INTERROTTO IL TAVOLO CON ENI. PECCATO! HANNO VINTO (PER ORA) RAGIONI MIOPI E SBAGLIATE.

prospettiva

Con la riunione del 18 febbraio, finita in nottata per il secondo giorno consecutivo, è stata bruscamente interrotta la trattativa per il rinnovo dell’Accordo collettivo per i gestori a marchio Eni (cfr. comunicato stampa Faib-Fegica-Figisc del 20.2.2014 e la relativa comunicazione congiunta ai gestori Eni dei Presidenti).

Neanche una giornata, quella di ieri, dedicata a tentare di ricucire in extremis il filo spezzato della negoziazione, è riuscita a ricomporre la situazione.

Una trattativa lunga, complessa, delicata, perché le condizioni di partenza erano davvero degradate e difficili.

Un contesto nell’attualità fatto da una rete di marchio in fase di gravissima perdita di volumi che con la crisi generale c’entrano sì, ma molto meno che del tutto.

Un passato che -pur senza voler enfatizzare ogni pur motivatissima polemica- è stato segnato, allo stesso modo, da scelte aziendali (non esattamente rivelatesi vincenti alla prova dei fatti) che sono andate a colpire scientemente sia collettivamente le “relazioni industriali”, sia individualmente i singoli gestori, nei loro diritti sanciti dalle leggi, nelle tutele contrattuali, nella loro “dignità” professionale ed infine, naturalmente, nelle loro tasche.

E’ stata frustrata l’ambizione di quanti -di qua e al di la del tavolo, non fatichiamo ad ammetterlo- hanno annesso a questa trattativa un valore persino superiore a quello (per noi del Sindacato) essenziale di recuperare la comune volontà di negoziare, di ricostituire regole del gioco condivise, di restituire un ruolo (non di mera guardiania) al gestore e di ridefinire un minimo di certezza sulle condizioni economiche.

Quel valore superiore rappresentato (per noi del Sindacato) dalla prospettiva di cui l’intero settore, e all’interno di questo il leader del mercato prima di ogni altro, ha il dovere di disegnare, deve sentire la responsabilità di progettare.

E parlare di prospettiva, in particolare oggi, significa parlare di un assetto di mercato capace di puntare a recuperare marginalità e vendite, attraverso la caratterizzazione funzionale dei servizi offerti dalla rete (che quindi non può essere ridotta alle macchinette del pre-pay), il recupero della funzione commerciale propria del prezzo (dopo anni di “sconti” improduttivi e distruttivi) quale elemento di competizione (non l’unico) ma anche di remunerazione delle attività svolte, degli asset industriali, degli investimenti, lo sciogliere l’equivoco ipocrita e deviante sotto il profilo della concorrenza dell’extrarete.

La rottura del tavolo, consumata su elementi francamente di dettaglio per l’azienda (meno per i gestori), quando ormai l’accordo era stato raggiunto seppure faticosamente e non senza grandissimi e motivati travagli, rappresenta la vittoria della recrudescenza di impostazioni che guardano al particolare, al motivo immediato, all’interesse individuale.

Impostazioni che -se ne sia consapevoli o meno- come la storia recente insegna, non rispondono alle esigenze di soggetti il cui orizzonte dovrebbe essere fissato non dal minuto in corso, fossero aziende potenti o umili gestori.

E’ un peccato davvero.

Ma se il tavolo è rotto (momentaneamente), la partita non è finita.

E nessuno si illuda che frustrato questo tentativo, il progetto di restituire un futuro al settore, alle aziende ed alle imprese (tutte) che vi operano, alle persone che ne traggono sostentamento, sia stato battuto.

Certo, tutto questo ha la grande responsabilità di ritardarne gli effetti e senz’altro di generare nuove sofferenze ed inaccettabili drammi per la vita delle persone: una responsabilità che troveremo modo e tempo per fare emergere interamente.

A noi, ai gestori, alla categoria spetta, ancora una volta, il compito di non desistere e di indicare la giusta direzione.


Comunicato stampa congiunto Faib-Fegica-Figisc del 20.2.2014.pdf

Comunicazione ai comitati di colore e atutti i Gestori a marchio Eni dei Presidenti Faib-Fegica-Figisc.pdf


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