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LE REGOLE DEL MERCATO CONTRAPPOSTE AL MERCATO DELLE REGOLE

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legalita competizione

di Roberto Di Vincenzo

Troppo spesso, nel lessico comune, del sostantivo "mercato" viene fatto un uso disinvolto senza fare troppo caso alle differenti accezioni che pure mutano profondamente il senso del ragionamento.

Se in un senso più concreto e generale il Mercato (con la maiuscola) indica il luogo fisico dove avvengono le contrattazioni per la vendita e l’acquisto di determinati prodotti, in un senso più astratto il mercato (con la minuscola) è l’insieme delle operazioni relative a un determinato bene.

La confusione che si finisce per generare (volutamente?) rende sempre più labile il confine fra ragionamenti economici complessi e operazioni "economiche elementari ripetute" che ciascuno di noi compie ogni giorno.

Qualcuno potrebbe obiettare che non è la "grandezza" dei valori mobilitati a fare la differenza fra i due significati e che, in sostanza, sempre di "transazioni" si parla.

Tuttavia se, nella prima accezione, il Mercato è in grado di influenzare -in pochi minuti- la vita di miliardi di persone sparse nei cinque Continenti, il mercato, nella seconda, può influenzare al massimo la compravendita di un chilo di arance esposte sulle bancarelle dei mercati rionali.

Ma, come si sa, quando si affrontano sistemi complessi e articolati, la cui genesi è sottratta al "cittadino comune", tutto può diventare opinabile: diversamente non si spiegherebbe come il "battito d'ali di una farfalla" nel nostro continente, possa generare un uragano oltreoceano.

Quello che non è invece opinabile è che non può esistere un Mercato senza Regole, come sostengono esimi economisti e premi Nobel.

Un Mercato retto da Regole codificate garantisce a tutti gli operatori la possibilità di competere liberamente in un quadro di certezze, consentendo gli di mettere a disposizione del Mercato stesso le loro efficienze, la loro capacità di migliorare l'offerta al potenziale fruitore (consumatore) di beni e servizi.

Questo effetto virtuoso, però, si genera solo se la fissazione delle Regole è accompagnata da un sistema di controllo efficiente tale da dissuadere le violazioni e, nel caso, reprimere i comportamenti illegittimi.

Non c’è dubbio che un soggetto che viola le Regole – approfittando di quella che potremmo definire una "deregulation per mancanza di controlli", nonché della confusione generata dall’uso disinvolto delle diverse accezioni di una stessa parola – gode di un vantaggio competitivo considerevole nei confronti dei soggetti che, per loro stessa natura, non possono che rispettare le medesime Regole.

Ciò che sposta gli equilibri del Mercato, falsa la dinamica tra competitori e tra le loro rispettive offerte, a tutto svantaggio, in sintesi ed in ultima analisi, sia dell’intero “sistema”, che del fruitore/consumatore.

Insomma, il risultato opposto a quello che, di regola e fatta salva la buona fede, ci si pone quando si intende “liberalizzare” un settore e “aprirlo alla concorrenza”.

Ed è quanto, purtroppo, è accaduto al settore petrolifero.

Per anni è stata alimentata la “Confusione” sostenendo – a partire dall’industria petrolifera, ingolosita dall’aver intravisto la possibilità di “regolare i conti col nemico” – che senza “Regole” tutto sarebbe finalmente filato liscio ed il “Mercato” avrebbe fatto giustizia delle inefficienze (degli altri).

Il risultato, (mica tanto) paradossalmente, è stato esattamente il contrario.

Altri soggetti, con meno scrupoli e maggiore vocazione alla flessibilità, hanno potuto facilmente avvantaggiarsi in un primo tempo dello spazio concesso direttamente da un'industria un po' in crisi di progetto e di proposta, ma incomprensibilmente pronta a riservare loro grandi vantaggi economici, finanziari e logistici.

Gli stessi soggetti hanno poi approfittato, in misura sempre maggiore, di quel rilassamento indotto del sistema regolatorio che è diventato, con il passare del tempo, fatalmente il punto di partenza per effettuare nuove scorribande e per ricercare nuovi ed ulteriori campi di manovra in modo sempre più spregiudicato spingendosi fino al limite – e ormai, in tutta evidenza, ben oltre il confine – della legittimità.

