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Back NOTIZIE REDAZIONE ECCO I CONTRATTI DEI GHOST ENI. E INTANTO TUTTO BLOCCATO IN ATTESA DI UN GODOT CHE NON ARRIVERA'. MA E’ SOLO UN TRUCCO PER PROTEGGERE POSIZIONI PERSONALI E SCELTE FALLIMENTARI

ECCO I CONTRATTI DEI GHOST ENI. E INTANTO TUTTO BLOCCATO IN ATTESA DI UN GODOT CHE NON ARRIVERA'. MA E’ SOLO UN TRUCCO PER PROTEGGERE POSIZIONI PERSONALI E SCELTE FALLIMENTARI

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gatto volpe

Chi nasce quadro, non può morire tondo, ammoniva la saggezza dei nostri vecchi.

E, allo stesso modo, si potrebbe dire che chi si abitua per lungo tempo ad assumere alcuni tipi di comportamenti -soprattutto quelli ispirati all'arroganza ed alla prepotenza- finisce poi per non sapere o non riuscire più a distinguere minimamente tra i propri interlocutori a quali dedicare certo modo di atteggiarsi ed a quali altro.

Così facendo però ci si potrà gloriare per aver rintracciato qua o là nello sguardo di qualcuno il timore che si é in grado di incutere, ma sarà assai difficile riuscire a farsi molti amici, anche tra quelli a cui inevitabilmente si finisce per necessità per affidare ruoli di una qualche delicatezza.

Sarà per questo che nella divisione commerciale di Eni un documento, qualsiasi documento, anche quello più riservato o imbarazzante, non riesce proprio a rimanere custodito. In modo particolare e non a caso, se sono coinvolti gli agenti.

Non fanno eccezione i contratti attraverso i quali si sostanzia il cosiddetto "progetto ghost" di Eni.

Un meccanismo già molto bene ed autorevolmente messo allo scoperto da Staffetta Quotidiana nell'edizione on line di giovedì scorso con l'articolo dal titolo "Eni, come funziona il Progetto ghost" che rivela, tra l'altro, il complicato ed "ingegnoso" dispiegarsi di ben tre differenti relazioni contrattuali.

La prima si realizza attraverso un contratto di comodato, il cui testo qui alleghiamo, tra Eni e la famigerata società di agenti monomandatari della medesima Eni (cui all'8 luglio risultano essere stati conferiti già 56 punti vendita: 27 in più in soli 40 giorni) dal nome evocativo, Gestioni Innovative srl.

Sì, avete letto bene, hanno “scelto” il contratto di comodato.

Proprio quel contratto che, a sentire le vecchie ed ormai consunte lamentazioni dei "soloni", costituirebbe "il freno alla modernizzazione del Paese", "il laccio che impedisce il corretto dispiegarsi della concorrenza", "il lacciuolo che tarpa le ali allo sviluppo del settore", "l'elemento che deve essere cancellato imprescindibilmente se si vuole finalmente rendere più flessibile il mercato".

Ma proprio quando si avrebbe l'opportunità di dimostrare a tutti -Governo e resto dell'industria compresi- come si sta al mondo, cosa si sarebbe capaci di fare se solo non ci fosse la "malattia che ti blocca" o il "destino cinico e baro" ad impedirtelo, proprio in quel momento il contratto di comodato, che tanto ti stava sullo stomaco, ti si ripropone, ti torna su inopinatamente.

E la “notizia” è che quel "grande freno" del comodato non riesce comunque a impedire ad Eni di trovare, di punto in bianco, le risorse necessarie ad abbassare il prezzo praticato dal punto vendita anche di 20 centesimi da che, il giorno prima, c'era un "gestore antiquato" e, il giorno dopo, gli subentra appunto il "gestore innovativo".

Insomma, la prova provata -si potrebbe dire la pistola fumante ancora nelle mani dell’assassino- che a rendere competitivo un impianto non é il tipo di contratto, ma le condizioni che il tuo fornitore ti impone, sopratutto se si é sottoposti al vincolo di esclusiva, come i Giudici stanno spiegando.

Tra l'altro -senza nessun interesse ad entrare, in questa sede, nel dettaglio del contratto che lasciamo nella sua integralità volentieri al lettore- in questo contratto di comodato brilla la splendida assenza di quella clausola di recesso che é stata in passato fortissimamente voluta (come poi sarebbe stato successivamente per iperself ed oggi per i ghost) con strenuo impegno e certezza incrollabile.

