L'OSSESSIONE DI SCARONI

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Cos'é che turba i sonni del potentissimo amministratore delegato di eni?

Il giacimento offshore di Kashagan? La cessione (di la' da venire) di parte di Snam Rete Gas? Gli affari dell'azienda di trading&shipping a Londra?

Ma va'! L'ossessione di Scaroni è "quel poveretto con la pompa in mano" o, se si preferisce, "un imprenditore sindacalizzato", vale a dire "un mostro che esiste solo in Italia".

E chi é costui? Il gestore, é ovvio.

Vi sembra un po' riduttivo affermare che la crisi epocale del settore, lo stato pietoso delle divisioni operative e la fatiscenza degli asset industriali si spieghino con la presenza ostinata di quel "povero gestore, che qualche ragione ce l'avrà pure, non dico di no."

Come tutti sanno, il demonio si nasconde nei dettagli.

Dettagli che a lui non sfuggono. E come potrebbero? Lui i "dati" ce li ha in casa.

Notti agitate, quindi, anche perché lui queste cose le ha "spiegate a tutti i ministri e i sottosegretari che si sono succeduti. Quelli dicono che hanno capito, ma poi non fanno niente."

Deve essere particolarmente frustrante dover constatare che c'é ancora qualcuno che si ostina a non "eseguire".

Sarà per questo che qualche piccola "cantonata" pure la prende nel corso della recente audizione di fronte ai senatori della X commissione, nonostante il clima gioviale che il Presidente Cursi, da par suo, gli ha allestito.

Tutta roba insignificante, s'intende. Tanto che gli viene elegantemente "perdonato" dai senatori presenti che, per parafrasare il nostro, sanno ma non dicono.

Gli impianti sono troppi. Ma di chi sono? Chi li deve e può chiudere? Il ministro? Il gestore? E perché quando la rete eni ha voluto "dimagrire" passando da oltre 11.000 impianti a 4.000, se li é venduti a caro prezzo e non li ha chiusi?

Le Regioni continuano a rilasciare le licenze per aprire nuovi impianti. Le Regioni?!? Ma che c'entrano le Regioni? Ma chi gli ha detto che pure questo é colpa di Fiorito e della Minetti? Le Regioni semmai sono messe continuamente sulla graticola dall'Antitrust perché ostacolerebbero nuove aperture con una legislazione regionale "asimmetrica". Non sarà invece che, ormai da anni, chiunque possiede qualche metro di terreno vicino ad una strada apre un impianto con "due birilli", allettato dalle condizioni praticate in extrarete, dove si riversa a prezzi stracciati anche il suo surplus di raffinazione?

Gli impianti in Italia sono sempre chiusi. Ancora con questa storia degli orari? Sono stati liberalizzati! Chiunque può stare aperto quanto vuole. Ma aprire gli impianti per più tempo, a volumi oltretutto calanti, costa. Eppoi che bisogno c'é dell'"omino" se il futuro è la macchinetta del self service?

In Italia non c'é il "non oil" per colpa dei tabaccai e dei giornalai. Sarà pure (molto parzialmente) vero, ma allora perché sempre più spesso i gestori provano a restituire attività come "EniCafé" e l'azienda, pur di non prendersele indietro, minaccia di recedere anche dal contratto sui carburanti?

Il margine industriale sui carburanti é più basso che in altri Paesi europei. E' sempre stato così? Quale era il margine non venti ma appena cinque anni fa? Che è successo nel frattempo? Chi ha segato il ramo dell'albero dove era comodamente seduto? O anche questo è colpa dei gestori, del ministro, delle Regioni o dei tabaccai?

Insomma, pare proprio che il potentissimo amministratore delegato del potentissimo leader indiscusso del mercato, ossessionato da quel poveraccio con la pompa in mano, non riesca a trovare altra strada che lamentarsi. Di tutto e di tutti.

Niente paura, però.

Forse ha trovato il modo di rifarsi "promettendo" al ministro -cioé a tutti quanti noi- di andarlo a trovare per "proporgli" di mettersi le mani in tasca -le nostre- se vuole che eni continui a garantire l'approvviggionamento del gas e non disdetti i contratti "take or pay" divenuti nel frattempo troppo onerosi.

E li non c'é neanche uno straccio di gestore con cui prendersela.


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