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l'intervista di Roberto Di Vincenzo per OIL&NONOIL

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di-vincenzo-450Di Vincenzo (Fegica): “dalla violazione delle regole nasce l’illegalità, e non si combatte con la e-fattura”
“La lotta all’illegalità non si fa con la e-fattura ma con una serie di provvedimenti che nessuno, per ora, sembra prendere in considerazione”. Piuttosto “bisognerebbe mettere in atto almeno due misure, già presentate al Ministro Di Maio”: una riguarda un utilizzo diverso dell’Osservatorio Prezzi e l’altra la reintroduzione – nelle vendite sotto costo – dei carburanti che all’epoca erano stati espunti perché sotto sorveglianza.

Nell’intervista che segue Roberto Di Vincenzo, presidente della Fegica, parla, senza sconti per nessuno, dei temi caldi del settore, “un settore che, allo stato dell’arte, appare traballante e forse senza prospettive”.

Dopo una lunga trattativa è stato rinviato al primo gennaio 2019 l’obbligo per i gestori di emettere fattura elettronica ai clienti che ne fanno richiesta. Sarete pronti per allora? Come vi state organizzando per adempiere alla norma?

Siamo delle Organizzazioni di buon senso e abbiamo fatto tutto quello che era possibile per non ritardare l’entrata in vigore della fatturazione elettronica. Mi sembra, però, di poter dire che altrettanta solerzia – al di là degli annunci – non ci sia stata da parte dell’Amministrazione. L’App promessa è uscita in forma Beta alla fine del mese di giugno con notevoli problemi di fruizione che ci auguriamo si stiamo risolvendo. L’obiettivo è quello di rendere semplice ed accessibile a tutti l’ingresso nel sistema e consentire di procedere speditamente all’elaborazione ed alla stampa della e-fattura. Gratuitamente senza ingrassare, a spese dei Gestori, il portafoglio delle software house. Nessuno, però, deve strumentalizzare: la lotta all’illegalità non si fa con la e-fattura ma con una serie di provvedimenti che nessuno, per ora, sembra prendere in considerazione.

Uno degli strumenti per debellare l’illegalità è l’anagrafe carburanti che finalmente è pronta…

L’Anagrafe è uno strumento. Un mezzo, non un fine. E, come tutti gli strumenti, non è buono o cattivo in sé: è l’uso che se ne fa a qualificarlo. Abbiamo creduto e voluto l’Accordo che ha portato al “progetto di ristrutturazione” che ha impiegato circa tre anni per vedere la luce. Adesso si tratta di capire come aziende petrolifere e, soprattutto, quella miriade di retisti privati che pensano di operare in un suk, piuttosto che in un mercato – che ha le sue regole – vorranno applicarlo. Vedremo alla prova dei fatti quanti impianti – incompatibili fin dal 1998 – chiuderanno. Il problema rimane sempre lo stesso: non è sufficiente fare le regole se poi chi non le rispetta la fa’ sempre franca. Le regole sono importanti ma la loro applicazione – e la sanzione che può arrivare fino alla revoca del titolo – è essenziale. Purtroppo non vediamo grande solerzia. E’ dalla violazione delle regole e dal che nasce l’illegalità: non dalla e-fattura. Bisogna perseguire chi le regole le viola, non chi le rispetta.

Quindi quali misure andrebbero prese per contrastare questa piaga?

Ci sono almeno due misure a costo zero che abbiamo già rappresentato al Ministro Di Maio e che possono essere immediatamente messe in cantiere: la prima riguarda l’Osservatorio Prezzi ed il suo utilizzo: come mai all’appello mancano, ancora circa 5.000 impianti, senza che alcuno provveda a sanzionare gli inadempienti?. Lo strumento messo a punto – ancora una volta a carico dei Gestori – avrebbe dovuto fornire una mappatura dei prezzi e non un esercizio statistico per addetti ai lavori. Dobbiamo utilizzarlo diversamente ed individuare -ab origine- gli scostamenti significativi rispetto al Platt’s o al prezzo medio Italia: il sistema dovrebbe generare una sorta di “warning” da mettere a disposizione della GdF affinchè accerti la provenienza della merce ed applichi le sanzioni previste – anche il ritiro dell’autorizzazione. Unitamente a ciò potrebbe essere “aggiornato”, senza lunghi iter parlamentari, il D. Lgs. 112/98 (relativo al “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali”, ndr) provvedendo a reintrodurre – nelle vendite sotto costo – i carburanti che, all’epoca erano stati espunti perché sotto sorveglianza. Per effetto combinato dei due provvedimenti a costo zero, forse potremmo avere un quadro più chiaro ed un’area di intervento più efficace. Sempre che si abbia la voglia di “perseguire” chi delle regole fa strame! E, poi, ci sono quei circa 5000 impianti con un erogato/anno fino a 300 Klt: non sono quelli un veicolo utilizzabile per chi ha voglia di aggirare le regole? Forse è arrivato il momento di chiuderli d’imperio.

