Una giornata particolarmente torrida non e' stata sufficiente a scongelare i rapporti tesisissimi all'interno del mondo industriale petrolifero.
Durante l'Assemblea annuale dell'Unione Petrolifera italiana, tenuta ieri a Roma, la tensione si tagliava con il coltello.
Pochi sorrisi e quasi tutti di circostanza, rari capannelli intorno agli "amici" influenti e persino le chiacchierate sottobraccio, più importanti per "farsi vedere accompagnati" che per quel che si dice, limitate all'essenziale.
Poca voglia di parlare in generale.
Anche le riunioni rituali che normalmente precedono l'appuntamento pubblico hanno fatto prima a finire che ad iniziare.
I manager di ENI devono aver creduto di suscitare grande invidia per i loro completi inappuntabili.
In realtà le occhiatacce del "resto del mondo" erano dovute all'ennesimo masso gettato in uno stagno ormai ridotto a melma.
"Riparti con eni", il grazioso presente donato agli italiani in partenza per le vacanze, e' il nuovo segnale che al leader del mercato questo settore, il suo sviluppo ed il futuro di chi ci opera non interessa affatto.
E' un messaggio dirompente che e' stato finalmente compreso anche da chi ha cercato di fare finta di niente per anni.
Indipendentemente dai risultati commerciali dell'iniziativa specifica.
Chi ancora li ascolta, ha potuto sentire quelli di ENI raccontare che hanno triplicato le vendite, ma non essendoci la televisione in pochi gli hanno creduto.
Primo perché tutto il mondo sa che a via Laurentina puoi chiedergli di fare grandi proclami, riunioni motivazionali, convincere dialetticamente anche i gestori piu' recalcitranti a sottoscrivere ogni pezzo di carta, ma non di rielaborare dei numeri, soprattutto in fretta e non taroccati.
Secondo perché, guarda caso, il 300% di incremento (nelle ore promozionali) era proprio il numero che veniva indicato ai gestori per convincerli a firmare e gli deve essere rimasto, per così dire, in canna.
In realtà, per quel che e' dato sapere, non deve essere andato tutto benissimo: dai depositi di carico si sa che tra domenica e lunedì ci sono state diverse centinaia di "dirottamenti", vale a dire che il prodotto che l'azienda aveva calcolato di consegnare agli impianti "presi d'assalto" l'hanno dovuto portare da altre parti.
Rimane l'evidente frattura nell'UP che proprio nel suo più importante appuntamento annuale ha mostrato contorni preoccupanti per la sua stessa saldezza.
Non e' qualcosa di poco conto o da sottovalutare.
Un pezzo importante del patrimonio industriale del Paese ha scoperto da dove arriva (davvero) il pericolo e, al di la delle frasi di circostanza, non e' detto che anche fuori dal settore non lo si stia comprendendo.
Tra refining & marketing, tra raffinazione e commerciale, le politiche del leader del mercato hanno depresso marginalità e occupazione a livelli mai visti.
Dopo il licenziamento degli addetti alle pompe e la cacciata dei gestori, e' già in programma la cassa integrazione, nella migliore delle ipotesi, per decine di migliaia di lavoratori delle raffinerie e degli uffici commerciali.
Una vera ecatombe sociale che ENI prova a coprire con un po' di belletto.
Qualcosa che ricorda molto da vicino la risposta attribuita a Maria Antonietta (ancora per poco con la testa sulle spalle) a chi l'avvisava che il popolo affamato e senza pane bussava alla reggia: "se non hanno pane, che mangino brioche!"
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