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IL "BOTTA E RISPOSTA" TRA GILOTTI E DI VINCENZO SU STAFFETTA QUOTIDIANA

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Pubblichiamo, per gentile concessione di Staffetta Quotidiana, l'intervento di Roberto Di Vincenzo, ospitato nella giornata di ieri, a commento dell'intervista ad Alessandro Gilotti, Presidente di Unione Petrolifera, realizzata e pubblicata il 3 ottobre dal medesimo giornale del settore.


Di Vincenzo, nessuna "nuova UP" con scelte di corto respiro.

Lettera a Staffetta.

«L'intervista rilasciata dal Presidente della “nuova” Unione Petrolifera, Alessandro Gilotti, è per molti aspetti condivisibile.

Lo è quando fa l'analisi degli scenari del settore saltando a pie' pari i confini nazionali; quando sottolinea che è il tempo di scelte coraggiose; quando pone l'accento sulle nuove tecnologie che rischiano di destabilizzare il mercato saldamente nelle mani dell'Opec; quando rilancia sui temi della raffinazione assumendo come dato non l'italianità fine a se stessa ma come elemento di garanzia del livello di competitività italiana ed europea.

Ed è tanto condivisibile che viene da domandarsi come mai fino ad ora l'industria petrolifera che opera in Italia si sia limitata a mettere la testa sotto la sabbia quando gli è stato ripetutamente chiesto conto di politiche completamente slegate dalle questioni che ora il Presidente di UP pone all'attenzione e che, al contrario, hanno avuto la responsabilità di aprire ulteriori e drammatiche ferite per l'intero sistema produttivo.

Se nessuno immagina che una intervista possa dare la risposta a tutti i problemi del settore, non si può però non sottolineare con altrettanta chiarezza come non ci possa essere alcuna “nuova UP” se si continuerà a glissare su scelte e comportamenti di corto respiro e “contro” il mercato (vendite sotto costo – o, se si preferisce, sotto il Platts – extrarete, politiche di prezzo, ecc.) con cui l'industria, in ordine sparso, ha eroso, insieme a quella dei gestori, anche la marginalità operativa delle stesse aziende, azzerando ogni possibilità di investire tanto negli asset industriali, quanto in una qualsiasi politica commerciale degna di questo nome.

Se non si faranno i conti con questi nodi non si potrà che continuare a mostrare - cercando di convincere sé stessi, prima di ogni altro - una “visione sdoppiata”, nella quale per poter chiedere la fiducia nella granitica certezza sulla ritrovata unità delle compagnie petrolifere, non si può far altro che compiacersi dell'inevitabile regolamento di conti che attende i gestori e del ridimensionamento dei retisti indipendenti.

Non è certo con “nuove minacce” che ci si può candidare con credibilità, serietà ed autorevolezza ad invertire una tendenza disastrosa che si ha, complessivamente, la responsabilità di avere determinato.

Anni di “mano libera” – come non avveniva da prima degli anni '70 – lungi da sprigionare risorse e competizione, hanno gravemente compromesso proprio i bilanci delle stesse compagnie petrolifere, oltreché l'attività dei gestori.

Sarà ben difficile accreditare come “nuova” la “visione” di una industria che trova la sua unica ragione di unità nel pretendere la resa dei gestori e nell'indicare che il futuro sarebbe nei contratti di tre mesi e negli impianti automatizzati.

Anche perché una politica indifferente e incompetente ha dimostrato in questi anni di trovare facile e assai comodo adeguarsi a queste piccole richieste di corto respiro, piuttosto che doversi impegnare in riforme strutturali di prospettiva.

E' proprio in questo contesto che sono maturate quella serie di iniziative legislative che, ciascuna a suo modo, si stanno rivelando ogni giorno di più come il sapone sulla corda che sta strozzando il settore.