Finalmente è andato a buon fine il complesso negoziato avviato tra gestori e UP per la tipizzazione del contratto di commissione. Quali sono i riflessi positivi sulla categoria?

Vorrei evitare di fare ricorso ad eccessive enfatizzazioni ma, non c’è dubbio, che questo accordo rappresenti una svolta -senza aggettivi- per il settore. Un settore che si trasforma alla velocità della luce, un settore dal quale escono operatori internazionali importanti – forse una riflessione politica bisognerebbe farla sul tema – deve poter contare anche su strumenti contrattuali in grado di cogliere tali trasformazioni. Se da una parte abbiamo veri e propri “rider” che incuranti delle norme e delle regole fanno i loro affari -spesso alle spalle dei consumatori oltre che dei Gestori- noi abbiamo avuto il coraggio di azzardare un’altra visione del Mondo nella quale le compatibilità possono essere raggiunte. Ci auguriamo che su questo schema contrattuale, molto più articolato di quello sottoscritto all’epoca con Assopetroli- possano registrarsi le convergenze di operatori indipendenti che hanno a cuore il futuro di questo settore. Un settore che, allo stato dell’arte, appare traballante e forse senza prospettive. Ciò dovrebbe indurre tutti ad una seria autocritica ed a una decisa sterzata.

Alla fine della trattativa avete riconosciuto le capacità e la costanza dell’Unione Petrolifera nel dialogare positivamente con i gestori. Si apre una nuova era fatta di collaborazione?

Con UP il rapporto – per quanto difficile e dialetticamente conflittuale – non si è mai interrotto. Certo anche l’Associazione degli “industriali del petrolio” deve trovare una sintesi fra i vari soggetti che vi aderiscono e non sempre – come capita anche nel Sindacato dei Gestori – è cosa facile. L’importante è che, alla fine l’intesa si sia raggiunta anche grazie alla capacità dell’Unione Petrolifera di guardare avanti e non farsi risucchiare nelle sabbie mobili di chi sostiene che non si può far niente in questo settore e che tutto debba essere lasciato andare a infrangersi sugli scogli dell’indifferenza. Senza nemmeno provare a raddrizzare la prua. L’UP e noi, siamo stati dell’avviso opposto: se per noi, è stato difficile superare barriere “ideologiche” per UP è stata una scommessa la ricerca di un punto di convergenza che cogliesse le esigenze di tutti. Bisogna essere laici e riconoscere – anche all’interlocutore che presidia il campo avverso – i meriti. Ciò non vuol dire che siamo d’accordo con UP su tutto. Anzi! Quindi, da domani, riprenderemo a confrontarci anche su altri argomenti, magari partendo da filosofie e visioni opposte. Senza preclusioni. Come sempre. Ma con l’obiettivo di provare a salvare il settore. Anche da se stesso e da anacronistici egoismi.

Però la controparte dei gestori sono sempre più i retisti, che prendono piede. In questo caso quali strategie di contrattazione si possono adottare?

