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RINNOVO ACCORDI: TRA MEMORIA DEL PASSATO E RICERCA DEL FUTURO. UN PASSAGGIO CHE RICHIEDE RESPONSABILITA'

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Ci sono passaggi nella storia di una collettività, come d'altra parte nelle storie individuali di ciascuno di noi, che sono destinati a modificare profondamente il corso degli eventi futuri fin quasi ad ipotecarne la loro inevitabilità, nel bene o nel male.

Essere consapevoli di questi passaggi e delle loro conseguenze anche a lungo termine nel momento stesso in cui si compiono, obiettivamente non é esercizio facile.

Ma, tenuto conto della posta che spesso si mette in gioco, sarebbe almeno buona norma fare lo sforzo di tentare.

Anche perché, molto più spesso di quanto si sarebbe portati a credere, da questo dipendono effetti significativi anche sulla vita di altre persone e persino di intere collettività.

In altri termini si potrebbe parlare di senso di responsabilità.

E' con questo spirito che -al netto degli errori che naturalmente saranno stati pur compiuti- la Fegica, ormai da ben oltre un lustro, ha inteso dare il proprio contributo al settore prima affermando la necessità di condividere ed introdurre nuove regole di "convivenza" nell'ambito di una riforma (meglio una autoriforma) complessiva; poi opponendosi a strappi che hanno dilapidato interamente la marginalità del settore insieme al suo patrimonio commerciale ed industriale; quindi denunciando l'uso improprio dell'arma dello "sconto" che -in assenza di regole certe, oltreché di strategia- ha finito per drogare la competizione fino a rendere inservibile uno strumento essenziale (ma non l'unico) per qualsiasi politica commerciale quale é il prezzo e consegnare fatalmente lo stesso settore al suo triste disfacimento; infine contrastando l'utilizzo strumentale della politica e della comunicazione (di questi tempi, una cosa sola) da parte di quanti sono andati a caccia di una miriade di micro interventi di favore a sostegno di scelte improvvisate e senza prospettiva.

Ci siamo opposti (si può dire fieramente?) a tutto questo, rischiando incomprensioni, in qualche caso l'apparente isolamento e non raramente la ritorsione, proprio nel momento in cui quei passaggi venivano concepiti e, come i fatti purtroppo adesso si sono incaricati di dimostrare, non per questioni di "corporativismo" o per spirito meramente "antagonista".

Non riesce francamente a stupirci che chi si é reso pienamente responsabile -dall'alto del suo autorevolissimo ruolo- di dare impulso decisivo a quei passaggi che hanno determinato queste conseguenze, ora, con il dito puntato verso l'orizzonte, indichi la strada di "difendere il margine, più che le quote mercato" e avverta che "non ha senso fare prezzi scontati, senza un riordino complessivo del settore".

Parole sante. Che -rifuggendo da una certa, crediamo comprensibile, diffidenza- siamo pronti a sottoscrivere.

Devono sembrare davvero lontani, ammesso che si abbia memoria per ricordare, i tempi -2007/2008- in cui si stappavano bottiglie di champagne tutti i fine settimana alla lettura dei dati sulle quote mercato, surfando sull'onda degli sconti in iperself, o quelli -estate 2012- in cui si davano lezioni di concorrenza prendendo gli utili degli affari fatti in giro per il mondo per ribaltarli nell'investimento reputazionale dello scontone che metteva in fila sotto il solleone gli italiani, allora plaudenti, ora evidentemente ingrati.

Adesso é il momento di tradurre queste parole in fatti, questo é il passaggio attraverso il quale ricostituire una prospettiva per il mercato e mettere le basi per rigenerare le condizioni di remuneratività indispensabile a qualsiasi settore produttivo, industriale e commerciale, compreso il nostro.

E' compito assai arduo, perché le condizioni di partenza sono davvero drammatiche, soprattutto per una categoria che, unica, ha dovuto -al netto e ben prima degli effetti della crisi- reggere l'urto di una potenza industriale che si é dimostrata imbelle e remissiva con qualunque altro soggetto: politica, organi di vigilanza, nuovi competitors, concessionari autostradali, ecc.

Potenza che ha travolto, prima di poter passare a saccheggiare il margine dei "propri" gestori, quelle regole -leggi, accordi, contratti- in assenza delle quali (e, con ogni evidenza, proprio per questo) la stessa industria oggi, da ogni punto di vista, tocca il livello più basso in assoluto della sua storia, all'opposto di quanto teorizzato nel recente passato da alcuni.

Questa tormentata tornata di rinnovo di Accordi collettivi aziendali, a cominciare da quello con il leader del mercato, deve quindi non solo difendere spazi economici per i gestori portati già ampiamente al di sotto del livello minimo di sostenibilità da anni di "contrattazione" one to one, oltretutto in un contesto complessivo di marginalità depauperata (ma solo per la "rete").

Ma deve anche porsi l'ambizioso ed urgente obiettivo prima di fermare l'emorragia di vendite e poi di riportarle indietro.

Perché é chiaro che il margine, indipendentemente dal suo valore in assoluto, senza litri, così come i litri senza margine, producono il medesimo mortifero risultato per i gestori.

La speranza di poter raggiungere questo obiettivo passa quindi anche per la ricostituzione di regole che garantiscano al gestore -così come pretende la legge- condizioni eque e non discriminatorie per poter competere nel mercato.

Regole che perciò -ad esempio- impediscano alle compagnie petrolifere di discriminare i propri gestori e le convincano (sigh!) a smettere di continuare a farsi del male da sole, regalando margini e litri ad operatori che passano per geni del mercato senza neanche dover fare lo sforzo di cimentarsi, esentati da qualsiasi alea, ogni incombenza e tutti gli oneri fissi che vengono interamente ribaltati sulla rete, grazie ad una mostruosità ed una evidente stortura competitiva che produce questi effetti solo in Italia e che viene definita ipocritamente "extrarete".

E' per questo che il Sindacato -pur tra non poche provocazioni, minacce, ricatti più o meno diretti di quanti remano contro non sempre alla luce del sole- sta producendo e continuerà a produrre il massimo sforzo per giungere ad una conclusione negoziale degli Accordi.

Perché ritiene di avere individuato in questo passaggio, come già in passato, gli elementi che possono modificare, in un senso o nell'altro, il corso dei prossimi eventi e la sopravvivenza stessa di questo settore e tutti quanti, a diverso titolo, in esso contano di poter continuare ad investire per il proprio futuro.

E' il senso di responsabilità che, al solito, mettiamo a disposizione del settore.

Ma è anche quello che chiediamo agli altri attori e principalmente alle compagnie petrolifere, avvertendo che non esiteremo a denunciare pubblicamente i comportamenti che dovessero trascinare verso ulteriori rotture e strappi, al servzio di interessi oscuri.


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