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HISTORIA MAGISTRA VITAE: LA STRATEGIA CONTRO LA FORZA

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la bataille de zama

Alla fine della Prima Guerra Punica i Romani, fortunosamente vincitori nelle battaglie navali fra le isole Eolie e Milazzo, occuparono tutta la Sicilia (ma anche Sardegna e Corsica) ed imposero ai Cartaginesi pesanti tributi.

La conquista di alcune colonie in Spagna e di molti territori consentì a Cartagine di continuare a pagare i debiti contrati con Roma.

Cartagine, però, aveva l'obbligo di non superare il fiume Ebro che segnalava il limite di demarcazione invalicabile contenuto nell’accordo di pace con Roma.

Morto Amilcare, Asdrubale (genero di Amilcare), consolidò la presenza cartaginese in Spagna: presenza che venne ampliata dal giovane Annibale cui l’esercito affidò la guida dopo l’uccisione di Asdrubale.

Annibale, incurante degli impegni assunti da Cartagine, espugnò invece la città di Sagunto, legata ai Romani da un trattato militare, e passò il confine del fiume Ebro.

Dopo la capitolazione e la distruzione di Sagunto i Romani, in torto per non aver offerto alla città alleata l’appoggio previsto dal trattato militare, chiesero a Cartagine di pagare nuovi danni di guerra e, soprattutto, di consegnare a Roma il generale Annibale che si era macchiato della violazione del trattato sottoscritto fra Roma e Cartagine stessa alla fine della Prima Guerra Punica.

Il rifiuto di accettare le condizioni romane provocò l’inizio della Seconda Guerra Punica che, questa volta, non si combattè -come la prima- per mare ma per terra ed in Italia.

Annibale sbaragliò ogni resistenza forte del suo esercito e, soprattutto, dell’uso bellico degli oltre 200 elefanti che vennero impiegati in battaglia.

Dopo aver valicato i Pirenei, entrò in Italia attraverso le Alpi dando la sensazione che Roma fosse ormai battuta irrimediabilmente.

Il condottiero cartaginese -che aveva intanto dovuto accusare la perdita di buona parte dei suoi elefanti- decise invece di non fare il suo ingresso a Roma, preferendo dirigersi verso la Campania e la Puglia anche per mantenere un contatto via mare con la madrepatria, dalla quale attendere rinforzi.

Nel frattempo, perse diverse legioni, con decine di migliaia di morti, il Senato del’Urbe affidò il comando delle Legioni a Quinto Fabio Massimo (cunctator) che invece di schierarsi in campo aperto come aveva fatto il console Varrone, iniziò una sorta di “guerriglia”: attirare in piccole scaramucce i cartaginesi e portarli a distanza di “gladio” (la corta spada romana) senza esporsi alla feroce cavalleria dei Numidi ed agli elefanti superstiti.

Questa strategia si rivelò nel tempo vincente e costrinse, infine, il Cartaginese a tornare nel nord-africa!

Tutta questa lunga ricostruzione è tesa a dimostrare, in sede storica, che la supremazia bellica, i cavalieri Numidi o gli elefanti in assetto di guerra non sono sufficienti a vincere le guerre, anche se riescono ad imporsi in battaglia.

Quella che fa vincere la guerra è l’intelligenza e la capacità di comprendere meglio e prima, quali siano i punti vulnerabili dell' “esercito nemico” per attaccarlo su un terreno a lui non abituale: farsi cioè trovare sempre dove il “nemico” non si aspetta che tu sia.

Questa è la metafora di quanto accade nel nostro settore nel quale uno scontro aperto fra i Gestori “armati di corte spade” e un “esercito” petrolifero forte e ben equipaggiato porterebbe alla definitiva sconfitta della Categoria.

Dobbiamo invece far tesoro degli insegnamenti di Quinto Fabio Massimo (il temporeggiatore) ed adottare una tattica simile a quella scelta dal Console romano se, pur accettando di perdere qualche battaglia, vogliamo vincere la guerra.

Ovviamente il ricorso a termini bellici è, appunto, solo una metafora, un artificio dialettico per dimostrare che, di fronte ad una situazione catastrofica ci si deve rimboccare le maniche, mettere da parte le “diverse visioni del mondo” e provare a battere strade finora inesplorate.

Questo sarebbe il primo passo per invertire la tendenza e provare a vincere una guerra difficile e contro pronostico.

Questa è la lezione che la storia ci ha tramandato e che noi vorremmo provare a mettere sul tavolo guardando alle “scadenze d’autunno”. (rdv)


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