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NE' TOTEM, NE' TABU'

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equilibrio

di Roberto Di Vincenzo

Non c’è dubbio che i numerosi motivi di una diffusa criticità, non raramente drammatica, che negli ultimi anni ha investito la Categoria nel suo complesso e molti tra i Gestori in particolare, richiedano un supplemento di riflessione anche delle organizzazioni sindacali, nel tentativo di ricostruire una piena capacità di dare risposte immediate senza perdere di vista la necessaria preparazione delle condizioni di una prospettiva futura.

In un tale contesto di sofferenza è anche comprensibile che diventino meno distinti alla percezione individuale ed immediata i confini tra cause ed effetti degli avvenimenti che si susseguono.

Infatti se un normale processo dialettico diviene esso stesso non mezzo ma fine, il processo medesimo perde la propria forza di generare risultati ed è condannato all'inutilità. All'inanità. Alla residualità. Questo è un primo, incontrovertibile fatto.

Crediamo invece che il nostro compito sia anche quello di resistere alla tentazione di cedere alle semplificazioni del momento ed evitare che le convinzioni particolari assurgano a scelta politica definita ed indiscutibile, lungo la quale far muovere una Categoria che, pur nella sua atipicità, rimane pur sempre una Categoria.

Diciamo questo non per il vezzo di pretendere di esercitare sempre e comunque la “rappresentanza”, ma nella convinzione che senza mediazione culturale (e politica) di un soggetto intermedio (quale siamo), la Categoria avrebbe già perso questa connotazione, tornando nell'antro all'interno del quale è vissuta fino a tre decenni fa'.

Così come, allo stesso titolo, sarebbe fin troppo semplice sfidare chiunque a sostenere che le condizioni di partenza di questa Categoria siano state migliori di quelle odierne.

Dobbiamo, perciò, sforzarci di arricchire la cronaca degli effetti percepiti, con la ricerca del "come" e del "perchè", cercando una storicizzazione della cause che non sempre la memoria ci assiste adeguatamente nel tenerle presente quando più ne avremmo bisogno, vale a dire quando ci si pone il fatidico quesito sul “che fare?”.

Gli accadimenti, si sa, non sono figli del caso: esiste sempre un contesto generale all'interno del quale i processi giungono a maturazione.

E’ il caso dei comportamenti assunti dalla controparte dei Gestori.

E lo stesso vale per l’iniziativa assunta dalla Categoria attraverso la propria rappresentanza sindacale.

Le cose si determinano perchè, pazientemente, ci si è messi in cammino, trovato sintesi e convergenze, assunto pozioni dure e dialettiche, realizzato mobilitazioni ed aumentato la partecipazione alle scelte politiche ed alla definizione di una strategia condivisa.

Gli Accordi sono il risultato di questo lungo processo nel quale il "tutto, subito e gratis" è stato sostituito dalla costruzione di un'alternativa, sono la rinuncia a mostrare i "muscoli" tanto per farlo e strappare qualche gridolino di compiacimento e cercare, nel concreto, soluzioni possibili ai problemi che la Categoria -o, più precisamente la gente che vive, lavoro, sogna e spera in questa dimensione- pone. Ogni giorno. Altro che Totem!

Qualche volta rischiamo di farci trascinare, nell'enfasi della nostra azione, in un sordido retrobottega nel quale diventa difficile dividere il vero dal verosimile o, peggio, dal falso: il mito delle ombre riflesse nella caverna che Platone, già nel IV secolo AC, aveva raccontato per mettere in guardia sulla differenza fra ciò che è e ciò che appare.

Questa confusione rischia di dar vita ad una commedia degli equivoci il cui finale, quando le torce alle spalle dei soggetti che generano ombre si saranno spente, sarà difficile che possa essere quello regalato da tanti film italiani degli anni sessanta e settanta.

Tutti sappiamo (o dovremmo saperlo) e tutti facciamo finta di non capire: la rappresentanza dei Gestori ma anche i dirigenti di un'industria petrolifera che è diventata la caricatura di se stessa. Sotto la pressione dell’emergenza dimentichiamo che alcune scelte fatte altrove e molti anni fa’ hanno generato quell’onda lunga che oggi continua a infrangersi violentemente sulle nostre spiagge.

Quando Rockefeller ha deciso di ridurre il suo impegno (e quello delle sue società) nel down stream petrolifero; quando Exxon-Mobil ha ceduto le sue attività negli Stati Uniti, in Spagna, Portogallo, Francia (dove la sua presenza è a livello di testimonianza) ed in gran parte d'Europa; quando c'è stato un arretramento delle compagnie petrolifere multinazionali che hanno scelto altre latitudini (con molti meno vincoli della vecchia Europa) per i loro affari ed hanno cominciato a cedere reti distributive e capacità di raffinazione a terzi soggetti operanti "ai margini" di questo mondo; quando tutto questo avveniva, per quanto non molti tra noi sentissero l’esigenza di “pre-occuparsene”, nessuno avrebbe dovuto nascondersi che sarebbe stato senza conseguenze ed indolore.

