Come preannunciato nel comunicato stampa del 20 febbraio scorso, all'indomani dell'interruzione del tavolo di contrattazione, le Organizzazioni di categoria dei gestori hanno formalmente richiesto al neonominato Ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, "l’immediata attivazione della procedura di mediazione delle vertenze collettive nei confronti di ENI S.p.A. Divisione Refining & Marketing, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1, comma 6, del D. L.vo 32/98, come successivamente modificato ed integrato da ultimo dalla Legge 27/2012 (decreto “cresci Italia”)."
"La vertenza -si legge nella comunicazione congiunta- trae le sue ragioni dai comportamenti assunti da Eni in un contesto oltretutto di particolare difficoltà venutasi a creare sulla rete di distribuzione carburanti che attraverso una diffusa e prolungata crisi di vendite e dunque di forti sofferenze delle imprese di gestioni. In tale contesto, Eni -azienda ancora ampiamente partecipata dallo Stato e leader del mercato- sta operando in vigenza di Accordi collettivi scaduti già da due anni e due mesi e continua a sottrarsi all’obbligo che il legislatore ha più volte confermato nel corso degli ultimi 15 anni, di negoziare con le scriventi Federazioni le condizioni economico-normative che regolano i rapporti con i gestori."
Secondo i sindacati dei gestori, Eni "sembrerebbe perseguire- nonostante le smentite ufficiali- un più ampio disegno finalizzato allo svuotamento del quadro normativo e del sistema di garanzie in esso contemplato dal D. Lgs. 32/98, dalla Legge 57/01, riconfermato dalla L. 27/2012. Ciò anche in considerazione del fatto che l’azienda ha immediatamente ripreso ad aggirare la contrattazione collettiva, imponendo nuove condizioni economiconormative individuali, gestore per gestore, come già fatto nel recente passato."
La rottura del tavolo negoziale -prosegue il documento sindacale- ha anche impedito "di definire compiutamente regole condivise per garantire ai gestori degli impianti a marchio Eni, nell’ambito del vincolo loro imposto di fornitura in esclusiva, condizioni di acquisto dei carburanti eque e non discriminatorie, almeno all’interno dello stesso marchio e dello stesso bacino di utenza. Da ciò deriva una forte menomazione della capacità del gestore di mettere in atto politiche adeguatamente competitive -anche con effetti negativi per i consumatori stessi e per il corretto dispiegarsi delle dinamiche di mercato e di concorrenza- che consegnano buona parte delle piccole imprese di gestione a drammatiche condizioni di sofferenza economico-finanziaria e sempre più spesso al fallimento della loro attività."
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