A CASALE (AL) LO SCIOPERO E' GIA' INIZIATO: 100% DI IMPIANTI ENI CHIUSI. A CHI GIOVA CONTINUARE A SBAGLIARE??

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A Casale Monferrato, cittadina in provincia di Alessandria tristemente nota per l’eternit ma anche più dolcemente conosciuta per la produzione di krumiri (intesi come biscotti), lo sciopero di colore Eni è già riuscito prima ancora di iniziare.

E l’adesione, come si dice in questi casi, farebbe la felicità di qualsiasi sindacalista: 100%.

4 impianti a marchio Eni ci sono e 4 impianti sono chiusi. Anzi sbarrati.

In questo caso però, come in altri centinaia in tutta Italia e come avviene sempre più frequentemente, c’è veramente poco da congratularsi o scherzare.

Sono tutti impianti abbandonati dai propri gestori.

Impianti anche importanti (qualcuno li avrebbe definiti “portaerei”), mica chioschi da marciapiede.

Gestori anche “ragionevoli” (aderenti all’h24 con -10 della prim’ora), mica “rompicoglioni”.

Fuggiti -già fortunati rispetto a tanti altri colleghi che nemmeno questo possono fare, con le loro case ostaggio delle banche- senza margine assorbito dagli sconti, senza litri assorbiti dai prezzi di altri che nessuno sconto pareggia.

Senza neanche poter contare sull’indennizzo previsto dal fondo per la ristrutturazione, perché il “proprietario” di quell’impianto “inefficiente” mica lo chiude.

E senza neanche poter contare sull’indennizzo previsto nel caso l’azienda applichi la famigerata “clausola di recesso”, quella che doveva cambiare i destini del mondo, quella senza la quale non si aveva il controllo diretto dei gestori e della rete.

Perché è chiaro che Eni la “facoltà” di applicare la clausola di recesso ai gestori “inefficienti” non la utilizza più: mica per magnanimità, semplicemente avrebbe migliaia di impianti sbarrati e l’indennizzo gli costerebbe quanto tutto il bilancio della divisione.

Ma allora chi ha portato a sbattere la trattativa, come pensa di risolvere il “problema”?

Sarà davvero sufficiente appiccicare su impianti di quel genere (pensati e costruiti con ben’altre ispirazioni) l’adesivo con su scritto “iperghost”, chiedere al giornalaio vicino di “dargli una occhiata” per 666 euro al mese o affidarne la conduzione ad un consorzio di agenti, per potersi aspettare che questi si trasformino magicamente in punti vendita interamente automatizzati, ad alta concentrazione tecnologica e a massima produttività?

O la grande “svolta epocale” (l’ennesima) sarà quella (intanto) di imporre il -8 a chi fa il -5, il -10 a chi fa il -8 ed il -12 a chi fa il -10?

E’ proprio con il -meglio sarebbe dire, per colpa del- “sistema dei meno qualcosa”, con la “visione del mondo” che a questo ha condotto, che a Casale (e da un sacco di altre parti) si sono messi in sciopero pure i krumiri.

Segno evidente che il “problema” e soprattutto la “soluzione” stanno da un’altra parte, come non ci stanchiamo di ricordare a tutti e, prima che agli altri, a noi stessi.

Per l’azienda nella sua vasta articolazione, per la categoria nel suo complesso e per l’intero settore nella globalità della sua composizione.

Ragioni singolari e particolari debbono essere ricondotte al senso di responsabilità, se si vuole evitare che, come già in passato, a quelle vengano sacrificate gli interessi di tutti gli altri.


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