E poi, una volta imposta a suon di forzature e dolorosissimi strappi, presentata come la "svolta epocale" in una memorabile conferenza stampa in pompa magna con tanto di Grande Capo in persona ad officiare e a raccontare che il futuro sarebbe stato più luminoso.

Allo stesso modo, per dirne solo un'altra, é stato distrattamente omesso di inserire la clausola contenente il divieto assoluto per il "gestore innovativo" di subappaltare ad altri soggetti, clausola presente immancabilmente in tutti i contratti dei "gestori antiquati".

Una opportunità che il bravo "gestore innovativo" non si lascia sfuggire -pur ripetendo ad ogni pie' sospinto di "curare direttamente la gestione dell'impianto", se non altro per dare ad intendere che almeno lui ci crede- e appalta alcuni "servizi" a se stesso, vale a dire ad uno dei suoi soci.

Si tratta del secondo anello di questa splendida catena contrattuale, quella tra Gestioni Innovative srl e la società di ciascun agente con la quale egli esercita casualmente il proprio ruolo di agente monomandatario di Eni proprio nel territorio dove insiste il punto vendita trasformato a “ghost”; una relazione messa in piedi per risolvere qualche problema "tecnico" e magari cercare di far pure perdere "abilmente" le tracce del legame diretto tra Eni e l'ultimo anello della catena, sia detto in ogni possibile accezione dei termini.

Il quale "entra in gioco" con il terzo contratto della serie, anche questo allegato, e secondo appalto di servizi, assumendo a sua volta una serie di oneri ed obblighi (che meglio sintetizza il già citato articolo di Staffetta), pur dichiarando "spontaneamente" di farlo in sostanza a tempo perso e per pura passione, più che per hobby.

E che sia pura passione non lo si evince solo perché il suo corrispettivo é "equamente concordato" in 300 euro al mese, cifra che l'"omino" che -senza contratto e magari pure senza permesso di soggiorno- si presterà ad aiutare con la pompa ed il pre-pay gli automobilisti/clienti del "gestore innovativo", metterà insieme nella peggiore delle ipotesi in molto meno di una settimana, esentasse.

In realtà, quello strano soggetto che si presta ad assumere compiti, oneri e responsabilità per la “gloria” -e che non raramente è lo stesso che ha gestito in precedenza il punto vendita- preso dallo scrupolo di non mettere nei guai con le leggi sul lavoro Eni, Gestioni Innovative e i suoi soci, in premessa mette nero su bianco propria sponte che quello per lui non é un impegno continuativo e che comunque quella non é la sua attività principale.

Una foglia di fico più sottile del più sottile dei fogli di carta velina.

Ma quello di dare ad intendere con ostentata sicurezza che "é tutto sotto controllo" e che ci si può nascondere tutti quanti dietro il proprio ampio dito, é un vizio che più di qualcuno in Eni non può perdere.

Non può perché su questo fonda la propria residua possibilità di difendere la sua personale posizione che per lungo tempo ha posto a garanzia -alcuni nel sostenerne il carattere vincente della scelta strategica, altri nel sostenerne la legittimità giuridica- di una lunga serie di comportamenti che, oggi, hanno aperto voragini nel fianco della stessa azienda ed in quello di quante altre ne hanno emulato nel frattempo, in vari modi, imprudentemente le gesta.

La tesi secondo la quale si può rimanere fermi perché "ad ottobre finirà tutto", non solo é infondata, ma più semplicemente è sbagliata.

Come nella celebre opera di Samuel Becket, il signor Godot non arriverà né ad ottobre, né mai.

Per uscir fuori di metafora, nessun pronunciamento giudiziario sulle richieste avanzate dalla Fegica nel suo atto contro Eni -né se fosse "bello", né se fosse "brutto"- potrà cancellare le leggi e la giurisprudenza che espongono a vario titolo (quasi tutte) le compagnie petrolifere dalle azioni legali individuali dei loro singoli gestori.

Leggi, giurisprudenza ed azioni che -non ci stancheremo mai di ripeterlo- sono frutto di una semplice reazione ad una aggressione tanto violentemente gratuita quanto sconsiderata di cui sono responsabili gli stessi che adesso, solo allo scopo di difendere se stessi, tentano per un verso di tenere chiunque altro ingessato, di bloccare ogni possibile di ripresa del confronto e concreto progetto di riforma, e per l'altro di imprimere una nuova accelerazione al processo di distruzione del settore, come in quota parte dimostrano i numeri ed i contratti del "progetto ghost".