Ciò ha finito per spostare la prospettiva del settore: dalle Regole del Mercato ad un mercato delle regole (con un termine meno aulico, si potrebbe dire di quello delle vacche).

Se lo scotto più alto di una tale situazione è certamente stato pagato dai Gestori, appare particolarmente evidente, ex post, che ne escano malconci (e peggio ancora in prospettiva) tutti gli operatori – e, tra questi, l’industria petrolifera in particolare – che le Regole tendenzialmente rispettano per propria scelta o anche perché non possono fare altro.

Non c’è da stupirsi, quindi, del "dumping" attuato grazie all’utilizzo degli escamotage più disparati, a cominciare dal riversamento sulla rete di quantità eccezionali di prodotto in esenzione/evasione d’Iva o di accisa.

I mattinali della Guardia di Finanza che danno notizia degli ormai quotidiani sequestri di depositi, autobotti, impianti non possono e non debbono però dissimulare il sostanziale disinteresse mostrato dalle Istituzioni che hanno il compito di assumere la responsabilità di un intervento deciso a tutela del Mercato, della Concorrenza, del Sistema Produttivo, dello Sviluppo Economico e dei Consumatori.

Né può avere alcuna legittimità (o ragionevolezza) la tesi a mezza bocca persino ammessa per la quale un intervento verso chi vende carburanti a prezzi bassi sarebbe impopolare: è quanto, grosso modo, è stato fatto intendere quando è stata fatta cadere nel vuoto, per esempio, una segnalazione circostanziata della Fegica riguardante i “prezzi sotto al platts” praticati a Francavilla al mare.

Identico ragionamento dovrebbe poter essere fatto per quell’esercito di disperati (privi persino del permesso di soggiorno) che vengono utilizzati - per pochi euro al mese ed aggirando le leggi vigenti – per prestare il "servizio" presso il “fiore all’occhiello” della rete con ogni tipo di marchio: gli impianti (ipocritamente) completamente automatizzati.

Che questo stato di cose non può certo rappresentare la "nuova frontiera" del nostro settore, siamo certi sia ormai convinzione diffusa: se così non fosse dovremmo prepararci ad un lento declino e ad un silenzioso oblio per un settore che ha contribuito a garantire la mobilità, la crescita e lo sviluppo del nostro Paese.

E allora è giunto il momento di tornare alle Regole: poche, chiare e da fare applicare universalmente.

Le Regole non sono contro il settore o l’impresa; costituiscono, al contrario, la tutela e la migliore opportunità degli operatori onesti e corretti che hanno l’ambizione di avere una propria prospettiva in un Mercato sano.

E non c’è Mercato sano dove le infiltrazioni dell’illegalità (sempre più organizzata) producono “vantaggi competitivi” a favore di alcuni operatori e a danno di altri: si tratti di approvvigionamenti clandestini a prezzi stracciati; di forniture riservate dalle compagnie a segmenti di mercato a prezzi irraggiungibili per la rete di marchio; di condizioni contrattuali ed economiche inique ed al ribasso riservate ai Gestori o della conduzione, di fatto, di un'attività gestionale in spregio a quelle stesse regole che la Legge prevede.

Si sente parlare sempre più spesso e in molti ambiti (e non sempre completamente specchiati) di "legalità", ma lasciando la netta sensazione che ciascuno parli immaginando che il problema riguardi qualcun altro e che sia qualcun altro a cominciare a dare il buon esempio.

E’, invece, un compito dal quale nessuno – tra gli onesti – può sentirsi esentato.

I tempi per un nuovo "patto per le Regole", nell'interesse del Mercato, fra tutti gli operatori sono maturi: rinviare o nascondersi dietro sofismi a difesa dell'esistente finirebbe soltanto per accelerare quel declino epocale che, in tempi rapidi, finirà per essere pagato -ed a caro prezzo- dai cittadini, dai Consumatori e dal Paese.

Per quel che ci riguarda, questo compito intendiamo assumerlo nel modo solito con il quale interpretiamo da sempre il nostro ruolo: concorrendo attivamente ad elaborare la proposta.

Ci aspettiamo che dal settore emergano le medesime intenzioni che consentano una tempestiva sintesi.

 

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