Un settore, quello della distribuzione carburanti e più in generale del petrolio, lasciato da anni, dalla distrazione colpevole della politica, in balia di se stesso oltreché di qualche stregone a cui é stato consentito di farne il proprio privato bivacco.
In tutto questo, una intera categoria di piccole imprese e di lavoratori, quella dei gestori, colpita in ogni modo, preferibilmente illecito, senza che alcuna Istituzione avvertisse le grandi responsabilità nell'aver ritardato l'intervento dovuto e sentisse l'urgenza di mettere mano ad una riforma complessiva che restituisse alle regole il valore che debbono avere.
Poi, di punto in bianco, come é già avvenuto ripetutamente in passato con Governi di ogni risma e colore, ecco l'accelerazione.
Ed ecco, in extremis, agli sgoccioli della legislatura, un fiorire di decreti ministeriali che, mistificando le proprie vere intenzioni dietro concetti tipo "migliore leggibilità per i consumatori" o "trasperenza dei prezzi", travolgono trasparenza, consumatori e qualunque altra cosa gli si pare di fronte, gestori ovviamente compresi.
Tutto travolto, giusto per poter affermare di aver "fatto il compito" e, con l'occasione, aggiustare qualche problemino dei soliti noti, i petrolieri, che straparlano di mercato e di concorrenza, ma che senza l'assistenza di uno Stato complice sarebbero già stati seppelliti -dal mercato- sotto la propria incompetenza.
Così arriva prima il D.M. 23 novembre 2012, entrato in vigore dal 1° gennaio scorso, che "sbianchetta" il delta esistente tra l'Italia ed il resto d'Europa sui prezzi dei carburanti, che ciclicamente costringe stancamente il Governo "ad esercitare la moral suation" -soprattutto a Natale e ferragosto- e i petrolieri a pubblicare articolati algoritmi e colorati grafici per dimostrare di seguire pedissequamente la quotazione platts.
Poi due diversi D.M., entrambi già firmati il 15 gennaio dal Ministro Passera (che una scappata al Ministero, alla fine, deve pur aver trovato il tempo di farla) ed ora alla verifica formale della Corte dei Conti.
Uno per decretare l'obbligo dei gestori della rete ordinaria (quelli autostradali hanno già dato da tempo) di comunicare al Ministero i prezzi praticati, vale a dire che, al solito, si scaricano sui gestori oneri e responsabilità che, con ogni evidenza, dovrebbero competere ad altri: in questo caso si stratta della comunicazione di prezzi -quasi sempre fuori mercato- di fatto imposti dalle compagnie petrolifere ma che, in questo modo, ne escono "pulite", sia in termini di responsabilità rispetto all'Amministrazione, sia in termini di "colpa" verso gli automobilisti.
Il secondo per decretare in quale modo pubblicizzare i prezzi praticati sul singolo punto vendita, con il risultato di creare il massimo della confusione possibile dentro l'impianto e autorizzare l'utilizzo di prezzi civetta fuori di esso: e tutto per offrire uno sfacciato vantaggio competitivo a quelle aziende che dell'utilizzo continuato del pre-pay fanno la loro "strategia commerciale", solo per nascondere l'alto livello dei loro prezzi. E dire che per ottenere questo effetto hanno persino dovuto stravolgere il dettato legislativo.
Di seguito pubblichiamo il testo del comunicato stampa congiunto, diffuso questa mattina, da Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio, che denuncia quanto sta accadendo ai danni dei gestori e dei consumatori.
CAROCARBURANTI: REGALI DI FINE LEGISLATURA DEL GOVERNO AI PETROLIERI. MENTRE I PREZZI CONTINUANO AD AUMENTARE, VARATI DUE DECRETI MINISTERIALI CHE AUTORIZZANO I PREZZI CIVETTA SUGLI IMPIANTI E NASCONDONO I MARGINI INDUSTRIALI E IL VERO “STACCO ITALIA”.
Le Organizzazioni di categoria dei gestori -Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio- denunciano il ripetersi della solita, vecchia pratica: a fine legislatura, si coglie la distrazione dell’informazione e dell’opinione pubblica per dispensare regali ai soliti noti.
Mentre i prezzi dei carburanti continuano ad aumentare -indipendentemente dalle quotazioni dei mercati internazionali- sotto la pressione delle compagnie petrolifere, proprio queste ultime sono le beneficiarie di due differenti decreti varati dal Ministero dello sviluppo economico all’ultimo momento.
Il primo, datato 23.11.12, è stato concepito per cancellare con un colpo di spugna lo “stacco Italia”, vale a dire quel differenziale che esiste tra i prezzi praticati in Italia e la media di quelli europei, attraverso una semplice operazione di maquillage del metodo di rilevazione.
Operazione che sarebbe dovuta servire, nelle intenzioni, da una parte al Governo, per intestarsi il merito di una -solo apparente- discesa dei prezzi italiani, e dall’altra ai petrolieri, per allentare la pressione di informazione e consumatori.
Al danno, però, si è aggiunta la beffa.
Dalle prime rilevazioni effettuate dal 1° gennaio, data dalla quale è andato in vigore il DM, emerge che lo “stacco Italia” è rimasto sostanzialmente identico al passato, mentre il margine industriale delle compagnie è in aumento: vale a dire che i petrolieri non hanno resistito alla tentazione di intascarsi la differenza.
Il secondo DM, firmato dal Ministro Passera il 15 gennaio scorso, consente alle compagnie di rendere visibile dalla strada solo il prezzo più basso praticato nell’impianto, lasciando che, una volta attirato dentro dal richiamo esposto, l’automobilista debba poi districarsi in una vera e propria giungla di cartelli e di erogatori.
Una giungla fatta di 15 prezzi di importo anche di 10 cent e oltre più alti di quello pubblicizzato: una realtà che non esiste in nessun altro Paese, europeo e non, nei quali esiste un solo prezzo, bene identificabile e pubblicizzato, dentro e fuori l’impianto.
Si tratta di una legalizzazione, a tutti gli effetti, dell’utilizzo indiscriminato del “prezzo civetta”, della più completa opacità delle informazioni per i consumatori e delle tecniche tipiche del messaggio ingannevole.
Anche qui, al danno si aggiunge la beffa: il DM prende infatti le mosse da una norma che il Legislatore ha così intitolata: “miglioramento delle informazioni al consumatore sui prezzi dei carburanti”.
Si tratta di provvedimenti gravissimi -concludono Faib, Fegica e Figisc- che falsano i più elementari principi di mercato e concorrenza, frustrando ogni tentativo di rendere più trasparente per i consumatori il prezzo dei carburanti e favorendo sfacciatamente comportamenti e rendite delle compagnie petrolifere impegnate a marginalizzare e letteralmente mettere sul lastrico i Gestori con politiche commerciali gravemente discriminatorie, sui quali appare urgente ed indispensabile che tutte le forze politiche impegnate in campagna elettorale prendano le distanze ed il conseguente impegno alla loro profonda revisione.
Mise - D.M. del 23.11.12 - nuovi criteri per rilevazione prezzo medio Italia.pdf
Mise - D.M. del 17.1.13 - obblighi per la comunicazione dei prezzi.pdf
Mise - D.M. del 17.1.13 - obblighi per la pubblicizzazione dei prezzi sui punti vendita.pdf
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