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VERTENZA ENI. DOPO IL 16, ALTRO INCONTRO IL 30. MA NON E' PIU' TEMPO DI STERILI AFFERMAZIONI DI PRINCIPIO

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Come é noto il 16 settembre scorso si é tenuta una nuova riunione in Eni a cui ne farà seguito un'altra il 30 di questo stesso mese.

Un ritmo di incontri che, in linea con il recente passato, offre l'impressione di una "intensità negoziale" che in realtà, purtroppo, rimane una sterile impressione.

Abbiamo -anche noi- registrato affermazioni aziendali, per quanto generiche, sulle quali non si può che convenire, forse proprio perché tanto generiche: tornare indietro di 5 anni all'impianto con la contemporanea presenza, al massimo, del servito e del faidate (comunque lo si voglia battezzare), confinando nuovamente il pre-pay al notturno; prezzi identici sul self service, sia esso in post pagamento ovvero in pre-pay; ragionare di condizioni eque e non discriminatorie, tanto più che le obbligano le leggi a cui si ispirano i giudici sempre più spesso chiamati in causa, senza che più possa sorprendere alcuno, da gestori disperati ed allo stremo.

Tuttavia non è più tempo di affermazioni generiche che rimangono sterili proposizioni di principio al riparo delle quali ciascuno si può sentire libero di immaginare -nel modo in cui meglio aggrada a se stesso o a quanti deve rendere conto- il contenuto nel quale poi dovrebbero essere eventualmente tradotti tali principi general generici.

Affermazioni che, comunque la si voglia pensare o che comunque le si voglia interpretare, non impediscono all'azienda di continuare, nell'immediato e nella drammatica concretezza della vita quotidiana, di proseguire con politiche fallimentari (per le piccole imprese di gestione, per le loro famiglie, per i loro dipendenti) e comportamenti nei confronti dei singoli individui pesantemente prevaricanti.

Oltretutto, i pochi elementi di concretezza riassunti al tavolo dall'azienda ad ipotizzare una "nuova" proposta economica (ma si potrebbe anche definire, senza andare lontano dalla realtà, l'ennesima articolazione della medesima), non si discostano essenzialmente dai precedenti (fatturazione sul servito compresa).

Anche perché si continua a fare perno su livelli di "sconti" differenziati, che oltre al resto rimangono saldamente nell'arbitrio aziendale, e si insiste nel voler "congelare" il trattamento economico (medio) attuale.

Vale a dire quello strappato one to one, assai peggiore di quello collettivamente negoziato e sistematicamente eroso in questi anni tanto da portarlo ad un livello che storia ed attualità dimostrano essere insostenibile e fallimentare quanto le politiche commerciali da cui é stato prodotto.

Il giudizio della Fegica quindi é chiaro, quanto lo deve essere per il rispetto che si deve alla controparte ed ancor di più alla gente che si ha la responsabilità di rappresentare al tavolo negoziale: siamo ancora lontani dal riuscire ad intravedere un atteggiamento aziendale "nuovo" e più adeguatamente teso ad assumere su di sé le responsabilità necessarie.

La responsabilità che Eni deve assumere -senza di che non c'é speranza per l'intero settore, non solo per questo o per quel soggetto- è quella di tornare a "fare il leader" -dimostrando di voler dismettere la politica dell'improvvisazione, del giorno per giorno, della fregatura rifilata qua o là, dell'immobilismo indolente interrotto solo dalla "mandrakata" del momento- perché l'industria nel suo complesso possa finalmente tornare a "fare l'industria".

Il banco di prova -senza di che qualsiasi "margine", anche il migliore immaginabile, varrebbe a poco- è quello di non dover più eludere questioni come la razionalizzazione della rete, il nodo dell'extrarete, le condizioni di approvvigionamento competitive da garantire, come vuole la legge, ad ogni singolo gestore, l'affermazione del concetto di "prezzo", chiaro e trasparente, per abolire definitivamente anche sul piano culturale, dopo che lo ha fatto da tempo la legge, il concetto di "sconto", che suona ormai falso come una moneta falsa in termini di concorrenza ed è strumento ormai utile solo per giustificare malamente il taglio del margine dei gestori.

In estrema sintesi, il banco di prova é rappresentato dal ruolo che Eni si deciderà finalmente ad assumere -anche attraverso la qualità, lo spessore e la profondità che saprà proporre con l'accordo collettivo aziendale dei gestori- nello stimolare la riforma del settore con la costruzione di nuove regole del gioco, che tutti debbono sentirsi in dovere di rispettare (e già questo, da solo, sarebbe una rivoluzione), dopo che quelle vecchie sono state distrutte con i mortiferi risultati che tutti hanno sotto gli occhi.

In questo senso, l'unica vera novità del momento -e non di poco conto- è rappresentata dal fatto che l'azienda, per la prima volta, nel corso dell'ultima riunione abbia preso seriamente in considerazione l'ipotesi di avviare il confronto con il sindacato per esaminare congiuntamente i termini operativi di un modello per la ristrutturazione della rete: su questo la Fegica è pronta da subito a confrontarsi senza alcuna riserva con l'azienda, come con chiunque altro lo ritenga interessante ed utile.


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