Gli "accordi di colore" previsti dalla legge 57/2001 vanno rinnovati, i tavoli di contrattazione vanno subito riaperti e i margini dei gestori, anche e soprattutto in caso di campagne promozionali e di sconto, debbono rispettare quanto convenuto in sede di negoziazione collettiva.
E' nella riaffermazione inequivocabile di questi principi, avvalorati dalla sede Istituzionale nella quale sono stati condivisi e dal ruolo che ha deciso di assumere il Sottosegretario De Vincenti, che si concentra, in estrema sintesi, il contenuto più significativo del documento sottoscritto venerdì 27 luglio scorso, presso il Ministero dello sviluppo economico, da Unione Petrolifera, Assopetroli, Consorzio Grandi Reti, Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio.
Chi pensava di aver maturato il diritto a violare le leggi per il semplice di fatto di aver deciso di violarle sistematicamente; chi aveva creduto di essersi definitivamente liberato dalla seccatura di dover negoziare collettivamente gli elementi che regolano i rapporti economico-normativi con i gestori semplicemente non sedendosi più al tavolo negoziale; chi, soprattutto, aveva dato per scontato che i margini possono essere fissati gestore per gestore e, con questo, di poterne disporre a proprio piacimento; tutti questi da venerdì sono costretti a fare i conti con un nuovo, grande punto di domanda.
E con una realtà: non sono bastati la forza dei muscoli, la prepotenza e l'arroganza per chiudere i conti con la categoria.
Il Verbale degli incontri svoltisi presso il Mise nella scorsa settimana contiene un boccone amarissimo da digerire per una parte consistente del management dell'industria petrolifera italiana che, al contrario, credeva ormai a portata di mano l'obiettivo prefissato e, ormai, persino dichiarato apertamente.
Si tratta, da qualunque parte la si voglia guardare, di un fatto nuovo e importante e che modifica significativamente il quadro e la prospettiva consolidati appena due settimane fa, il giorno prima della proclamazione dello sciopero, ora, alla luce di questo evento, rinviato a settembre.
Ed è proprio a quel quadro e a quella prospettiva, che fino ad allora sembravano immodificabili, a cui sarebbe bene che riportassero la loro memoria tutti quelli che si stanno e che si vorranno esercitare ad analizzare e commentare ciò che è avvenuto.
Perché era da una patente quanto impunita violazione delle leggi vigenti che si partiva; dalla decisione assunta, cristallizzata e incontrastata di sfasciare il mercato e la rete a colpi di manganello e di olio di ricino; da un settore finalmente consapevole (vogliamo davvero crederlo) di quale fosse il pericolo e da quale parte venisse, sebbene incapace di reagire adeguatamente; da una categoria divisa nella sua rappresentanza e spaccata nella sua base di gestori, sotto la pressione violenta e cinica che su di loro continua ad essere esercitata ancora in queste ore.
Con un pizzico di onestà intellettuale, crediamo si possa francamente riconoscere che non c'era nulla di umano, né di "politico", che potesse accadere, capace anche solo di invertire di colpo quella tendenza, se non di risolverla.
Così come sarà bene che ciascun soggetto che ha beneficiato, che opera e che conta di continuare a lavorare in questo settore, si astenga dal ritenere di potersi ancora nascondere o dal non assumere in prima persona le responsabilità e le iniziative a cui, adesso, quel documento ministeriale ha restituito una ragionevole possibilità di successo.
Sarebbe profondamente sbagliato, sciocco e delittuoso pretendere (ancora una volta) che i gestori debbano e possano togliere le castagne bollenti dal fuoco per tutti.
Mise - Verbale degli incontri del 27.7.2012.pdf
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