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MACCHE' MATTEI, FERMATE QUESTO DISASTRO

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staffetta quotidiana

Dietro la maschera di Papaleo

di Giorgio Carlevaro

pubblicato su "Staffetta Quotidiana"

Nell'intervista televisiva del 12 aprile 1961, rimasta famosa per l'apologo del gattino e dei cani famelici, a una domanda sulla possibilità di nuovi ribassi della benzina dopo quelli applicati a partire dal 19 marzo 1960 Mattei rispose che si doveva aspettare “luglio/agosto dell'anno prossimo quando sarà pronta la raffineria di Gela”, perché, disse, “nuovi ribassi immediati avrebbero rischiato di lasciare le pompe senza benzina per l'espansione delle vendite che avrebbero provocato”. Proprio quello che rischia di accadere con l'operazione “Riparti con Eni”.

Oggi l'Italia ha un eccesso di capacità di raffinazione superiore del 20/25% al fabbisogno, una situazione che costringe alcune raffinerie a chiudere e altre a lavorare a passo ridotto, eppure accade che Eni, per ottimizzare il ciclo dei suoi approvvigionamenti o, per dirla in parole più povere, per non intaccare le scorte d'obbligo, sia costretta ad acquistare carichi spot in Mediterraneo. E' accaduto la settimana scorsa e non più tardi di mercoledì quando, secondo quanto riferito dal Platts, ha acquistato dalla Repsol, che a scanso di equivoci non ha raffinerie in Italia, un carico di 30.000 tonnellate di gasolio 10ppm con specifiche estive per consegna al deposito di Gaeta tra il 14 e il 18 luglio, cioè in occasione del quinto round di quella che abbiamo chiamato “la guerra del week-end”.

Come è possibile che ciò accada quando Eni dispone di raffinerie a Sannazzaro, Livorno, Gela, Taranto e Marghera, tutte al momento con largo eccesso di capacità? E' questo uno dei tanti paradossi che gli emuli di Mattei hanno innescato a partire dal 16 giugno senza rendersi conto della scossa che avrebbero provocato in tutto il sistema petrolifero italiano, un vero e proprio terremoto che, come la Staffetta ha già avuto occasione di rilevare, sta scompaginando, accordi, patti, metodi e moduli.

Sempre in occasione dell'intervista televisiva, ma già prima nella prolusione tenuta a Piacenza il 12 settembre 1960 e poi nella conferenza stampa del 14 febbraio 1962 con i rappresentanti della stampa estera in Italia, Mattei spiegò le ragioni dei ribassi attuati dall'Agip che non erano quelle di sconvolgere il mercato e tanto meno di distruggere ricchezza, ma di “spingere le grandi compagnie a concedere sul prodotto lavorato quello sconto che non viene concesso sul prezzo del greggio” facendo l'interesse di tutti i consumatori, non solo di determinati clienti e in determinati giorni della settimana, ma per tutti e tutti i giorni. Che è un altro paradosso dell'operazione “Riparti con Eni” che lascia disoccupata o quasi la rete carburanti, Eni e non Eni, per tutta la settimana, salvo poi provocare lunghe code nel week-end presso i punti vendita che praticano gli sconti, non sempre però a portata di tutti. Un aspetto di questa strana guerra in cui tra l'altro, dopo che l'Antitrust cinque anni fa li aveva vietati, sono tornati in auge il prezzo unico nazionale e la sua pubblicizzazione.

Un insieme di paradossi che lascia tutti sconcertati e perplessi. Perché, se è vero che anche l'Eni come tutte le compagnie condivide parola per parola la diagnosi preoccupata esposta da Pasquale De Vita all'ultima assemblea dell'Unione Petrolifera e le proposte enunciate per affrontare la crisi della raffinazione e quella della distribuzione, di fatto ha messo in moto un processo che potrebbe avere come conseguenza di accelerare l'espulsione dal mercato di un sacco di impianti (raffinerie, depositi, stazioni di servizio) e di provocare un numero notevole di esuberi e di esodati tra i dirigenti e gli impiegati delle compagnie, nelle raffinerie, nei depositi, nelle stazioni di servizio: una sorta di epurazione di cui lo Stato prima o poi dovrà farsi carico. E' questa la vicinanza ai cittadini e alle famiglie italiane che si vuole realizzare a suon di sconti? O il folletto è scappato di mano e nessuno sa più come rimetterlo nel sacco? Con il rischio che quella del comico Rocco Papaleo si trasformi alla fine in una maschera tragica.

Se qualcuno ha il potere di intervenire per fermare questo disastro, si faccia avanti. Prima che sia troppo tardi.


Il Direttore Carlevaro "posiziona", con un apposito editoriale, lo storico quotidiano del settore sulla questione "scontone eni". Lo riportiamo integralmente per il rilievo ed il privilegiato posizionamento del punto di osservazione dal quale vengono avanzate le riflessioni, oltreché l'"accorato appello" finale, in esso contenuti. Lo facciamo senza, con questo, pretendere di "appropriarsi", di "dare dimostrazione" a tesi già esposte, né tantomeno di esprimere qualsiasi giudizio di valore. Ci pare, però, che in molti "segnali", non ultimo questo autorevole editoriale, possa essere riscontrata nel settore l'inedita (almeno a questo livello) e oramai diffusissima convinzione che Eni si sia non tanto "isolata", quanto invece posta al di fuori del settore, se non persino contro. Non é questione banale trattandosi di un settore "strategico" per l'intera l'economia del Paese, del leader del mercato e del ruolo "politico" che esso non può continuare a dissimulare di avere, tenuto conto della sua proprietà. Un leader che "gioca" contro il mercato che ha la responsabilità di guidare non é solamente un controsenso o un paradosso. Pone questioni prima di tutto regolatorie che non possono essere ignorate e comunque non più delegate alla funzione succedanea della spontanea ragionevolezza o del privato senso della misura. E mina dal profondo quei sentimenti di fiducia e lealtà che ciascun operatore deve naturalmente riconoscere intrinseco ai comportamenti di un leader, al di la delle naturali separazioni di interessi in competizione tra loro. E, a questo punto, importa poco (e neanche troppo persino a noi della Fegica) stabilire se lo "scontone" sia un fulmine a ciel sereno o non, piuttosto, solo l'ultimo segmento di una storia iniziata molto tempo prima. [ndr]


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