Intanto va riconosciuto che i Gestori hanno avuto il coraggio delle loro scelte (come nel caso del contratto di Commissione): adesso aspettiamo che anche i retisti decidano cosa fare. Da quale parte stare. Da una parte c’è un sistema fatto di regole e di rapporti che consentono di traguardare un futuro nel quale possa esserci spazio (ed economia) per tutti; dall’altro c’è la giungla “dell’imprenditore mordi e fuggi” che intende approfittare del momento di crisi identitaria del settore per fare affari negando regole e mercato. Finchè dura. Mentre con i primi si può costruire, con i secondi non si possono avere rapporti. Si sono posti essi stessi fuori dal Mercato e dalle regole che lo ispirano, fondando le loro fortune sulla legge del più forte e sull’assenza di un sistema sanzionatorio che li rende novelli “corsari” dei nostri mari. Anche la più organizzata delle consorterie – come narra la storia della Tortuga – alla fine, conosce il tramonto e, per questi soggetti, mi auguro che continuerà a non esserci spazio e interlocuzione. Forse è arrivato il momento di ripensare – complessivamente – alle regole che governano il nostro settore per restringere gli spazi aquesti soggetti che, come le cavallette, stanno distruggendo la possibilità di raccolto. Per tutti. A cominciare dai Consumatori – sulla qualità dei prodotti – per finire a soggetti -aziende e retisti- che rispettano le regole. Il dumping va in ogni modo perseguito e sconfitto non fosse altro perché rappresenta un sistema di concorrenza scorretto e falsato. Ci vuole un grande patto direi -osando sul piano della dialettica- degli Onesti che hanno a cuore i destini del settore: insieme si possono – e si devono – riscrivere le regole per confrontarsi con la Politica rivendicando spazi, autonomie ed un nuovo sistema per far ripartire il settore – che vuol dire lavoro, investimenti, servizi, ecc.

L’auto elettrica può essere per i gestori una nuova opportunità e un’occasione di rilancio?

Nessuno vuole nascondere la testa sotto la sabbia ma, prima di parlare allo stomaco dei cittadini, sarebbe opportuno parlare alle loro intelligenze. Per i prossimi 30 anni – almeno – i combustibili fossili saranno centrali per le economie – ed i trasporti – dei paesi più industrializzati. Sarebbe quindi corretto – da un punto di vista comunicazionale – raccontare alla gente come si produce – e come si stocca? – l’energia elettrica. In Italia più di un terzo viene ottenuta bruciando carbone e quella di importazione viene anche da centrali nucleari dei Paesi confinanti con il nostro. Quindi il problema esiste soprattutto perché in Europa – senza andare in Cina o in Sud Africa – Polonia e Germania – tanto per fare un esempio – l’energia elettrica si ottiene bruciando carbone – per oltre il 75% nel primo caso e per circa il 40% nel secondo – e, come è noto, il carbone non è proprio la combustione più ecologica in circolazione. Il problema è di prospettiva e di investimenti nel settore della motoristica che rendano più sostenibile l’ambiente senza distruggere prima di costruire. Solo perché fa trend. Se solo rottamassimo i vecchi diesel e li sostituissimo con i nuovi Euro6 avremmo risolto gran parte dei problemi; e se concentrassimo gli interventi su sistema GTL che ha come prodotto un gasolio privo di emissione di particolati, avremmo fatto un altro passo in avanti. Per essere chiari fino all’impopolarità non sono tra quelli che plaudono al fotovoltaico assistito – per il quale stiamo pagando ad Enel una bolletta annuale astronomica – per i guasti che ha prodotto – fare gli ecologisti con il portafoglio della collettività è troppo facile – o all’eolico con sgravi fiscali a perdere: occorre una politica energetica di respiro che sappia coniugare – al di là degli interessi del singolo operatore elettrico – gli interessi dell’industria con quelli del Paese, di ciascun cittadino che non può più essere chiamato solo a pagare ma deve anche sapere e decidere. In questo quadro la nostra Categoria sarà pronta a fare la sua parte sempreché le scelte dell’industria elettrica, non virino verso altri orizzonti. Magari con l’arrivo di un forte contributo per la sostituzione dei motori a combustione interna con l’elettrico o con la partecipazione di Comuni che vorranno mettersi la medaglia di essere i primi o i più ecologisti. Poi ci saranno problemi legati alla percorrenza effettiva e quelli derivanti dallo smaltimento delle batterie. Ma su questo tutti tacciono. Anche i più fanatici dell’elettrico.

Alcuni singoli gestori hanno fatto ricorso contro la sentenza che ha escluso la possibilità per le associazioni dei gestori di chiedere il rispetto dell’accordo di colore Esso per i pacchetti di punti vendita venduti ai retisti. Può spiegarci i motivi che hanno reso necessaria questa azione?

