IL SETTORE TRA IMMOBILISMO E RIFORMA, TRA SFASCIO E RICOSTRUZIONE, TRA FURBIZIE E RESPONSABILITA’. E’ TEMPO DI SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE.

equilibrio

di Roberto Di Vincenzo

Che la situazione del nostro settore sia disastrosa è affermare l'ovvio.

Per dare corpo ai tanti fantasmi che circolano è sufficiente mettere in fila, di seguito, una serie di elementi di fatto che, esaminati separatamente, potrebbero apparire in una certa misura sostenibili, ma che, sommati fra loro, danno la cifra della tragedia in divenire.

Proviamo a sintetizzarli.

Malgrado tutti gli indicatori dicano il contrario, noi siamo convinti che, pur in tale contesto degradato ci sia molto da poter fare. Ne siamo certi!

Progettare e favorire la concreta realizzazione, da una parte, di un sistema di raffinazione consortile (già praticato in tutto il mondo) e, dall’altra, di un piano di razionalizzazione della rete distributiva che riduca con certezza il numero di punti vendita di 6/8.000 unità, chiudendo gli impianti a più basso erogato e privi di servizi, limitando entro un certo numero definito e ad alcune categorie di operatori -nuovi “entranti”- le nuove possibili aperture, per evitare di vanificare, come già avvenuto in passato, lo sforzo di ristrutturazione prodotto dal sistema.

Sono questi i primi elementi essenziali attraverso i quali creare le condizioni per l’ancora del tutto possibile rilancio del settore e, con esso, degli investimenti, della loro remunerazione e dell'occupazione.

Certo, per fare questo presto e bene occorre anche che la Politica faccia finalmente Politica e che l’industria torni a fare l’industria. A cominciare dal leader del mercato.

Il settore è quello che è per l'ignavia di un'industria petrolifera che, da anni, invece di lavorare a provvedimenti di ampio respiro e di prospettiva si è ridotta a “scambiare” qualche "normetta" utile solo a “regolare i conti” con i Gestori. Questa mentalità così vecchia e consunta ha fatto il suo tempo, come gli eventi si sono incaricati di dimostrare.

Anche di questa "follia", che ha genesi e responsabilità individuali precise (ma che sarebbe superfluo indagare), oggi ciascuno è chiamato a pagare le conseguenze: in termini di produttività e rimuneratività delle attività, così come in termini di riduzioni di personale, di contratti di solidarietà, di cassa integrazione, di mobilità per i lavoratori e, per quanto riguarda i Gestori, di abbandoni e fallimenti.

E’ davvero sufficiente ridurre il margine del Gestore o anche la sua eliminazione fisica a beneficio di una automazione spinta per compensare una simile mole di danno prodotto?

E' una domanda che, per non scadere nel ridicolo, lasciamo volutamente senza risposta.

Quel che conta è che chiunque abbia intenzione e volontà di concorrere ad invertire l’attuale tendenza può fare ed ha molto da fare. Senza alibi.

Bisogna evitare accuratamente di ripetere gli errori del passato.

Bisogna chiudere invece che vendere per poi lagnarsi dell'aumento dell'inefficienza del sistema.

Bisogna costruire un sistema di regole e ricostituire una cultura tesa al suo rispetto invece che demolirne ogni valore e contenuto.

E poi è necessario dare corpo e concretezza ad un progetto che faccia sintesi dei contributi positivi che sono presenti, malgrado tutto, nel nostro settore per ricostruire un futuro possibile.

Un progetto da mettere a disposizione di Governo e Parlamento dimostrando con ciò che il nostro settore non é solo capace di alimentare conflitti ma anche di trovare soluzioni. Per se stesso e per il Paese.

Vanno respinti in un angolo quei furbacchioni che dopo essersi resi responsabili dello sfascio, ora vorrebbero pure incassarne i dividendi, soffiando sul fuoco del tanto peggio, tanto meglio.

La Fegica ovviamente ci sarà, così come ha già dimostrato ampiamente di esserci in passato. Magari con qualche ruvidità, ma sempre lealmente.

E crediamo di poter dire che, su questa stessa lunghezza d'onda -nel rispetto delle autonomie di ciascuno- possano essere considerati anche i colleghi di Faib e Figisc.

L’impresa è ardua, ma non è più tempo per tentennamenti o per celare la propria inerzia dietro la responsabilità -vera o presunta- di altri.

Si tratta di una sfida lanciata dal semplice divenire degli avvenimenti a cui ciascuno è stato iscritto d’ufficio: deve solo scegliere da che parte stare.

E di quale responsabilità intende assumere.


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