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Back News Redazione 20 CENT DI ACCISE OLTRE LA UE: E' QUESTO IL MACIGNO CHE GRAVA SUL SETTORE

20 CENT DI ACCISE OLTRE LA UE: E' QUESTO IL MACIGNO CHE GRAVA SUL SETTORE

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macignoIl suggestivo argomento della "benzina" ritorna ancora in questi giorni all'attenzione -diciamo così- della politica e della comunicazione.

Non lo fa -non lo ha mai fatto da lunghissimo tempo- per affrontare seriamente -vale a dire con un "progetto" ed una "prospettiva"- i nodi del nostro sistema distributivo o energetico nel suo complesso.

Il terreno sul quale si cimentano i soliti grandi esperti -al sicuro da qualsiasi possibilità di essere poi chiamati a rispondere di ciò che dicono, fanno e annunciano- é quello delle scorciatoie e del profilo temporale limitato all'oggi, coperto da un sistema della comunicazione in genere poco curioso e comunque assuefatto ad essere utilizzato come cassa di risonanza di dichiarazioni nemmeno plausibili, prima ancora che false.

Chi si ricorda nel 2011 (mica trent'anni fa) le dichiarazioni, riportate senza il benché minimo dubbio, dell'allora sottosegretario Saglia che presentava un intervento legislativo sulla chiusura degli impianti "incompatibili" come l'atto capace di chiudere 7.000 impianti in due anni?

Gli impianti, in questi due anni, non solo non sono stati chiusi (abbandonati dai gestori falliti sì, ma non smantellati), ma sono persino aumentati.

E allora che si fa? Ci si interroga su quali profonde storture del mercato rendono possibile che, in un Paese che ha il doppio degli impianti del resto d'Europa e meno della metà dell'erogato procapite, si continua a ritenere produttivo aprirne di nuovi? Si lavora ad un progetto di ristrutturazione del settore, serio ed articolato, così come è stato già fatto in altri Paesi europei, per imporre al sistema il perseguimento dell'obiettivo irrinunciabile della diminuzione dei punti vendita?

Niente di tutto questo.

Nelle bozze del Decreto Legge "fare2", l'articolo 10 "annuncia" la chiusura (presumibile) di 5.000 impianti (almeno un pizzico di cautela in più) sulla scorta della soppressione degli impianti..."incompatibili"! Sempre quelli di Saglia. Lo stesso tappeto venduto per l'ennesima volta. Proprio come sui tabacchi o, più in generale, sull'ormai mitico non oil.

E qualcuno ci ha fatto anche i titoli dei giornali.

D'altra parte, il potente amministratore delegato dell'incontrastato leader del mercato e "campione nazionale" va in audizione al Senato per lamentarsi del Governo che, a suo dire, non gli offre sufficiente sponda (l'ex Ministro Passera non ha nemmeno risposto alle sue comunicazioni) per difendere i "suoi" affari sul gas (la rinegoziazione dei contratti "take or pay").

Tuttavia -già che c'è- si porta dietro una "presentazione" depositata presso la X Commissione Industria, con la quale spiega al Parlamento che i carburanti costano caro in Italia perché la rete distributiva, settore di cui non é minimamente interessato (e si vede), è inefficiente.

Quali le cause? I contratti dei gestori, gli orari e i turni. Ridicolo.

Bonta sua, se la prende anche con le tasse. E qui ci azzecca.

Di seguito, pubblichiamo qualche grafico e un po' di numeri (elaborando dati ufficiali pubblicati dalla Commissione Europea e dal Ministero dello sviluppo economico) che spiegano meglio di molte parole quale sia il macigno che già pesa sul settore, sui consumi e, in quota parte, sulla "ripresa", prima che anche questo Governo "timbri il cartellino" di un nuovo "brillante" aumento.

accise ue benzina 251x141 accise ue gasolio 251x141
accise benzina ita-ue 251x141 accise gasolio ita-ue 251x141
accise benzina ita-virtuosi 251x142 accise gasolio ita-virtuosi 251x142
50 euro benzina 251x164 50 euro gasolio 251x164
componenti benzina 251x165 componenti gasolio 251x164

20 centesimi (+ IVA) di accisa imposta in Italia oltre la media dei Paesi dell'Unione Europea; 10 (benzina) e 16 (gasolio) più della Germania; 11 e 23 più della Francia; 36 e 35 più della Spagna.

Sono numeri che chiariscono inequivocabilmente (o almeno dovrebbero farlo) quale sia il fattore che più incide (senza per questo rinunciare a dare il giusto valore agli altri) sulla differenza di prezzo rispetto all'Europa: il centesimo e mezzo di "stacco Italia" calcolato sul "margine industriale", che scatena polemiche a non finire e continui (quanto privi di qualsiasi efficacia alla prova dei fatti) interventi legislativi, moral suation e indagini ad ogni livello, non é nemmeno paragonabile alla differenza di carico fiscale che in valore assoluto si é scelto di imporre.

Cosa che -se ci é consentito- dovrebbe anche, per pudore se non per senso di giustizia, consigliare a tutti -politici e potenti amministratori delegati- di finirla di strumentalizzare e deformare la realtà solo darsi qualche colpo di belletto, sistemare qualche piccolo affaruccio e meglio colpire una intera categoria di lavoratori.


Seconda bozza Decreto Legge "del fare 2" - articolo 10.pdf

Presentazione audizione Scaroni del 24.9.2013 in X Commissione Industria del Senato.pdf


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