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LA LEGGEREZZA DI HANNA

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hannah arendt

 Hanna Arendt: Eichmann era un buffone.

 «Se la gente ritiene che si possa scrivere di queste cose solo in un tono di voce solenne... Vede, ci sono persone che se la prendono -e posso in parte capirli- per il fatto che, per esempio, riesco ancora a ridere: ma ero davvero convinta che Eichmann fosse un buffone. Le dirò, ho letto le trascrizioni dei suoi interrogatori, tremila e seicento pagine, le ho lette, e le ho lette con grande cura, e sono scoppiata a ridere non so quante volte ho riso a crepapelle! Alcuni si indignano di fronte a questa reazione, ma io non posso farci niente. Ma so una cosa per certa: probabilmente riderei anche tre minuti prima di una morte certa. E questo, secondo i miei critici, sarebbe il mio tono di voce. Non c'è alcun dubbio che il tono che prediligo è primariamente ironico. Il tono in questo caso coincide pienamente con la persona». Tratto dall'intervista di Günter Gaus.

Interview full version
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ENI PRESENTA LE SUE TESI AL SENATO.

pubblicato su

CD FLASH n.08-2012 del 11.6.12

della redazione

Ad Hannah Arendt, splendida filosofa tedesca, una certa ortodossia ebraica non ha mai perdonato una pretesa (e infondata) "leggerezza" nel trattare dei criminali nazisti.

Nel leggere le migliaia di pagine dell'interrogatorio dell’ex impiegato della Standard Oil, Adolf Eichmann, in alcuni passaggi -afferma la Arendt in una nota intervista- non ho potuto trattenermi dal ridere a crepapelle.

La Arendt dimostra senza troppa enfasi che non é sempre necessario servirsi di toni altamente solenni per consegnare alla condanna imperitura della Storia la barbarie e le sue falsitá cosí come non basta trovarsi accidentalmente a disporre della vita di un gran numero di persone per potersi assicurare di non essere riconosciuti per quanto si é ridicoli.

Qualche giorno fa', la Commissione del Senato incaricata di indagare sui prezzi ha ascoltato l'Eni, la cui relazione -qui allegata- é ricca di grafici e tabelle (se il leader del mercato si impegnasse a vendere benzina come a fare presentazioni in PowerPoint, c’é da credere che tutto il settore se ne gioverebbe).

L'infatuazione per la Germania non é una novitá: sono anni che i manager del caneaseizampe hanno sostituito le foto dei figli nel loro portafoglio con gli appunti sul "modello tedesco".

Difficile dire se qualcuno di loro abbia fatto anche solo una scappata presso il Goethe Istitut, ma é bastato gli giungesse alle orecchie che tra i Nibelunghi la civiltá era arrivata insieme a contratti che possono essere disdettati in ogni momento con un semplice preavviso di pochi mesi, per convincerli di avere sempre amato lo sturm und drang.

Sia come sia é utile notare come, una volta di piú, il leader dei petrolieri italiani, la piú importante industria del Paese, er mejo fico del bigonzo non trova nulla di meglio di fare che... piagnucolare.

Una lamentazione continua: da "quanto ci perdiamo!", a "bisogna sbrigarsi a chiudere gli impianti!".

Chi puó dire, in attesa del resoconto stenografico della seduta, se qualche Senatore abbia avuto un soprassalto di attenzione e abbia chiesto come mai nessun manager abbia avuto l'idea di rassegnare, per intanto, le proprie dimissioni a fronte di risultati tanto disastrosi.

O anche come mai appena pochi anni fa', quando Eni decideva di "dimagrire" e aveva la grande opportunitá di chiudere in un solo colpo oltre 7000 impianti (per i suoi gusti inefficienti) invece se li é venduti e a caro prezzo?

Ma ce li vedete voi l'AD, il CdA, un semplice azionista o la vecchietta del Wisconsin che ha investito i suoi risparmi nel fondo che controlla una parte del pacchetto Eni, ascoltare il manager che gli comunica la buona notizia di come sia finalmente riuscito ad azzerare con un tratto di penna un miliardo di euro di asset industriali -tanto valgono in media 1000 impianti- per assomigliare un pochino alla Germania?

Dite che riderebbero a crepapelle come la Arendt?

Tenetevi su i pantaloni e aspettata quest'altra.

Non é una novitá neanche questa ma Eni ha ritenuto di mettere agli atti parlamentari la sua ferma convinzione secondo cui i carburanti in Italia costano troppo per colpa dei gestori. La prova? In Germania -ha sospirato il petroliere intravedendo commosso all'orizzonte l'epica cavalcata delle Valchirie- pigliano meno della metá!

Con ció certificando che il giro turistico deve essersi bruscamente interrotto con l'ultimo boccale dell'ocktoberfest.

Come ha, infatti, tenuto a precisare il professor Stefano Casertano, docente di relazioni internazionali all'Universita di Postdam, nel corso di un convegno tenuto in occasione della recente fiera Oil&Nonoil, i gestori tedeschi da piú di un decennio hanno un margine di 6 centesimi (cfr. la relazione presentata al convegno).

Il 150% di quelli italiani, ancora prima che le compagnie ne saccheggino una parte consistente per fare falsi sconti.

Macché Berlino! Bastava andare a Modena.

50 euro

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Li dai al benzinaio. Ma a chi gonfiano le tasche?

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Cosa si nasconde dietro la quotazione internazionale

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Tante liberalizzazioni nessuna liberalizzazione

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Mettono il self service e lo chiamano progresso

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