Il vecchio e sempreverde “tanto peggio, tanto meglio”, che serve solo a cercare di impedire la costruzione di una inversione di tendenza, di una alternativa del tutto possibile alla rovina di cui proprio quelli sono stati artefici, a detrimento degli interessi delle loro stesse aziende.

Ma se é certo che il signor Godot non arriverà, allo stesso modo é fuori di dubbio che, se non si avrà la forza di invertire rapidamente la situazione, la “battaglia della disperazione e per la sopravvivenza” troverebbe fatalmente i suoi sbocchi.

Ovunque ci sia un pizzico di ossigeno per alimentare un fuoco; ovunque ci sia un pertugio perché l’acqua possa infiltrarsi.

E’ -questo sì- un destino inarrestabile che progressivamente coinvolgerà anche altri livelli giudiziari, anche le responsabilità individuali e con salti di qualità su altri terreni di confronto che, al momento, sono apprezzabili in nuce solo da coloro che mantenessero un approccio "laico" alle vicende passate e presenti che il settore è stato costretto a subire.

L'industria la smetta, una buona volta, di fare la vergine sorpresa nel tempio e di offendersi ogni qual volta le si lascia intendere quanto é stata esposta dai suoi stessi comportamenti.

Esca dalla trappola in cui si é andata ad infilare, sedotta da sirene che hanno e continuano a fare solo i propri personali interessi.

Bearsi di un preteso lignaggio aristocratico che la costringe a considerare poco dignitoso riconoscere il gestore come un partner e non come un acerrimo nemico da sconfiggere ed umiliare, non può continuare ad essere a lungo l’unico filo rosso della strategia industriale.

Faccia finalmente un esame sereno del perché, come e per responsabilità di chi, al suo interno, si trova in questa situazione diametralmente opposta -in perdita sul piano economico e sotto schiaffo sul piano legale- a quella che gli avevano promesso i teorizzatori dello sfascio.

Ed Eni ritrovi, tanto più in questo momento di transizione, le ragioni profonde che debbono ispirare il comportamento del leader del down stream italiano, ruolo cui per troppo tempo é stata costretta ad abdicare, con risultati a dir poco disastrosi.

Nascondere sotto il tappeto gli errori commessi sulla raffinazione quanto nella distribuzione, con la colpevole complicità -sia chiaro- della politica, non é sufficiente a liberarsi della patata bollente che si ha e inevitabilmente rimarrà tra le mani, malgrado tutto.

Tanto vale assumere direttamente la responsabilità e l'iniziativa per evitare poi di doverci arrivare come al solito per contrarietà e a condizioni più pesanti e per dare la necessaria prospettiva al settore e quindi al mercato.

Raffinazione e logistica consortili ed una rete razionalizzata sono i primi due terreni -possibili e necessari- sui quali mettere alla prova dei fatti la volontà effettiva di riforma e di sviluppo del settore che ciascun soggetto é chiamato a manifestare.

Ma costituiscono anche la palestra dalla quale far emergere la scelta inequivocabile e senza finzioni di affidare la realizzazione di una prospettiva strategica di un futuro, al metodo del dialogo, della costruzione delle regole primarie del gioco e della cultura del loro rispetto.

E’ la sola riserva pregiudiziale alla quale la Fegica condiziona, oggi come in passato, la sua leale e coerente collaborazione e la disponibilità della sua umile competenza.

Al Governo ed al Ministero in particolare, infine, chiediamo semplicemente -senza sottovalutare affatto la portata della richiesta- di fare il proprio “mestiere” con costanza e decisione.

Occorre dotarsi di una ambizione superiore ed essere disponibili ad un impegno maggiore rispetto al passato che -sia detto con il massimo della franchezza- il settore nel suo complesso non ha minimamente provato a meritarsi.

Tuttavia promuovere ed accompagnare l’indispensabile progetto di riforma è un dovere istituzionale al quale si deve essere in grado di rispondere nell’interesse collettivo.

Nella stessa maniera in cui si ha il dovere di pretendere l’applicazione ed il rispetto delle leggi che, peraltro, si é contribuito a deliberare e che, invece, si osserva vengono calpestate da comportamenti tanto decisamente censurati dai Tribunali.


Modello contratto di comodato tra Eni e Gestioni Innovative per ghost.pdf

Modello contratto di appalto di servizi tra agente Eni e "gestore" impianto ghost


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