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"STATI GENERALI": BASTA PROMESSE E IMPEGNI. ORA RISPOSTE ALL'EMERGENZA

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Non sono più sufficienti inviti, impegni e promesse: senza risposte concrete e immediate all'emergenza economica e finanziaria che stringe al collo migliaia di gestori non c'è spazio per qualunque tipo di intesa.

E' questo il "messaggio" più esplicito e determinato presentato al settore e al Governo dall'Assemblea nazionale congiunta dei gruppi dirigenti di Faib, Fegica e Figisc, tenuta ieri, 21 novembre.

Quello che, ancora qualche settimana fa, aveva consentito alla categoria di "fare una apertura di credito" e valorizzare affermazioni che sembravano preludere ad una riapertura in extremis del dialogo e della contrattazione, oggi appare ormai largamente insufficiente, lontano e superato dai fatti.

Offrendo la più adeguata risposta ad ogni tentativo di delegittimazione del sindacato che ciclicamente si ripropone stancamente, gli "stati generali" della categoria hanno riunito a Roma oltre 250 dirigenti/gestori provenienti da tutta Italia -e molte altre centinaia di gestori hanno assitito, per la prima volta, attraverso la diretta streaming di fegica.com- che non hanno lasciato spazi all'interpretazione.

Le decine di interventi appassionati, dopo le relazioni dei Presidenti delle tre Federazioni, sono stati la dimostrazione più evidente della disperazione e della rabbia motivata che sul territorio ormai non può essere più contenuta da ipotesi.

Malgrado questo l'Ordine del Giorno approvato all'unanimità in Assemblea raccoglie tutto lo sforzo di mantenere i nervi saldi e visione di prospettiva.

Ma sbaglierebbe grossolanamente chi credesse che il problema riguardi solo i "benzinai".

300 milioni di indebitamento complessivo -cifra stimata per difetto, limitandosi a quanto é "emerso", e comunque fuori controllo e in rapidissima crescita- é una bomba innescata sotto l'intero "sistema", che solo l'irresponsabilità di una classe dirigente miope può ritenere di nascondere sotto il tappeto o di risolvere attraverso qualche ingiunzione di pagamento.

L'industria petrolifera, o quel che ne rimane, non può continuare a tenere ostaggio il mercato, il settore e quanti in esso operano ad ogni titolo -primi fra tutti i gestori- delle proprie inadeguatezze, dell'incapacità di programmar, della sua connaturata e irresistibile pulsione a divorare tutto ciò che gli si para innanzi.

Né, al solo scopo di distogliere l'attenzione dai suoi stessi drammatici errori, può continuare a improvvisare e recitare a soggetto "eleggendo", di volta in volta, il problema del momento: dagli orari, alla clausola di recesso; dai contratti, alla chiusura degli impianti; dall'aggressività delle pompe bianche, alla macchinetta del self service.

E nemmeno, infine, gli può essere ancora consentito di "lamentare miseria" e denunciare margini da fame, in forza di alchimie contabili interne che separano le singole "unità di business" tra loro e i bilanci delle corporate da quelli delle divisioni operative.

La guerra dei prezzi a colpi di sconti -a giorni alterni e un erogatore sì e l'altro no- oltre alle condizioni "sotto al platts" praticate sul canale extrarete dipingono una realtà completamente differente.

D'altra parte, se ciò che dichiarano fosse vero e visto lo stato di abbandono e di degrado nel quale lasciano i loro assets industriali -vale a dire, gli impianti di proprietà- il tanto denunciato (a sproposito) "esproprio" sarebbe quasi un "atto dovuto" per la sopravvivenza di un settore strategico per il Paese e, con ogni evidenza, anche la loro stessa salvezza.

In questo contesto, la categoria non può che pretendere che gli vengano riconosciute le condizioni minime di sopravvivenza sul piano economico e finanziario.

Il margine, quindi, i soldi. A cominciare dalla restituzione del maltolto attraverso il taglio unilaterale dei margini praticato ai danni dei gestori, in nome di "sconti" veri o presunti, di modalità self  vere o presunte.

Questa é la questione che il sottosegretario De Vincenti troverà sul tavolo il prossimo 4 dicembre, senza la cui soluzione non sarà possibile ipotizzare non solo la revoca delle agitazioni, ma anche la prosecuzione del confronto sui problemi di "sistema".

E' un "aut aut" che viene dal profondo dei gestori. Ma anche dall'interno delle organizzazioni nazionali di categoria che -con tutti i loro rispettivi limiti e le loro differenti sensibilità- hanno dimostrato in tutti questi anni di essere l'unico soggetto ad avere forza e capacità di elaborare proposte di riforma per il settore, senza timore di mettere in gioco se stesse e resistendo alla tentazione (sempre più forte) di giocare al "tanto peggio, tanto meglio".

Le stesse osservazioni al Documento governativo sulla Strategia Energetica Nazionale depositate da Faib e Fegica da una parte e Figisc dall'altra -documenti differenti eppure, per larga parte, complementari- costituiscono la migliore, se non l'unica, sintesi progettuale per il futuro della distribuzione carburanti che il settore abbia saputo produrre.

Ma in questo momento i nuovi contratti, la ristrutturazione della rete, la riforma del settore, la ripresa dei tavoli negoziali, il decreto sulla pubblicizzazione dei prezzi sono dei lussi salottieri che nessuno dovrebbe immaginare di potersi permettere mentre in strada "fischiano le bombe".


Ordine del Giorno degli "stati generali" di Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio del 21.11.12.pdf

 


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