciammo, facendo nomi e cognomi, agli organismi pubblici preposti ai controlli ed alla sorveglianza – per primi e da soli - la vendita dei prodotti abbondantemente sotto al Platt's, siamo stati lasciati nel silenzio e liquidati come visionari.

Oggi il tema si è imposto all'attualità a colpi quotidiani di “notizie di nera”. Ma per risolverlo non basta agitare le bandierine e fare affermazioni di principio.

E’ lo stesso Ministero dello sviluppo economico che possiede, attraverso i dati raccolti dall'Osservatorio Prezzi, tutti gli elementi per verificare quando i prezzi praticati al pubblico da determinati punti vendita siano oggettivamente “sospetti” in relazioni alle stesse quotazioni internazionali dei prodotti.

Potendo, di conseguenza, attivare un processo di segnalazione del fenomeno alla Guardia di Finanza ed all'Agenzia delle Dogane per i dovuti controlli: in fondo ci sono in ballo alcuni miliardi fra Accisa ed Iva che potrebbero utilmente tornare nelle casse dell'Erario.

Si tratterebbe, oltre tutto, di un modo più concreto e coerente di dare dignità alla normativa che obbliga – unico settore commerciale – a comunicare i prezzi su un portale ministeriale, riuscendo se non altro a ridimensionare rapidamente rapidamente un fenomeno, altrimenti destinato a produrre metastasi gravissime e ormai alla vigilia di divenire irreversibili.

Tornando agli aspetti di carattere generale, appare sempre più essenziale riportare al centro del confronto temi quali la raffinazione consortile, la razionalizzazione della rete senza sconti ai lobbisti di turno (sopratutto GDO), la gestione dei servizi sul territorio, la programmazione delle fonti di approvvigionamento, un vero piano energetico nazionale (con annesso il superamento di una Sen incentrata solo sul metano considerando che i combustibili fossili, almeno fino al 2050 saranno indispensabili), la scelta di quale atteggiamento avere sui prodotti da scisti, sul carbone, sul GTL.

Ma prima ancora che la scelta dei “temi”, è essenziale proprio il “confronto” quale "locus" fisico nel quale i soggetti che operano nello stesso contesto storico possono approfondire le tematiche e generalizzare l'esperienza (al di là delle "riservatezza" sui prezzi) per migliorare performance e strategie, per aprire alla riflessione visioni che rischiano di rimanere di nicchia.

E’ questo che può e deve aiutare un settore che ha estrema necessità di distogliere lo sguardo dalla punta delle proprie scarpe (nonché dalla logica di individuare il nemico da abbattere, che la vicenda autostrade ha nuovamente fatto riemergere) e, nello stesso tempo, può fornire preziose chiavi di lettura ad una "politica" che deve riprendere coscienza come quello dell'energia sia un settore strategico e vitale per la vita del Paese e per la competitività della sua economia e non certo in funzione del decimillesimo di euro sul "prezzo alla pompa".

Il ruolo di una riflessione intorno al tavolo della proposta caratterizzato dalla logica è insostituibile se si vuole perseguire l'obiettivo di individuare ed assumere quelle scelte universali senza le quali un settore, oggi impigrito dallo scarso esercizio, non ha ragione di essere tale.

E' stato proprio quando il settore non si è chiuso in se stesso o ritratto a difesa del suo territorio che sono stati ottenuti i risultati migliori e di più ampio respiro.

Forse sarebbe utile ripartire proprio da questa consapevolezza.

VERTENZA AUTOSTRADE. IL TAR ORDINA AL MIT DI DEPOSITARE I PIANI DI RISTRUTTURAZIONE ENTRO 30 GIORNI E RINVIA AL 15 LUGLIO LA DECISIONE SULLA SOSPENSIVA

  • PDF

tar lazioLa terza sezione del TAR del Lazio, riunita ieri in camera di consiglio per esaminare l'istanza cautelare presentata dalle Organizzazioni di categoria dei gestori - Faib, Fegica ed Anisa - volta ad annullare l'Atto di indirizzo ministeriale del 29.01.2015 avente ad oggetto "Individuazione dei criteri per l'elaborazione di un piano di ristrutturazione della rete delle aree di servizio sui sedimi autostradali", ha fissato il termine di 30 giorni perché il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti depositi i Piani di razionalizzazione ricevuti dalle società concessionarie autostradali.

50 euro

50 europistola 153x145
Li dai al benzinaio. Ma a chi gonfiano le tasche?

Platts

plattssp 153x145
Cosa si nasconde dietro la quotazione internazionale

Mercato

catenefarfalla 153x145
Tante liberalizzazioni nessuna liberalizzazione

Selfizzazione

self1
Mettono il self service e lo chiamano progresso

Pompe bianche

pompa bianca 153x145
Il segreto? Comprano in extrarete e senza esclusiva