Si può ben dire che il 12 novembre 2011 per la nostra Categoria sia una data lungamente attesa e in definitiva storica.
Con la definitiva approvazione della legge di stabilità n.183/2011, proprio oggi pubblicata su Gazzetta Ufficiale, é stata portata a compimento, con un successo imprevisto dai più, una vicenda che ha avuto avvio oltre 21 anni prima.
Quello che per tutti questi anni ha continuato ad essere definito impropriamente “bonus fiscale”, ha cominciato ad essere oggetto di una lunghissima vertenza su iniziativa di alcuni di noi che, nello scetticismo generale, si sono al tempo battuti per l’approvazione alla Camera dei Deputati di un Ordine del Giorno, datato 18 ottobre 1990, con il quale il Parlamento impegnava “il Governo a predisporre un provvedimento che tenga conto, ai fini fiscali, della specificità del settore dei gestori di distribuzione carburanti e della necessità di riconoscere agli stessi un compenso equo per le anticipazioni dei versamenti dell’imposta di fabbricazione.”











Malgrado la conferma del "bonus fiscale" a titolo definitivo rappresenti un risultato finale importantissimo per la Categoria, va comunque sottolineato come il Governo Berlusconi/Tremonti/Romani/Saglia, oltre a resistere fino all’ultimo, ha pensato bene di “avvelenare i pozzi” prima di battere in ritirata, tanto per dimostrare quanto questo provvedimenjto a favore dei Gestori abbia costituito un boccone davvero amaro da ingoiare.
Quello che impropriamente viene definito “bonus fiscale” e che, nel tempo, ha assunto, sul piano tecnico, dapprima la forma del "credito d’imposta" e in seguito di "deduzione forfetaria dal reddito d’impresa", é stato riconosciuto alla Categoria a partire dall'anno finanziario 1992, con l'approvazione della
A margine della ricostruzione dei fatti, riportata in altra parte (vedi
L'intera, imponente opera di “pressione” politica e di mobilitazione sindacale che la Categoria aveva saputo assicurare in tanti anni, sarebbe stata inutile e destinata ad essere gettata definitivamente nella spazzatura, se il Coordinamento Nazionale Unitario dei Gestori di Faib e Fegica non avesse deciso, incaricandosi di assumere decisamente l’iniziativa, di proclamare un nuovo sciopero nazionale e di collocarlo temporalmente -con un pizzico di buona sorte, ma anche di lungimiranza politica- proprio in fortunata concomitanza con scadenze istituzionali che poi sarebbero state al centro della cronaca politica e dell’attenzione dell’intero Paese.





