ANCHE LA IES SI FA IL SUO CONTRATTO. E IL MINISTERO CONTINUA A TACERE

impianto ies-italiana

"La società IES gestisce impianti di distribuzione carburanti interamente automatizzati, senza la presenza fissa di un gestore", tuttavia "necessita di un servizio di assistenza e supporto per assicurare la verifica, la conformità alle normative vigenti e la tenuta in efficienza delle proprie apparecchiature elettroniche, nonché di un servizio di pulizia quotidiana".

Con questo capolavoro di ipocrisia si apre il "contratto di fornitura di servizi" predisposto dalla Ies Italiana, l'azienda degli ungheresi della MOL, che nel loro piccolo riescono nella non facile impresa di fare persino peggio di quanto pure si erano impegnati a realizzare Eni, TotalErg e Kupit con i loro "modelli sperimentali".

Ma indipendentemente dai dettagli contrattuali, anche qui si conferma cosa le compagnie petrolifere che operano in Italia intendano per modernizzazione e sviluppo: prendere uno che fa le stesse cose di un gestore, imporgli le medesime responsabilità, ma -chiamandolo in un altro modo- evitare di pagarlo.

La verità é che i grandi manager dell'industria hanno dimostrato di non saper fare altro.

Ci hanno provato in tutte le maniere a fare a meno del gestore, ma hanno continuato a fallire ogni volta.

Gestioni dirette, contratti di commissione, associazioni in partecipazione: tutti tentativi avviati con l'incrollabile certezza di liberarsi del gestore, finiti immancabilmente con lo stesso esito imbarazzante a spendere di più per avere performance più basse.

Anche quello della Ies é un comportamento gravissimo che, come i casi precedenti, finisce all'attenzione del Ministero dello sviluppo economico, attraverso una comunicazione congiunta di Faib, Fegica e Figisc che contiene una copia integrale dello stesso modello contrattuale.

Ma se dalle compagnie non é lecito attendersi altro che questo, quello che appare essere sempre di più ingiustificabile é proprio il silenzio del Ministero che guarda con distacco quello che accade sotto i suoi occhi, anche in termini di violazione patente delle norme che esso stesso ha contribuito ad emanare, come se non avesse alcuna responsabilità.

Non una parola, non un intervento.

Né l'attivazione, ripetutamente richiesta, delle procedure previste dalla legge per le vertenze collettive; ma nemmeno la convocazione delle parti per ottenere un chiarimento.

Una inerzia che, tenuto conto dei danni gravissimi che si stanno producendo a causa della violazione delle norme, non può trovare alcuna attenuante nemmeno dall'attuale situazione del Governo, tenuto al "disbrigo degli affari correnti".

Un silenzio assoluto che, ormai, dalla colpevole indolenza, rischia di trasformarsi in diretta complicità.


Faib-Fegica-Figisc a De Vincenti su contratto fornitura di servizi Ies 4.3.13.pdf


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