Primi, fra tutti, i Governi italiani che si sono succeduti i quali, al contrario, hanno chiuso gli occhi davanti all'evidenza ed anziché provare a capire la crisi, hanno preferito, fatalisticamente, tirare a campare e cavalcare l'onda del momento.

Sarebbe sufficiente confrontare la stesura delle SEN che, a stretto giro di posta, si sono susseguite dopo decenni di vuoto di programmazione energetica: la prima che incentra tutto il futuro sul gas; la seconda che punta tutto sull'energia elettrica.

In questo quadro di disfacimento di un intero settore appare fin troppo semplice giocare al "si salvi chi può": un quadro nel quale il più forte (o preteso tale) continua ossessivamente a cercare di mangiare il più debole per finire, tutti insieme, nel pentolone dell'avvocato Azzeccagarbugli.

La nostra Categoria è in trincea a difendere quel poco spazio che le è rimasto e che, con un gesto di generosità degno di altre cause, è rimasto al settore.

Il quadro normativo generale, gli Accordi generali e quelli Aziendali (finchè ci sono) sono come l'elmetto che i fanti mettevano nei fossati aspettando l'attacco del nemico. Altro che Totem.

Ma bisogna avere il coraggio di guardare avanti e fare dell'analisi politica e delle contraddizioni del sistema, la stella polare dell'azione delle strutture di rappresentanza.

L'obiettivo è preservare quell'autonomia e quella capacità di essere un elemento propositivo dell'intero sistema piuttosto che una rotella dell'ingranaggio azionato da altri soggetti. E gli Accordi -che non si disdettano ma si difendono- sono, in questa direzione, lo strumento principe.

La Fegica rivendica e difende Accordi ed Intese che siano realistici -ancorchè non i migliori del mondo ma solo del mondo possibile- con la stessa forza con cui ha combattuto e denunciato "inciuci" ed "accordicchi" (quelli sì conclusi “ad ogni costo”) che hanno accelerato, nella vita di relazione della nostra Categoria, il processo che stava prendendo forma.

Eppure con umiltà e mettendo da parte l'orgoglio della Ragione, abbiamo ricominciato daccapo, come se nulla fosse accaduto e come se gli incidenti di percorso fossero uno scherzo della storia destinato a polverosi archivi: una divertita rivincita di un dispettoso "genius loci" nei confronti di tante certezze.

Occorre una forte dose di generosità per costruire l'ultimo baluardo al debordante strapotere dei “nuovi padroni” che si stanno nutrendo, sulla pelle dei Gestori, dei cascami dell'industria petrolifera, nella totale indifferenza delle istituzioni e della Politica.

Non abbiamo perso la fiducia e la convinzione di vincere questa battaglia insieme alla Categoria riprendendo nelle mani la torcia della proposta e della predisposizione del futuro.

Abbiamo il dovere di restituire qualità al domani sapendo mobilitare la parte migliore della nostra Categoria e del suo Gruppo Dirigente; sapendo metterci magari in discussione indicando la strada, per quanto possa essere difficile da percorrere; sapendo rinunciare a qualche cosa oggi per investire con intelligenza sul futuro; sapendo arrivare alla soluzione un attimo prima di chi questo futuro vuole cancellarlo.

Insomma, abbiamo il compito di riuscire a suscitare quella speranza senza la quale il Mondo sarebbe fermo all'età della pietra.

Esso e Shell hanno abbandonato il mercato italiano; Total sta per farlo: è una realtà incontrovertibile cui nemmeno la Politica si è degnata di dedicare una parola (se si escludono le smentite del Governo sulla Esso, a loro volta smentite dai fatti).

Sembrava inimmaginabile appena pochi anni fa’, eppure sta accadendo; anche grazie all’azione di surroga della Politica che nel nostro settore (e solo nel nostro settore, almeno con tale cieca virulenza) ha intrapreso l'AGCM che, per un pizzico di visibilità, ha distrutto un settore ed aperto le porte al depauperamento ed alla illegalità travestiti da concorrenza.

Non possiamo arrenderci di fronte a tutto questo alzando una bandiera bianca.

Invece dobbiamo ripartire proprio da questo punto, dal convincimento che domani, se saremo in grado di suscitare l'interesse in primis della nostra "gente", niente sarà uguale ad oggi. In meglio? In peggio? Questo dipenderà da noi. E solo da noi.

Come sosteneva Aristotele: "Non bisogna dar retta a coloro che consigliano all'uomo, perchè mortale, di limitarsi a pensare cose umane e mortali; anzi, al contrario, per quanto è possibile, bisogna comportarsi da immortali e far di tutto per vivere secondo la parte più nobile che è in noi".

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