Considerare quello che ora offre il sapone a buon mercato come un “alleato”, non solo non ha niente di nuovo, ma non dà alcuna garanzia, avendo quello già dimostrato in passato la sua disponibilità a diluire e stemperare le posizioni di partenza in corso d'opera.

E' un ragionamento che dovrebbe valere anche per la “ristrutturazione” della rete, oggi divenuta la nuova frontiera per una industria che, da proprietaria, avrebbe potuto da decenni risolvere il problema da sola. La stessa che ha ceduto impianti marginali anziché chiuderli.

Il “progetto” in predicato di essere introdotto con il decreto legge del “fare 2” rispolvera, per l'ennesima volta, il concetto di impianti “incompatibili” perché, pur mostrando la sua evidente debolezza, è l'unico elemento sul quale le compagnie sono riuscite a trovare una pur minima e faticosa convergenza.

Ed al Governo, e prima ancora al ministero, non hanno trovato niente di più comodo che recepirlo.

Eppure il settore ha saputo proporre altre visioni che potrebbero registrare una complementarietà, se solo se ne volesse discutere.

Il progetto di ristrutturazione della rete pilotata presentato dai gestori, oltreché essere l'unico di dominio pubblico, ha obiettivi chiari, percorsi lineari e soluzioni contemperate alle esigenze di tutti gli operatori.

L'UP, invece, sembra voler lasciare intendere che voglia, ancora una volta, procedere in splendida solitudine, forte di una “sintonia” – non certo trasparente – con il ministero e dando per acquisito che i gestori sarebbero “sostanzialmente” d'accordo (ma quando mai!).

Il problema è che le organizzazioni di categoria, su questi temi nemmeno consultate, non sono chiuse al confronto, anche partendo dalla “bozza” UP, ma il risultato non può che essere una sintesi condivisa fra tutti gli operatori e non un progetto di una parte sola cui chiedere adesione.

Alle posizioni espresse con chiarezza, per carità, dal presidente della “nuova” UP, noi rispondiamo con la forza di una costruttiva responsabilità.

Il nuovo futuro non si costruisce mostrando i muscoli.

Al massimo questa impostazione potrà dare, nell'immediato, l'impressione e appena una parvenza di unità di intenti al proprio interno, mettendo però le basi per una radicalizzazione delle posizioni ed un nuovo scontro durissimo con il “resto del mondo”.

In una assoluta continuità con il passato, che si è già dimostrata funesta per l'intero settore.

Noi continuiamo a credere che si debba lavorare per un futuro fatto di scelte di prospettiva condivise, che siano capaci di recuperare, pure a condizioni nuove e differenti, livelli di efficienza ed economicità sia per la parte industriale che quella commerciale.

E' questo l'approccio che ci aspettavamo dalla nuova Unione Petrolifera che, se intendesse davvero “lasciare il segno”, potrebbe cominciare ad aprire un confronto a tutto campo sui temi del settore e sul ruolo della distribuzione. Se vuole anche a partire dalla ristrutturazione. Ma, deve essere chiaro, che il progetto non può esaurirsi nelle “chiusure” ma deve chiarire anche gli assetti futuri ed i destini della categoria.

La nostra disponibilità non è in discussione ed è stata negata in questi anni solo da chi ha lavorato scientemente perché non fosse raccolta, volendo impedire che il paziente esercizio della dialettica consentisse di raccogliere importanti risultati per tutto il settore.

Se così non fosse, ci rassegneremmo, come altre volte in passato e nostro malgrado, a farci trovare pronti.

E' una scelta affidata alla riflessione delle aziende petrolifere a cui non si potrà continuare a sottrarre ancora a lungo».

Roberto Di Vincenzo

Presidente della Fegica-Cisl


Staffetta Quotidiana - Gilotti: vi presento la nuova UP - 3.10.13.pdf

Staffetta Quotidiana - Di Vincenzo, nessuna nuova UP con scelte di corto respiro 10.10.13.pdf


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