La risposta alla domanda è abbastanza semplice: le Organizzazioni di Categoria si sono mosse sul piano politico e sul piano giudiziario: su quello politico hanno ottenuto, in sede di Mise, che importanti operatori come Gros, Basile, Enerpetroli continuassero ad applicare ai Gestori ex Esso il vecchio Accordo fino alla definizione di una nuova Intesa; su quello giudiziario – al di là dei convincimenti di qualche avvocato – le Organizzazioni hanno vinto su tutta la linea. E’ vero che c’è stato un primo rigetto da parte del Giudice del Lavoro del ricorso d’urgenza presentato dalle tre Federazioni per carenza di legittimità nella richiesta, ma è pur vero che, in opposizione a quella sentenza il Tribunale di Roma, in seduta collegiale – Collegio presieduto da un Presidente di Sezione – ha ritenuto le nostre motivazioni indiscutibili: ha cioè confermato che accordi one to one non possono essere fatti e le uniche legittimate a sottoscrivere – ai sensi della normativa vigente – Accordi sono le Organizzazioni di Categoria più rappresentative a livello nazionale. Con una postilla che si applica anche ai contratti di lavoro dipendente: il Sindacato è legittimato a fare gli Accordi ma i diritti lesi possono essere fatti valere solo dal singolo Gestore – lavoratore . Poi ci sono state altre sentenze -anche di Corte d’Appello – che hanno ribadito e rafforzato il pronunciamento dei Giudici di Roma. Ecco perché sono partiti i primi ricorsi dei singoli, cui faranno seguito anche altre iniziative. Poi è intervenuto l’Accordo con la EG SpA che ha acquistato 1170 impianti dalla Esso, con la qual abbiamo riformato il vecchio Accordo del 2014. Abbiamo cioè dimostrato che un altro modo di relazionarsi è possibile. Fuori rimangono un paio di operatori che proprio non ne vogliono sapere: poiché la norma ed il giudicato sono chiari ci auguriamo che il Mise sia nelle condizioni di riportare questi operatori nella “legalità”. Al rispetto della norma.

La categoria si sta restringendo, i fronti contrattuali sono più numerosi rispetto al passato. Secondo lei esistono le condizioni per un’associazione unitaria di coloro che operano nelle stazioni di servizio? Quali sono i veri ostacoli?

Io sono dell’idea che la forza contrattuale di una Categoria è data dalla sua capacità di interpretare i bisogni della sua gente, fuori dagli schemi un po’ asfittici che ci portano, spesso, a guardare sotto dentro il nostro piccolo recinto. E sono anche convinto che sia possibile rilanciare una grande stagione contrattuale e cominciare dalla riscrittura condivisa della norma da farsi con tutti operatori interessati al futuro – lasciando fuori la canea di chi vuole solo distruggere. In questo quadro e ragionando in termini di necessaria riduzione del numero degli impianti sulla viabilità ordinaria ma anche su quella autostradale per la quale l’Amministrazione non voluto procedere alla chiusura di almeno 70 impianti lasciando che fossero “operatori emergenti” e senza struttura industriale a garantire il pubblico servizio in aree svantaggiate e ad erogato risibile – e ci sarebbe da chiedersi perché, ricercare una (sovra)struttura di sintesi fra le nostre tre Federazioni sarebbe non solo necessario ma anche indifferibile. Non basta dire che ci sono diverse sensibilità ed infatti da mesi lavoriamo all’unisono: lo sforzo sarebbe quello di fare un altro passo in avanti ma senza fretta e senza confusione. La ricerca dell’unità è un valore per tutti ciò che rappresenta ma non può essere solo un’operazione di vertice che vuole ricercare le compatibilità. L’unità, in sintesi, è il risultato di un processo dialettico che già si è mosso in moto. Nelle cose. I nostri gruppi dirigenti torneranno a confrontarsi nei prossimi mesi per valutare come avviare una riflessione collettiva che abbia al centro lescelte, la strategia e la tattica per arrivare a centrare l’obiettivo. Senza che alcuno perda la sua storia e senza che alcuno lasci l’ancoraggio alla sua casa-madre. Un’unità operativa e, poi, vedremo come le cose potranno evolversi. Sono fiducioso.


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